Adesivi per pavimenti e rivestimenti verticali a base cementizia

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Finiture Pavimenti e Rivestimenti Settembre 27, 2016

Applicare le finiture al grezzo è ciò che rende un’abitazione la nostra casa. Personalità e stile passano dalla finiture e per avere un buon risultato finale i materiali contano. Specialmente nel fissaggio dei rivestimenti non si può improvvisare e un buon adesivo per piastrelle è ciò che serve per un lavoro a regola d’arte. Weber propone Weber.col Smart, adesivo ad alta resistenza e a scivolamento verticale nullo.

L’adesivo per piastrelle è uno dei prodotti che va scelto con maggiore cura

Adesivo per piastrelle, quanto conta la consistenza

L’adesivo per piastrelle è uno dei prodotti che va scelto con maggiore cura. Sembrerà strano, ma tanti dei problemi di umidità, fessurazione, distacco e rigonfiamento, dipendono dalla qualità dell’adesivo per piastrelle usato nell’applicazione dei rivestimenti. Un buon adesivo per piastrelle offre un alto grado di adesività e anche una consistenza tale che permetta di svolgere il lavoro con la giusta accuratezza e precisione .

Un adesivo per pavimenti o un adesivo per piastrelle dalla scarsa cremosità creerà problemi in fase di stesura e controllo del lavoro, con annessi fenomeni di bolle d’aria, cattiva coesione e capacità adesiva compromessa. Non è questo il caso di Weber.col smart, un adesivo per piastrelle e pavimenti che coniuga l’alta adesività che si conviene a questo tipo di prodotti a una consistenza dalla perfetta cremosità , aspetto che lo differenzia da molti dei prodotti della stessa tipologia in commercio.

adesivo ad alta resistenza e a scivolamento verticale nullo

Adesivo per piastrelle e rispetto per l’ambiente

Weber.col smart non si limita a essere un prodotto dall’elevata capacità tecnica, ma si distingue anche per il rispetto dell’ambiente . Il futuro dell’edilizia, in un settore commerciale dove la clientela è sempre più attenta e informata, passa anche per le caratteristiche ecologiche dei prodotti usati. In questo, Weber.color smart fa la differenza: contiene al suo interno materiale riciclato e la bassa emissione di CO2 ne fanno un elemento perfettamente in asse con la linea ecosostenibile dell’edilizia contemporanea.

Questi elementi sono importanti da considerare poiché un adesivo per pavimenti o un adesivo per piastrelle hanno un’ampia superficie di applicazione, seconda solo a quella degli intonaci. Per questa ragione, sia in interno sia in esterno, è bene affidarsi a prodotti di qualità che rispettino l’ambiente e garantiscano la salubrità del nostro spazio casa.

L’applicazione di prodotti ad alto contenuto chimico in esterno, ad esempio, rischia di contaminare negativamente lo spazio verde, con rilevazioni di particelle tossiche anche sui prati dei giardini provati. Altrettanto chiare e forse più pericolose e complesse, le conseguenze negli interni, con rilascio di sostanze tossiche che possono compromettere il comfort di casa nostra.

Adesivo cementizio webr.col smart

Gres porcellanato e adesivo per pavimenti: il formato fa la differenza

Weber.col smart è un adesivo per piastrelle che viene usato anche come adesivo per pavimenti . Le sue caratteristiche studiate per l’applicazione su superfici verticali lo rendono perfetto anche per la posa in opera di rivestimenti orizzontali, quli, appunto i pavimenti. Si ottengono ottimi risultati anche con il gres porcellanato, purché questo di si pezzatua medio piccola , così da garantire una perfetta aderenza su tuta l’area della piastrella.

Il gres porcellanato è uno dei rivestimenti maggiormente diffusi e per questo spesso si rendono necessari anche interventi di restauro, operazione che Weber.col smart svolge perfettamente. Ma il gres porcellanato è solo uno dei materiali cui questo adesivo per piastrelle si adatta, ottimi risultati li abbiamo anche con pavimento di cotto, piastrelle in bicottura e monocottura, specialmente se si lavora su Intonaci a base cemento e massetti cementizi, in gesso e anidrite .

Meglio evitare l’applicazione di Weber.col smart su calcestruzzo, cemento cellulare espanso, legno, metallo, pavimenti vinilici, linoleum, gomma, vecchi pavimenti in ceramica o pietra naturale, massetti con impianti radianti.

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Adesivo cementizio webr.col smart

Malta cementizia e intonaco di fondo in un unico prodotto

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Edilizia Facciate Intonaci Settembre 01, 2016

Ristrutturare casa, si sa, è una faccenda impegnativa, in cui si mettono in gioco numerose competenze e si spendono molte energie. Una voce a parte, in questo frangente, merita la scelta dei materiali da utilizzare: un mercato vastissimo in cui non sempre è facile scegliere. Weber ha messo a punto weber.mix pratico, una malta polifunzionale: si può usare per costruire muratura tradizionale e per intonacare i laterizi. Un valido aiuto nella semplificazione del cantiere.

Quando multifunzionale è sinonimo di qualità

E’ innegabile che stiamo diventando tutti più multitasking . Che si tratti di tecnologia, di lavori creativi o della propensione naturale di ognuno di noi, molto spesso ci troviamo a fare cose diverse tra loro quasi contemporaneamente. Una tendenza che tende a un processo di semplificazione delle azioni e che, prevedibilmente, si riverbera in ogni campo della nostra vita.

Questa profonda esigenza di semplificazione è chiara anche nell’osservazione dell’ evoluzione dei prodotti edili : elementi sempre più settoriali e specifici ma che, allo stesso tempo, possono svolgere funzioni ad ampio spettro. E’ questo il caso della malta cementizia weber.mix pratico : una miscela calibrata in maniera puntuale, che si presta a un uso quantomai trasversale in campo edile .

Weber.mix pratico, infatti, è una malta cementizia polifunzionale che trova applicazione sia nella costruzione di elementi strutturali in laterizio , sia come intonaco di fondo per esterni e interni .

malta cementizia per costruzione di elementi e fondo per interni ed esterni

La semplificazione del cantiere: con weber.mix pratico si può

Ma le possibilità applicative di weber.mix pratico non si limitano all’edilizia su ampia scala, questa malta cementizia può essere usata anche nella chiusura di tracce aperte su muratura tradizionale prima dell’applicazione dell’intonaco e, più in generale, per tutte quelle applicazioni di cantiere in cui si utilizzava la tradizionale malta di sabbia e cemento preparata in sito .

E’ facile comprendere quanto più agile risultino i lavori usando un prodotto premiscelato: tutto tempo risparmiato nella gestione del cantiere che permette una riduzione dei costi e, soprattutto, della fatica. Un unico prodotto che permette di coprire una ampia gamma di esigenze , dalle funzioni di una semplice mala cementizia fino a malta per intonaco, weber.mix pratico è un elemento prezioso nella manutenzione della casa sia per professionisti sia per appassionati di fai da te.

Consigli per un utilizzo ottimale di weber.mix pratico

Affinché weber.mix pratico possa esprimere al meglio le sue caratteristiche prestazionali, è bene seguire alcune semplici regole di applicazione. Come ogni malta cementizia è importante che le dosi di acqua nell’impasto siano precise , così da avere un prodotto dalla giusta viscosità e aderenza. Nel caso di weber.mix pratico, si raccomanda una percentuale d’acqua compresa tra il 14% e il 20 %.

L’impasto di questa malta per intonaco va miscelato per 3-4 minuti se si usa una betoniera e 2 minuti per impasti a mano di minor volume. Il tempo di vita è di un’ora e, qualora si richiedano più mani di applicazione, è bene farlo quando lo strato precedente è ancora fresco.

Weber.mix pratico, infatti, oltre ad essere un’ottima malta cementizia, è perfetto anche per operazioni di risanamento che richiedano spessori piuttosto elevati (comunque compresi entro i 5 cm), basterà passare più mani fino ad ottenere la superficie desiderata. Nonostane la sua polifunzionalità sia comprovata dal fatto che funziona da intonaco di fondo tanti quanto da malta cementizia, si sconsiglia l’applicazione di weber.mix pratico su supporti in gesso, supporti verniciati, supporti vecchi con scarsa consistenza, murature soggette a risalita di umidità .

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La protezione e il restauro del cemento armato: come restaurare i ferri dell’armatura

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Consolidamento Strutture Edilizia Sottofondi Luglio 19, 2016

Il cemento armato è uno dei materiali edili più diffusi a partire dai primi decenni del ‘900. La sua duplice natura, che associa calcestruzzo plastico a ferro strutturale, necessita di particolare cura per rispettare gli equilibri chimici dei due materiali. Un trattamento specifico per il ferro come la boiacca weber.tech fer è il prodotto giusto per il recupero delle strutture nella loro interezza.

Le componenti e la protezione del cemento armato

Il cemento armato è, più che un semplice materiale edile, una tecnica costruttiva che si sviluppa a partire dai primi del ‘900 ed è tutt’ora una delle tecniche maggiormente in uso nell’edilizia di tutto il mondo. Il cemento armato si compone di due elementi: il cemento, ossia la parte bituminosa che conferisce massa e stabilità materica alla costruzione, e l’armatura, cioè i ferri, che consente una maggiore resistenza elastica. L’unione di ferro e cemento dà origine a un materiale edile dalle incredibili capacità meccaniche : grazie alla resistenza del ferro si possono coprire luci molto ampie e la malleabilità del cemento non pone limiti all’immaginazione dei progettisti che, per questa ragione, ne fanno uno dei loro materiali d’elezione. Ma, come in ogni campo dell’edilizia, si pone sempre il problema del tempo : come ci si può occupare della manutenzione del cemento armato? Un interrogativo che apre scenari interessanti: la manutenzione del cemento armato è una delle sfide dell’architettura contemporanea che, ormai satura di edifici, punta sul recupero dell’esistente per dare nuova luce e nuova vita alle strutture che costellano le nostre città.

Weber.tech fer: boiacca protettiva. Cos’è e come funziona

Un’azienda come Weber non può restare ferma rispetto a un argomento di così grande portata nel campo dell’edilizia e, infatti, propone una soluzione altamente funzionale alla manutenzione del cemento armato: weber.tech fer , una boiacca protettiva per i ferri del cemento armato che ne garantisce una manutenzione ottimale. Quando parliamo del restauro del cemento armato bisogna fare i conti con la sua doppia natura , quella cementizia e quella in ferro. weber.tech fer si occupa in maniera specifica della protezione del cemento armato nella loro componente ferrosa. weber.tech fer è una boiacca, ossia un impasto molto liquido usato come riempitivo per fessurazioni o come protettivo per determinate superfici, che viene stesa a protezione degli elementi esposti di armatura così da scongiurarne fenomeni di degrado e ossidazione .

Consigli per un restauro del cemento armato ottimale e duraturo

Weber.tech fer si presenta come una polvere di colore rosso scuro e va impastata con una percentuala di acqua che oscilla dal 20% al 22%. L’impasto mantiene inalterate le sue caratteristiche per un’ora, scaduto questo tempo inizia una fase di deterioramento che può comprometterne le caratteristiche prestazionali, si consiglia pertanto di impastare una quantità di prodotto adeguata ai tempi di lavorazione previsti. Weber.tech fer va applicata sulla superficie a protezione del cemento armato e non risulta adatta come anticorrosivo. Affinché weber.tech fer risponda pienamente alle caratteristiche prestazionali che ci si aspetta, e quindi che la manutenzione del cemento armato sia efficace, stabile e duratura, è importante preparare adeguatamente la superficie su cui si andrà ad operare : i ferri devono essere accuratamente spazzolati e puliti e ogni traccia di ruggine rimossa. Allo stesso modo, per garantire efficacia al restauro del cemento armato nel suo complesso, anche le parti in cemento andranno sistemate affinché non trovino spazio elementi a rischio di distacco, fenomeno che induce la superficie a un inesorabile sfarinamento.

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Come togliere la muffa dai muri: muffALT per risolvere i problemi di umidità in casa

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Finiture Pitture Vernici per Risanamento Marzo 23, 2016

Specialmente in inverno, quando il clima è freddo e umido e il ricircolo d’aria delle stanze è minore, l’umidità in casa fa capolino agli angoli delle pareti sottoforma di muffa. Un problema che incide sia sul piano estetico sia della salubrità degli ambienti. MuffaALT di Weber è una soluzione pratica e veloce a questo problema. Vediamo come funziona e quando ci può essere utile.

L'umidità in casa fa capolino agli angoli delle pareti sottoforma di muffa.

Come togliere la muffa dai muri in modo rapido

Il problema dell’umidità in casa si manifesta su diversi livelli di gravità, dalla semplice escrescenza scura agli angoli delle stanze fino a vere e proprie lesioni dell’intonaco e, nei casi peggiori, della muratura. In funzione del tipo di lesione cui dobbiamo far fronte possiamo scegliere come togliere la muffa dai muri nel modo più efficace e sicuro. Su come togliere la muffa dai muri, quindi, si prospettano diverse possibilità che spaziano dai rimedi casalinghi fino a soluzioni che prevedono la costruzione di intercapedini areate come isolante naturale.

Chiaramente, il rimedio casalingo contro l’umidità in casa può funzionare ma difficilmente dà risultati stabili nel tempo; approcci più specifici possono se non risolvere pienamente, quantomeno tenere sotto controllo la situazione. Tra i sistemi che spesso vengono consigliati su come togliere la muffa dai muri, ci sono senz’altro gli antimuffa spray.

Gli antimuffa spray agiscono nebulizzando una soluzione specifica sulle tracce di muffa visibili.

Antimuffa spray, soluzione rapida al problema del come togliere la muffa dai muri

Gli antimuffa spray sono sistemi che agiscono direttamente sulla superficie da trattare nebulizzando una soluzione specifica sulle tracce di muffa visibili. Una soluzione rapida che permette di ottenere risultati immediati contro la muffa in casa. Gli antimuffa spray sono quindi un ottimo approccio al problema del come togliere la muffa in casa e risultano efficaci soprattutto se si interviene nelle fasi iniziali della manifestazione delle escrescenze. Ma come funzione un antimuffa spray? La risposta sta nella sua composizione chimica.

Una miscela creata per andare ad intaccare i microrganismi che danno origine alla muffa e per stabilizzare la zona trattata nel tempo, in questo modo si rende la superficie della parete inadatta alla proliferazione di muffe. La durata del trattamento è strettamente legata alla qualità del prodotto che si decide di usare, ed è per questo che è bene affidarsi a chi ha esperienza nel settore: Weber, con il suo antimuffa spray MuffALT, garantisce risultati ottimali e duraturi nel tempo.

Weber Muffalt

MuffALT, la risposta alla domanda: come togliere la muffa dai muri?

MuffALT è un antimuffa spray prodotto da Weber che permette con pochi e semplici gesti di eliminare il problema della muffa in casa. Un prodotto dalla formula specifica, studiata per rendere stabile i risultati nel tempo.

  • Composizione chimica: alla base della composizione di MuffALT troviamo l’ipoclorito di sodio, composto che viene efficacemente usato anche nella purificazione dell’acqua. Esso genera un’azione ossidante che blocca il proliferare degli elementi organici che danno origine alla muffa e ne rende l’ambiente ostile a una nuova colonizzazione.
  • Applicazione: è sufficiente nebulizzare il prodotto sulla superficie interessata, lasciare agire per 15-20 minuti e poi risciacquare con acqua. L’operazione può essere ripetuta più volte.
  • Attenzione: fare attenzione a non nebulizzare l’antimuffa spray MuffALT su tessuti, legni, superfici metalliche. La sua composizione è studiata per le pareti, altre superfici di diversa composizione e potrebbero esserne danneggiate. Inoltre è bene fare attenzione a non porre MuffALT in contatto con altri acidi, la combinazione con altri prodotti può dare origine a gas tossici.

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Weber Muffalt

Ripristino del cemento armato: risanamento e decorazione con i prodotti Weber

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Finiture Pitture Vernici per Esterni Marzo 09, 2016

Le strutture in cemento armato sono un prodotto relativamente giovane, un sistema costruttivo che inizia a prendere piede nei primi decenni del novecento e di cui non si conoscono ancora fino in fondo i problemi di recupero sulla lunghissima distanza. Weber ha però messo a punto una serie di prodotti che ci permettono il ripristino del cemento armato e il suo recupero anche sul piano decorativo. Ecco quali sono le caratteristiche dei prodotti e qualche consiglio per utilizzarli al meglio.

Le strutture in cemento armato sono un prodotto relativamente giovane.

Lesioni e ripristino del cemento armato

Le strutture in cemento armato hanno fatto la fortuna grazie alla loro versatilità, ampliando le capacità espressive dei progettisti e portando l’architettura a picchi strutturali inimmaginabili fino a poco più di cento anni fa. Ma il ripristino del cemento armato è ancora un campo di prova per il mercato edile poiché, essendo un materiale relativamente giovane non sappiamo a quali lesioni sarà sottoposto nella lunghissima distanza. Possiamo però studiarne il comportamento sul medio e lungo termine e individuare quali sono i principali fattori di lesioni del cemento armato:

  • diminuzione dell’alcalinità del cemento: aumenta il rischio di corrosione del ferro
  • anidride carbonica e agenti esterni aggressivi: a contatto con le superfici in calcestruzzo ne diminuiscono il ph provocando aumento della porosità
  • scarsa copertura delle armature: ossidandosi, il ferro aumenta di volume e incrina il cemento
  • scarsa qualità delle strutture in cemento armato: un cemento o un ferro di bassa qualità sono più soggetti a degrado

Tutti questi fattori sono facilmente riscontrabili quando ci approcciamo alla ristrutturazione della facciata esterna di un edificio in cemento armato, porzione particolarmente soggetta a lesioni di varia natura.

weber.tec ripara60
weber.tec flex R

Come effettuare il ripristino del cemento armato

Un Che sia per la ristrutturazione della facciata esterna o per la manutenzione dei altri elementi, il ripristino del cemento armato necessita di prodotti adeguati applicati con cura e attenzione. Weber ha messo a punto una serie di prodotti che permettono il ripristino del cemento armato in modo sicuro ed efficace.

  • Ripulire con cura la parte lesionata ed eliminare la ruggine dai ferri scoperti
  • weber.tec fer, boiacca cementizia protettiva: applicare una prima mano a pennello sui ferri
  • weber.tec fer: stenderne una seconda mano applicandola anche sulla parte cementizia se in seguito si intende usare weber.tec ripara60 o weber.tec MC200
  • weber.tec MC200 o weber.tec ripara60, malte antiritiro: applicarle a ripristino delle zone cementizie mancanti. Se la esione è consistente è bene inserire una rete portaintonaco
  • weber.cem R235, rasante: a rifinire il lavoro passare il rasante per ottenere una superficie esterna liscia e pronta alla decorazione finale
  • Weber.tec flex LWeber.tec flex R, finitura elastica: applicare la finitura desiderata che conferisce il giusto grado di elasticità al rivestimento
Per la ristrutturazione della facciata esterna, il ripristino del cemento armato necessita di prodotti adeguati.

Consigli sull’utilizzo dei prodotti

Weber.tec fer, boiacca cementizia protettiva, è una malta a presa normale. Pertanto, nel caso di impiego di weber.tec MC200 o weber.tec ripara60, lo si utilizzerà sia come trattamento dei ferri che come boiacca di aggancio. Nel caso di impiego di Weber.tec MC202, a presa rapida, si utilizzerà weber.tec fer solo come trattamento dei ferri, lo si farà indurire e, successivamente, si applicherà weber.tec MC202 su supporto semplicemente inumidito.

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weber.tec ripara60
weber.tec flex R

Il risanamento dei muri soggetti a umidità di risalita

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Mura Interne e Esterne Umidità Gennaio 24, 2016

Uno dei problemi che più comunemente affligge le nostre case è la risalita d’acqua sulle pareti, fenomeno che dà origine alle muffe e rende le stanze meno piacevoli da punto di vista estetico e, sopratutto, della salubrità. Come fare per liberarsi dell’umidità di risalita in casa? Ci sono diversi modi, dai più artigianali per problemi di lieve entità, fino a interventi più consistenti come il riporto di nuovo intonaco sulla murature, operazione facilitata dall’uso di prodotti specifici come webersan evoluzione.

Conoscere il problema: che cos’è e come si manifesta l’umidità di risalita

Con umidità di risalita si intende l’acqua che risale lungo i muri, impregnandoli: le tracce della presenza d’acqua possono fermarsi a pochi centimetri oppure estendersi a più metri di altezza, a seconda dello spessore e del materiale con cui è fatta la parete (se è più o meno porosa). Le cause del fenomeno sono da attribuire alla risalita capillare dell’acqua proveniente dal terreno, tramite i pori e i minuscoli canali che distinguono i materiali e i leganti da costruzione. Il problema più evidente dell’umidità di risalita è che ingenera la formazione di muffe.

Come eliminare la muffa dalle superfici diventa quindi il problema principale quando trattiamo la questione dell’umidità paretale. Non è difficile accorgersi di avere un problema di umidità: la muffa si manifesta infatti attraverso aloni scuri orizzontali, paralleli al terreno, con andamento a onda, all’interno o all’esterno della costruzione sono chiari segni di umidità di risalita capillare. In questi casi la superficie della muratura può presentare anche efflorescenze, sfarinamento o distacco dell’intonaco.

Il primo inconveniente è quello del deterioramento: l’acqua assorbita, gelando alle basse temperature aumenta di volume ed esercita una pressione sulla superficie dei pori causando il distacco di parti superficiali che, nel tempo, diventano sempre più profonde. La risalita capillare d’acqua infatti, pur presentandosi come deterioramento superficiale può intaccare in modo sensibile la struttura muraria: l’acqua usa come vettore il materiale stesso di cui i muri sono composti e la differenza di composizione tra elementi da costruzione come mattoni e pietre e i leganti che li tengono insieme è una delle prime zone in cui avremo umidità di risalita e probabilmente ci troveremo nella situazione di domandarci “come togliere la muffa”?

Eliminare la muffa: cura di un sintomo

Come si sarà intuito, la muffa è il sintomo evidente di un problema interno alle murature e agli strati di finitura che le compongono. Come eliminare la muffa è la prima domanda che ci si pone quando si iniziano a vedere aloni scuri agli angoli delle stanze o in corrispondenza di ponti termici come porte e finestre. Sul come togliere la muffa si possono citare infinite fonti casalinghe: dall’esperienza della mamma fino a soluzioni più articolate di piccola edilizia. Per fare chiarezza in questo panorama articolato va chiarito un aspetto importante: che tipo di muffa devo eliminare?

Esistono muffe superficiali, dovute a un accumulo di umidità nella stanza e non necessariamente a umidità di risalita per cui a volte è sufficiente far respirare l’ambiente: con un buon ricambio d’aria è probabile che il problema si risolva da sé. Sono questi i casi in cui il problema cardine del come eliminare la muffa si può avvalere della esperienza domestica di ognuno di noi. Se la muffa persiste nonostante il maggior ricambio d’aria è probabile che la carica batterica che la compone sia resistente e allora si può iniziare a pensare ad applicare prodotti antimuffa superficiali che asportino ed eliminino le componenti organiche che costituiscono gli aloni e le eventuali efflorescenze di muffa.
Ma l’origine della muffa può essere più profonda e difficile da combattere. Se si tratta infatti di umidità di risalita capillare, il problema è interno alla muratura ed è necessario un intervento più articolato.

Come eliminare la muffa è la prima domanda da porsi

Umidità persistente, come intervenire sulla muratura

Se il problema con l’umidità di risalita è consistente  (si pensi, ad esempio, a muri perimetrali a diretto contatto con il terreno o ad ambienti seminterrati in cui è difficile avere contemporaneamente una buona areazione e un buon isolamento, specialmente su edifici vecchi) allora diventa necessario un intervento di edilizia che va oltre il semplice rimedio superficiale. Per interrompere la risalita di acqua si può agire in diversi modi, tra cui: interporre una superficie orizzontale che tagli la muratura e la sconnetta dall’origine della risalita di umidità oppure, come vedremo, applicare intonaco deumidificante come webersan evoluzione che, grazie alla composizione specifica, isola la porzione interessata dal dissesto idrico e ne permette un risanamento ottimale.

Intonaco deumidificante come soluzione alle muffe e ai deterioramenti salini

La composizione di webersan evoluzione lo rende adatto al risanamento di vecchie murature colpite da risalita di umidità e saline di qualsiasi natura e spessore, sia interne che esterne e di ambienti interrati purché non sottoposti ad infiltrazioni dirette di acqua e comunque aerati. Per queste sue caratteristiche è un prodotto che si presta a lavori di risanamento e recupero del centro storico, vecchie case, ville, cascinali, edifici di interesse storico, chiese,e qualunque altro edificio necessiti di una stabilizzazione nei confronti della risalita di umidità. Uno degli accorgimenti che è necessario avere affinché il lavoro venga eseguito a regola d’arte è che webersan evoluzione sia applicato in spessore non inferiore a 2 cm, così da garantire prestazioni meccaniche ottimali. Se la questione è come eliminare la muffa in modo duraturo, un intonaco studiato ad hoc è tra le soluzioni più efficaci che l’edilizia possa offrire.

Come applicare webersan evoluzione

Come già accennato, l’applicazione di webersan evoluzione è un lavoro di risanamento di una certa importanza, si tratta di interventi che implicano un grado di abilità discreto nel campo dell’edilizia e la necessità di attrezzature cantieristiche specifiche come la betoniera per impastare in maniera corretta la miscela. Vediamo, in riferimento alle caratteristiche del prodotto, quali sono le fasi per avere un lavoro dalle prestazioni ottimali.

La prima cosa da fare è rendere la porzione interessata dalla risalita di umidità idonea all’applicazione del prodotto. L’applicazione di webersan evoluzione può avviene in modo manuale o meccanizzato, è necessario però che venga impastato in betoniera come da raccomandazioni specifiche:

  • Impastare esclusivamente in betoniera con sola acqua pulita per 8 minuti, fino ad ottenere un impasto omogeneo, soffice e cremoso (per il primo strato di rinzaffo aumentare leggermente l’acqua d’impasto).
  • Sul muro ancora umido a seguito del lavaggio effettuato la sera prima, applicare l’impasto così ottenuto con la cazzuola come un normale intonaco, effettuando perciò un primo rinzaffo, totalmente coprente, di spessore di circa 5 mm, semplicemente schizzato, e non lisciato.
  • Ad avvenuto asciugamento, ricaricare con la seconda mano, avendo cura che lo spessore complessivo minimo sia ovunque superiore a 2 cm. In caso di forte salinità attendere 24 ore tra applicazione del rinzaffo e della seconda mano. Nel caso di necessità di ricarichi di spessore maggiore, aumentare lo spessore del rinzaffo fino a 1÷1,5 cm ed applicare webersan evoluzione in spessori, per mano, fino a 3 cm. Non è consigliabile effettuare le tradizionali fasce, ma è preferibile utilizzare regoli in legno o plastica, da rimuovere nella fase finale dell’applicazione.
  • Staggiare senza comprimere con staggia ad H.

Applicazione meccanizzata:

  • Utilizzare macchina intonacatrice in continuo, regolando il flussimetro in modo da ottenere una malta consistente e plastica.
  • Sul muro ancora umido a seguito del lavaggio effettuato la sera prima, applicare un primo rinzaffo, totalmente coprente, di spessore di circa 5 mm, aumentabile a circa 10 in caso di muri fortemente irregolari, semplicemente schizzato e non lisciato.
  • Per la realizzazione dei livelli nel caso si effettuino le tradizionali fasce, usare webersan evoluzione . Da preferire l’utilizzo di listelli, da rimuovere nella fase finale dell’applicazione.
  • Dopo maturazione del rinzaffo di circa 12 ore, eventualmente inumidito se necessario, e dopo aver atteso la scomparsa del velo d’acqua superficiale, ricaricare con passate successive, avendo cura che lo spessore complessivo minimo sia ovunque superiore a 2 cm.
  • Staggiare senza comprimere con staggia ad H.

AVVERTENZE E RACCOMANDAZIONI:

  • Temperatura d’impiego +5°C ÷ +30°C.
  • Evitare il contatto diretto con il marciapiede inserendo un listello inassorbente o lasciare uno spazio libero.
  • In caso di forte salinità eseguire un ciclo di lavaggio con acqua pulita per espellere quanto più sale possibile dal supporto.
  • Prodotto pronto all’uso: aggiungere solo l’acqua nella quantità indicata.
  • Non applicare su supporti gelati, in via di disgelo, o con rischio di gelo nelle 24 ore successive.
  • Evitare l’applicazione in presenza di forte vento e in pieno sole e proteggere la superficie trattata da una troppo rapida essiccazione. Inumidire per qualche giorno in climi caldi e secchi.
  • Applicare prodotti di finitura e decorazione idonei al risanamento.
  • Seguire scrupolosamente le indicazioni di posa soprattutto per quanto riguarda la preparazione dei supporti, la quantità d’acqua d’impasto, e l’impiego di prodotti di finitura e decorazione consigliati.
  • Differenti assorbimenti e disomogeneità dei supporti condizionano il risultato estetico finale delle finiture minerali colorate.
  • In caso di forti spessori e supporti non omogenei o deboli, è consigliabile inserire una rete sottile, tipo cappotto, nella finitura scelta.

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Usare la guaina impermeabilizzante: non solo terrazzi o balconi

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Edilizia Terrazzi Gennaio 23, 2016

Se si pensa che una guaina impermeabilizzante come weber.dry S23 sia adatta solo alla impermeabilizzazione del terrazzo si sbaglia. Certo, l’applicazione cui spesso si fa ricorso è quella per esterni e in questo i balconi sono l’elemento cardine assieme ai tetti, ma questo prodotto si presta a un’ampia gamma di utilizzi anche per interni come, ad esempio, la preparazione di vani doccia e i bagni.

Guaina impermeabilizzante, una soluzione che dura nel tempo

Se l’impermeabilizzazione del terrazzo richiede particolare cura, forse è il caso di non limitarsi a una impermeabilizzazione superficiale ma di affrontare un restauro più completo ed accurato con l’uso di una guaina impermeabilizzante.

Molto spesso, infatti, la piccola infiltrazione o il ristagno d’acqua sono stati trascurati e il risultato è che il terrazzo presenta cedimenti a livello estetico -l’intonaco del lato inferiore si stacca, le piastrelle si scollano e i bordi mostrano muffe ed escrescenze- e inizia a mostrare segni di affaticamento strutturale, come alcune lesioni nei punti di attacco alla facciata.

Ma la guaina impermeabilizzante è una soluzione che si presta a molti diversi utilizzi, vediamone alcuni.

L’impermeabilizzazione del terrazzo può essere affrontata con l’uso di una guaina impermeabilizzante.

Guaina bituminosa weber.dry S23, soluzioni per interni ed esterni

Come si è già accennato, un buon lavoro di impermeabilizzazione passa per l’utilizzo di una buona guaina impermeabilizzante, e in questo caso weber.dry S23 può davvero fare la differenza.

Weber.dry S23 è una guaina impermeabilizzante bituminosa, ideale per l’impermeabilizzazione del terrazzo, degli scoperti, le coperture e degli sbalzi in facciata ma che, grazie alla sua estrema versatilità garantisce prestazioni ad alta efficienza anche in lavori di impermeabilizzazione interna come bagni e box doccia.

Inoltre, la sua formulazione è studiata per avere una notevole plasticità che permette il suo utilizzo anche in verticale come, ad esempio, nelle pareti in calcestruzzo controterra.

Weber.dry S23

Come e quando usare weber.dry S23

La guaina impermeabilizzante a base bituminosa weber.dry S23 è adatta alla manutenzione e al ripristino delle vecchie impermeabilizzazioni.

Essa si applica al di sotto della finitura superficiale, sia essa una pavimentazione o una copertura in coppi e tegole. Inoltre viene spesso utilizzata per canali di gronda e fioriere, superfici a diretto contatto con acqua corrente. In ambiente interno è adatta ad ambienti umidi come i bagni e i box doccia.

Supporti ideali per la guaina impermeabilizzante weber.dry S23 sono:

  1. vecchie guaine bituminose da cui sia scomparsa ogni traccia oleosa;
  2. catrami e fogli catramati;
  3. fibrocemento;
  4. legno;
  5. mattoni;
  6. pietre;
  7. tufi;
  8. metalli;
  9. calcestruzzi e intonaci cementizi.

È sconsigliato l’uso su supporti a base di calce idraulica o gesso.

Guida impermeabilizzazione coperture

L’utilizzo della guaina impermeabilizzante weber.dry S23 è immediato: la guaina liquida va mescolata e stesa tale e quale senza diluizioni.

Può essere stesa manualmente a pennello oppure a rullo o spazzolone ma sempre in almeno due mani, avendo cura di passare la seconda quando la prima ha fatto presa.

Una volta stesa ed asciugata si possono posare direttamente le finiture superficiali, piastrelle o coppi che siano.

Weber.dry S23 è insensibile all’acqua e alla rugiada dopo sei ore dalla sua applicazione sul supporto interessato e la sua completa asciugatura si ha dopo 24-36 ore.

Weber.dry S23

È importante specificare che weber.dry S23 è un prodotto adatto ad essere applicato sotto le finiture superficiali e quindi è bene limitarsi al calpestio necessario in cantiere, non essendo questa guaina liquida un prodotto pensato per un uso direttamente carrabile o pedonale.

Inoltre, essendo una guaina liquida ha spessore ridotto e non è adatta a sostituire guaine in rotolo a spessore millimetrico, galleggiante o meno, di grandi superfici.

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Come risanare l’intonaco su un rivestimento esistente

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Edilizia Facciate Intonaci Dicembre 01, 2015

Il noto architetto Renzo Piano sostiene che il futuro dell’edilizia passerà per il “rammendo delle periferie”, espressione poetica che definisce un nuovo modo di concepire il restauro architettonico. Uno dei primi interventi riguarda sicuramente l’intonaco esterno degli edifici.

L’edilizia degli anni del boom economico ha bisogno di interventi che ne riconfigurino l’aspetto e la funzionalità, per questo è importante risanare l’involucro edilizio con metodi efficaci e non invasivi. Il risanamento delle facciate è il primo step, reso più facile dalla possibilità di intervenire direttamente sul rivestimento esistente trattandolo e rinnovandolo con la scelta di un intonaco per esterni ad alta efficienza.

Restauro dell’involucro edilizio, l’eredità degli anni Ottanta e Novanta

Che si viva in un condominio o in una casa singola, uno dei problemi più annosi e più costosi nell’ambito dei restauro architettonico è il deterioramento dell’intonaco per esterni. Il problema di un corretto intervento di risanamento delle facciate si presenta, quindi, di particolare interesse per l’edilizia moderna ed è confermato dal peso sempre crescente acquisito dal settore del restauro e della manutenzione a scapito di quello relativo alle nuove costruzioni.

Spesso si tende a identificare il restauro architettonico degli edifici con il cambio di colore della tinteggiatura dell’intonaco per esterni, questo l’aspetto finale di un lavoro più complesso che parte dall’analisi del degrado del vecchio rivestimento. E’ chiaro quindi come il successo degli interventi di ripristino e di manutenzione dell’involucro edilizio dipenda non solo dall’accuratezza nella scelta dei colori della tinteggiatura e delle finiture ma è strettamente dipendente dall’efficacia delle operazioni di risanamento e di regolarizzazione delle superfici.

L’intonaco per esterni dei complessi edilizi può essere composto da una semplice tinteggiatura per esterni o da una pellicola a base di copolimeri vinilversatici, pigmenti resistenti e quarzo selezionato: si tratta, appunto, del cosiddetto rivestimento al quarzo. Questo tipi di intonaco per esterni è stato da sempre utilizzato per la traspirabilità, durabilità e resistenza agli agenti atmosferici. Il quarzo nell’intonaco esterno è stato molto utilizzato per le finiture di facciate negli stabili degli anni Ottanta e Novanta, questo dato diventa importante poiché spiega la necessità di una massiccia campagna di manutenzione degli immobili a distanza di circa venticinque anni. Inoltre, definire temporalmente la durata in buona conservazione dell’involucro edilizio ci permette di conoscere le sue caratteristiche meccaniche sulla lunga distanza e il suo comportamento durante l’intero ciclo di vita. Maggiore è il grado di conoscenza del materiale usato per l’intonaco per esterni, infatti, maggiore è la consapevolezza dell’intervento sul fenomeno di degrado.

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Cause del degrado

Le prime applicazioni dell’intonaco per esterni al quarzo, fatte probabilmente in maniera sbagliata o con materiali plastici di non alto livello, hanno fatto sì che tali superfici si deteriorassero rapidamente: rigonfiamenti e distacchi ne erano, e tutt’oggi ne sono, la manifestazione della mancanza di traspirabilità. Oggi, con le tecniche utilizzate nel restauro architettonico, se vengono rispettati i passaggi progettuali giusti, la resa dell’intonaco per esterni è di ottimo livello e di lunga durata. Come tutte le superfici, specialmente quelle poste a ricoprire superfici esterne, anche il quarzo plastico è sottoposto a deterioramento. Se applicato con le giuste tecniche, e se non presenta quindi rigonfiamenti o crepe, l’intonaco esterno , come già accennato, ha una lunga durata, circa 20-25 anni. Trascorso questo periodo di durata fisiologica, e se lo stabile non è stato soggetto a dissesti o azioni sismiche, l’intonaco per esterni al quarzo presenta segni di degrado dovuti essenzialmente all’azione degli agenti atmosferici, quali piogge, neve e alte temperature che inficiano la sua resistenza meccanica.

Nuovo rivestimento su vecchio plastico, si può.

Una volta constatata la necessità di un risanamento dell’involucro edilizio dei fabbricati si procede con l’operazione di risanamento dell intonaco esterno che, come vedremo, non è detto che implichi necessariamente la rimozione del vecchio supporto. Fino a qualche tempo fa per provvedere al restauro architettonico di una facciata rivestita al quarzo era necessario rimuovere interamente il vecchio rivestimento, mettendo in piedi un’operazione di deciso rilievo cantieristico con tempi di realizzazione e costi piuttosto consistenti.
Una nuova generazione di prodotti per il risanamento dell’intonaco esterno, come ad esempio weber.com RA 30, ci permette invece di intervenire in maniera meno invasiva attraverso un’accurata ispezione dello stato di fatti della superficie muraria e un successivo trattamento specifico dell’intonaco per esterni. Attualmente si preferiscono finiture più fini e sono stati rivalutati i prodotti minerali per i vantaggi che offrono nel campo del restauro architettonico. Oggi è possibile rinnovare l’aspetto di una facciata senza demolire il rivestimento esistente anche nei casi in cui questo sia inassorbente.

Quale prodotto scegliere per risanare la facciata?

Come è facile intuire, quando si decide per mantenere la vecchia facciata e procedere a un ulteriore apposizione di intonaco per esterni, è indispensabile affidarsi a un prodotto studiato per questo tipo di operazione. weber.cem RA30 è un rasante universale cementizio ad elevata adesione che permette di intervenire su supporti esistenti garantendo elevate capacità prestazionali agli involucri edilizi. La sua granulometria fine ne aumenta il grado di adesività alla superficie e lo rende adatto all’applicazione su superfici leggermente irregolari, intendendo con questo disgregazioni di materiale non superiori a mezzo centimetro, un valore importante quando si parla di lesioni a un intonaco per esterni. Questo prodotto è idoneo a ricevere finiture colorate, pitture o rivestimenti, a patto che sia trattato con primer specifico.
I supporti che garantiscono la perfetta aderenza dell’intonaco esterno e conseguente ottimale prestazione fisica e meccanica sono:

  • Intonaci a calce e cemento anche se verniciati
  • Calcestruzzo e intonaci cementizi inumiditi
  • Rivestimenti plastici consistenti e ben ancorati
  • Intonaci consistenti con residui di collanti cementizi
  • Supporti in gesso (intonaci, pannelli o cartongesso), purché si utilizzi weber.prim PF15 (applicare una prima mano di primer e dopo 24 ore la seconda mano. Entro un tempo massimo di 2/3 ore applicare il weber.cem RA30 START).

Ne è invece sconsigliato l’uso su questi tipi di superfici:

  • Irregolarità superiori a 5 mm
  • Superfici inconsistenti
  • Piastrelle, marmette e vecchi mosaici

I supporti per il nuovo intonaco per esterni devono essere stabili, stagionati, asciutti, privi di parti inconsistenti.  Lavare le superfici, rimuovere cere, sostanze grasse, trattamenti idrorepellenti; spazzolare e fare asciugare diventa un’operazione fondamentale assieme alla rimozione dei rivestimenti sintetici non perfettamente aderenti con weber.klin S. Per far sì che il lavoro di risanamento dell’intonaco esterno sia eseguito a regola d’arte è bene inumidire gli intonaci a calce-cemento o cementizi, per rimuovere polveri o eventuali residui e attendere la scomparsa del velo d’acqua superficiale.

Fase uno: diagnosi del degrado

Per procedere all’eliminazione dello strato di rivestimento deteriorato e alla successiva posa in opera del nuovo intonaco per esterni, è necessario operare una pulizia profonda della superficie, al fine di eliminare qualsiasi corpo estraneo presente, che sia esso un oggetto o semplici polveri e sporco, che impedirebbero il fissaggio del nuovo strato al supporto nella fase di resaturo architettonico. Considerando che le pitture e i rivestimenti sintetici sotto l’azione di una fiamma in genere diventano molli, la valutazione del degrado superficiale dell’involucro edilizio viene fatta tramite una pistola a caldo che agevola il distacco del quarzo e ne facilita l’asportazione con spatola e raschietto. E’ sufficiente verificare che il supporto sia privo di parti incoerenti o danneggiate. Occorre anche verificare, inoltre, che il rivestimento sia in ogni punto aderente al supporto. La pulizia totale del vecchio intonaco esterno viene poi portata a termine in svariati modi: tramite lavaggio nebulizzato, con vapore o acqua calda a pressione, con spazzolatura meccanica o a secco, con idrosabbiatura. Una volta asciugate le superifici, operazione indispensabile alla successiva presa del prodotto, si controlla che non vi siano imperfezioni o irregolarità, eventualmente da sanare tramite ripristino di intonaco e stuccature.

Fase due: applicazione del nuovo rivestimento

Dopo aver rimosso le parti di rivestimento sintetico inconsistenti o distaccate dal precedente intonaco esterno; operazione per cui ci si può avvalere dell’ausilio di WEBER.KLIN S., è necessario lavare accuratamente con acqua utilizzando anche, dove necessario, mezzi meccanici e attendere la scomparsa del velo d’acqua superficiale. Qualora ci si trovasse di fronte a supporti assorbenti come intonaci per esterno a calce-cemento o cementizi, come già accennato nelle specifiche tecniche, questi dovranno essere inumiditi prima dell’applicazione di WEBER.CEM RA30. Il prodotto si presenta come un composto da miscelare, esso deve essere impastato con agitatore meccanico a basso numero di giri aggiungendo solo acqua pulita, fino a raggiungere la consistenza ottimale e lasciarlo riposare per 15 minuti. La stesura del composto, grazie alla consistenza dell’impasto, è facile e si effettua mediante spatola in acciaio inox in una o due mani, interponendo una rete sottile tipo cappotto tra la 1° e 2° mano in caso di applicazione su supporti non omogenei o non perfettamente planari. Una volta stesa la giusta e necessaria quantità di WEBER.CEM RA30, la superficie va rifinita con frattazzino di spugna in modo da ottenere una superficie idonea all’applicazione di pitture. Per far sì che il lavoro finito abbia caratteristiche ottimali si consiglia di procedere alla tinteggiatura e alla eventuale decorazione con prodotti della stessa linea.

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