Come rasare un muro? Piccola guida per un lavoro a regola d’arte

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Edilizia Fissaggi Pareti Interne Marzo 02, 2021

La rasatura delle pareti è il passaggio che permette di poter decorare a nostro piacimento le pareti. La rasatura è, infatti, l’operazione che precede la tinteggiatura e maggior cura avremo nella rasatura del muro, migliore sarà il risultato superficiale finale. Vediamo insieme quali sono i passaggi fondamentali e i consigli su come rasare un muro a regola d’arte.

La rasatura di un muro è l’operazione che rende le pareti di casa adatte all’ultimo passaggio di finitura

Cosa si intende per rasatura di un muro?

La rasatura di un muro è l’operazione che rende le pareti di casa adatte all’ultimo passaggio di finitura, sia che si tratti di tinteggiatura o di applicazione di carta da parati.

La rasatura delle pareti è importante perché è la base su cui andremo ad applicare i colori delle tinte e da questo intervento dipende la qualità dell’effetto decorativo finale.

Se non eseguita con cura, questa darà origine a superfici incongrue su cui i difetti di fattura saranno inevitabilmente visibili sia sotto luce diretta, sia, soprattutto, sotto luce radente (si pensi alla luce delle lampade da parete che mostrano tutte le rugosità della parete).

Per questo motivo è fondamentale conoscere materiali e tecniche della rasatura pareti per ottenere un risultato soddisfacente.

In sostanza, la rasatura di un muro è il completamento dell’intonacatura e viene fatta con grassello di calce, oppure mediante degli intonaci rasanti a base di gesso o a base cementizia, o varie tipologie di rasante per interni.

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Cosa fare prima di rasare un muro?

La rasatura di un muro interno ci permette di avere le condizioni ottimali per poter tinteggiare, decorare o applicare carta da parati sulle pareti di casa.

Rasare un muro non è un’operazione banale e richiede tempo e una buona dose di manualità.

Ovviamente in questa fase occorre anche informarsi su quali attrezzi utilizzare per rasare un muro alla perfezione.

Ma prima di passare a come rasare un muro, occupiamoci della valutazione dello stato di fatto della parete. Una parete da rasare è una parete che è già stata intonacata e si presume abbia una superficie piuttosto coesa.

Queste sono le premesse ideali per passare alla rasatura di un muro. Ma se la parete presenta incongruenze?

Come rasare una parete già pitturata o intonacata?

In questo caso è necessario ripristinare l’intonaco con dei rappezzamenti che lo rendano uniforme. In commercio si trovano premiscelati di ottima qualità che permettono uno svolgimento rapido di questa fase.

L’intonaco va reso uniforme e, soprattutto se in alcuni punti si è ricorso ad applicazioni di stucco, si consiglia, a prodotto ben asciutto, di dare una passata di carta vetrata per ottenere il miglior fondo possibile per una rasatura delle pareti fai da te fatta a regola d’arte.

Una carta vetrata di media grana, 80-100, è l’ideale per la rasatura di un muro. Fatto questo va rimosso il pulviscolo residuo delle stuccature così da non avere grumi quando si passerà alla rasatura delle pareti.

La rasatura delle pareti è il passaggio che permette di poter decorare a nostro piacimento le pareti

Come rasare un muro: alcuni  consigli

Ed infine ecco la parte più complessa dell’intero lavoro: come rasare un muro.

Che si tratti di rasare un muro irregolare, rasare muro esterno o pareti interne grezze, rasare un muro è di per sé molto semplice. Consiste nel prendere la pasta rasante e stenderla sulla superficie mediante l’uso dell’apposita spatola piatta in metallo fino ad ottenere una buon grado di precisione.

Uno dei primi problemi che si ravvisano, però, sta nel fatto di fare una pasta per la rasatura del muro della giusta consistenza e viscosità.

Sbagliare le dosi significa compromettere il lavoro. A questo problema, fortunatamente, c’è soluzione: in commercio si trovano prodotti premiscelati e pronti all’uso.

Non c’è però mercato che tenga nella tecnica di distribuzione del rasante. Una pressione troppo lieve non fa attaccare il prodotto, una troppo decisa o non uniforme crea solchi visibili.

In questo caso basta avere tempo e pazienza e con un po’ di pratica si otterrà la rasatura delle pareti perfetta.

In un altro articolo abbiamo approfondito il tema della rasatura muro parlando di prodotti e pratica per il fai da te.

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Come stuccare una parete: metodi pratici per il fai da te

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Cartongesso Fissaggi Pareti Interne Marzo 01, 2021

Che sia per esigenza o per voglia di rinnovamento del look di casa vostra, molte volte vi trovate nella circostanza di tinteggiare con nuovi colori i vostri ambienti oppure volete sbarazzarvi di una carta da parati ormai vecchia e sbiadita. In un caso o nell’altro, quasi certamente dovrete fare i conti con numerosi buchi e forellini, fessure e piccole crepe che nel tempo si sono create. Vuoi perché avete appeso alcuni quadri e poi li avete rimossi, vuoi perché quando avete tolto la carta da parati, il supporto si è rovinato. Vi offriamo oggi alcuni consigli pratici su come stuccare una parete da soli, così da ripristinare superfici sane, piacevoli e lisce al tatto.

Come si stucca una parete interna?

Vediamo insieme come stuccare una parete interna a casa vostra. In generale, il prodotto più consigliato per poter ottenere una bella parete levigata è lo stucco.

Con il termine stucco, presso un qualsiasi rivenditore edile, si intende un prodotto a base di gesso. Se scegliete un stucco a base di gesso puro, il rivenditore avrà a disposizione quella che viene tecnicamente chiamata “scagliola”.

Fate attenzione! Di solito, per le riparazioni di casa, si evita la scagliola pura, poiché difficilmente lavorabile e impiegata maggiormente nelle opere edilizie rustiche.

Si preferiscono invece dei prodotti sempre a base di gesso ma più lavorabili. Questi possono essere:

  1. Stucchi in pasta già miscelati con acqua pronti all’applicazione
  2. Stucchi in polvere da miscelare con acqua

Tali stucchi sono caratterizzati da grande plasticità e quindi si prestano molto bene a riempire fori e crepe grazie alla loro capacità adesiva e hanno un ritiro controllato.

Cosa serve per stuccare una parete interna?

Se volete apprestarvi a stuccare una parete interna a casa vostra procuratevi quanto segue:

  1. Un telo o un cartone da poggiare a terra per minimizzare lo sporco
  2. Un diffusore per spruzzare acqua
  3. Un paio di spatole per lavorare lo stucco
  4. Una spatola americana
  5. Una striscia di carta vetrata per acciaio piuttosto fine, circa 120
stuccare una parete interna

Usate le spatoline per ripulite bene i fori e le crepe da stuccare, successivamente col diffusore spruzzate sulla parte interessata del muro, non eccessivamente ma quanto basta a far sì che lo stucco non trovi direttamente la polvere e quindi non aderisca.

Poi con spatole e americana applicate con passate decise lo stucco. Quando lo stucco sarà secco, carteggiatelo per ottenere una parete liscia come un lenzuolo teso.

Attenzione a non commettere alcuni errori come:

  1. Lo stucco in pasta è già pronto ma “ritira” più dello stucco in polvere: lo stucco in polvere potete prepararlo a vostro piacimento. Più sarà compatto meno ritirerà. Quindi, per fessure sopra i 2 o 3 mm, preferite lo stucco in polvere.
  2. Non pretendete di colmare crepe eccessivamente ampie, sopra i 7 o 8 mm circa. In tal caso optate piuttosto per una malta pronta a base di calce e cemento.
  3. Qualora vogliate coprire spessori importanti con lo stucco, applicate una prima passata, attendete l’asciugatura e procedete con una seconda.
  4. Non grattate lo stucco prima che sia secco.
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Come stuccare una parete in cartongesso?

Per stuccare una parete in cartongesso, valgono le indicazioni già fornite.

Procedete solo con stucchi in polvere e sappiate che alcuni prodotti, che il vostro rivenditore di fiducia saprà consigliarvi, sono particolarmente adatti.

Normalmente si applica lo stucco lungo la linea di incontro fra le due lastre di cartongesso. Inoltre è buon uso applicare una rete portaintonaco apposita che serve per evitare la formazione di fessure fra le lastre.

stuccare una parete in cartongesso

Come stuccare parete esterna?

Per quanto riguarda i metodi per stuccare una parete esterna, di certo potete avvalervi di quanto detto fino ad ora.

Ma prestate attenzione: gli stucchi sono, come detto, a base gesso. Vale a dire che sono ottenuti tramite la cottura e la polverizzazione dell’omonimo minerale. Si tratta sostanzialmente di materiali idrofobi, e quindi che temono l’umidità.

Pertanto, se stuccate una parete esposta alle intemperie, è possibile che col passare del tempo tali stuccature saltino e la crepa torni a farsi notare.

Se eseguite piccolissimi interventi su pareti dove non batte direttamente l’acqua e applicate una pittura impermeabile come il quarzo, il problema viene minimizzato.

Altrimenti vi sconsigliamo di stuccare una parete esterna con stucchi base gesso e vi suggeriamo invece di usare finiture composte e a base calce.

L’ultimissimo consiglio che ci sentiamo di darvi, quando sarete pronti per stuccare una parete e prima di pitturare, è quello di assicurarvi di aver ben carteggiato la superficie, scongiurate la presenza di creste o avvallamenti.

Per esserne certi, afferrate una luce e posizionatela parallelamente alla parete stessa, così da creare la cosiddetta luce radente, una luce capace di scovare eventuali difetti.

Se ne trovate alcuni, rettificateli o con una mano di stucco in più o con una passata aggiuntiva di carta vetrata. Ricordate che, una volta applicata la pittura, tali difetti verranno a farsi notare con più facilità!

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Teli per gazebo: utilità, materiali e prezzi

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Gazebo Febbraio 28, 2021

Esiste un modo migliore di vivere delle calde giornate all’aria aperta se non in un gazebo da giardino? Durante la bella stagione, grazie a questa particolare installazione outdoor, sarà possibile godere di totale comfort e protezione: raggi UV, pioggia e vento non saranno più un problema.

Il grado di protezione che può offrire un gazebo è definito dalla sua struttura e dai materiali che lo costituiscono. In questo articolo, ti mostreremo tutto ciò che c’è da sapere sui teli per gazebo e quali sono le migliori soluzioni per le tue esigenze.

I gazebi rientrano tra le strutture outdoor più in voga del momento, poiché offrono le stesse comodità di un ambiente chiuso garantendo comunque un’esperienza rilassante e conviviale all’aperto.

Pranzi di famiglia, grigliate con amici, feste di compleanno e aperitivi informali: occasioni gioviali di condivisione che, per poter riuscire in tutto e per tutto, hanno bisogno non solo “della giusta compagnia” ma necessitano anche di una struttura solida, resistente e ben protetta.

In questo articolo, approfondiremo:

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Teli per gazebo: i principali materiali per chiusura e copertura

Gli scheletri dei gazebo da giardino vengono principalmente realizzati con legno e metallo. Nella fattispecie:

La copertura per gazebo è d’obbligo al fine di proteggere chi vive questo spazio sia dal sole e che dalla pioggia, in caso di maltempo.

La copertura laterale e superiore del gazebo incide notevolmente sul suo aspetto e sulla sua forma, definendo quindi il comfort e la protezione dello spazio sottostante.

I teli per gazebo, pertanto, non fungono semplicemente da elementi di decoro ma forniscono riparo e ombreggiatura.

Le chiusure del gazebo costituiscono dei diaframmi considerabili come cortine mobili.

Questo perché possono essere facilmente posizionate o rimosse in modo da proteggere maggiormente oppure lasciare tutto lo spazio aperto sui lati a seconda delle necessità.

Ma ora addentriamoci più nello specifico, parlando dei materiali più diffusi per le chiusure laterali dei gazebo. In particolare, tratteremo di:

  • Teli per gazebo in tessuto
  • Teli per gazebo in PVC

Procediamo per gradi.

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Teli per gazebo in tessuto

I teli per gazebo realizzati in tessuto sono un intreccio di ordito e trama, e quindi sotto questo nome si riuniscono materiali di aspetti e qualità specifiche diverse fra loro:

  •  La seta è una soluzione elegante e costosa, in grado di conferire carattere e sofisticatezza agli ambienti. Possiamo reperirla di più colori e l’aspetto finale può essere più o meno opaco fino a raggiungere quasi la trasparenza.
  • Il lino è un altro tessuto dal carattere elegante. Se ben lavorato può raggiungere spessori minimi e quindi garantire una sorta di trasparenza e leggerezza decisamente evocative.
  • Il velluto è, infine, un materiale dal carattere più deciso e una presenza più fisica. Generalmente non viene usato per esterni ma assicura privacy e riparo dal sole grazie alla sua forte opacità.

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Teli per gazebo in PVC

Per quanto riguarda teli in PVC per coperture, occorre fare luce sul tipo di materiale in questione. Il PVC presenta una natura plastica e quindi meno naturale e, sotto certi aspetti, raffinata in termini di finitura ed immagine.

Ciò nonostante, i teli per gazebo di questo tipo assicurano innumerevoli vantaggi per quanto riguarda la resistenza all’acqua, al vento e alla luce.

Inoltre, per un utilizzo pratico e continuativo del gazebo, qualora sia necessario provvedere a lavare spesso le superfici dalla polvere e le condizioni ci richiedano una soluzione più pratica, può essere un’importante alternativa.

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Caratteristiche dei teli per gazebo impermeabili e non

Quello che merita sottolineare, in questa occasione, sono le caratteristiche dei materiali sopra citati.

Tutti i tessuti hanno un aspetto maggiormente elegante rispetto al PVC e assicurano traspirabilità delle pareti circostanti. Di certo però non hanno capacità di impermeabilizzazione e quindi non trattengono l’acqua.

Se questo è importante ovviamente per la copertura, ha il suo significato anche per le chiusure laterali. In caso di pioggia i tessuti si bagnano e si sporcano, con la conseguente necessità di doverli lavare.

Il PVC, di contro, è in parte meno raffinato rispetto ai tessuti, ma impermeabilizza e risulta impenetrabile al vento. Di certo, sostare in molti all’interno dello stesso ambiente chiuso sui lati da PVC può portare ad una forte presenza di vapore acqueo.

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Teli per gazebo: prezzi di acquisto nel mercato

Quali sono i prezzi da mettere in conto per l’acquisto dei teli per gazebo?

I teli in PVC, talvolta anche con apposita predisposizione di occhielli per il fissaggio, hanno un prezzo variabile innanzitutto in funzione della grammatura del tendaggio.

Per una grammatura media, attorno ai 400-600 grammi a metro quadrato, si possono spendere dai 12 a 20 euro a metro quadrato circa.

L’eventualità di procedere con tessuti, per esempio stoffa, varia molto a seconda del materiale, della sua qualità, delle lavorazioni e delle colorazioni. Si può partire da 10-15 euro a metro quadrato fino a raggiungere i 40-50 euro a metro quadrato o più.

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Lana di roccia: che cos’è e come si realizza

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Edilizia Isolamento Termico Pareti Interne Gennaio 14, 2021

Tra i più diffusi isolanti termici troviamo la lana di roccia, un materiale versatile che si presta a molteplici campi di impiego. Conoscere meglio le sue caratteristiche è importante per poter scegliere in maniera ottimale il tipo di isolante da usare nei lavori di restauro.

Ecco una rapida panoramica per conoscere meglio uno dei sistemi di coibentazione più diffusi.

Impiego della lana di roccia

La lana di roccia, composizione di una delle più diffuse tipologie di isolante termico

La lana di roccia è un diffusissimo isolante termico utilizzato ormai da molto tempo in edilizia. Si tratta di un isolante termico di origine naturale poiché è un silicato amorfo derivato dalla roccia.

I materiali isolanti composti da lane di vetro e di roccia sono prodotti molto simili e sono definiti anche con il termine collettivo di isolante termico e acustico a base di fibre minerali.

In particolare, la lana di roccia è composta per il 97% da diabase, basalto e dolomite.

La sua caratteristica principale è la struttura macroscopica lanuginosa, una conformazione che permette di incamerare molta aria e di attutire i suoni e allo stesso tempo di isolare dalle variazioni di temperatura.

Per sua stessa natura questa composizione ha un’ottima resistenza la fuoco, caratteristica che la rende uno dei materiali di eccellenza nel panorama edilizio.

La lana di roccia si trova principalmente sotto forma di pannellature ad alta densità, soluzione che la rende adatta come isolante termico per pareti anche di scarso spessore così come a soluzioni di più ampio respiro.

Infine, questo materiale è venduto come isolante termico anche in forma di rotoli che appoggiano su fogli di carta Kraft.

Come si produce e si lavora la lana di roccia

Come abbiamo visto poco sopra, la lana di roccia è composta per il 97% da diabase, basalto e dolomite.

Questi elementi subiscono fusioni a temperature che si attestano sui 1400° e il composto viene filato in fibre minerali artificiali. Per coadiuvare la fusione viene impiegato dal solfato di sodio.

Una delle caratteristiche prestazionali imprescindibili per un isolante termico per pareti e affini è la stabilità: questa si ottiene addizionando al composto minerale la bakelite con funzione di legante.

La percentuale di bakelite varia in funzione del grado di stabilità richiesta al prodotto, si va dal 1% al 3%. La bakelite è una resina fenolo-formaldeide, compresa nel gruppo dei Composti Organici Volatili (VOC).

Nonostante sia quindi potenzialmente dannosa per il nostro benessere, il contenuto di formaldeide a prodotto finito è ampiamente sotto la soglia massima consentita.

La bakelite solidifica se sottoposta a flussi di aria calda. Se si producono isolanti termici per pareti in forma di pannello, essi sono inoltre sottoposti ad un trattamento impermeabilizzante con dalle sostanze idrofobizzanti a base di silicone o oli minerali (al massimo 1%).

Come isolante termico per pareti la lana di roccia è uno strumento dalle ottime capacità prestazionali purché si abbia la cura di utilizzarlo su pareti non direttamente a contatto con la terra.

Impiego della lana di rocca

Lana di roccia: un isolante termico per pareti e non solo

Si tende a pensare la lana di roccia come un isolante termico per pareti: in realtà la gamma di impiego di questo materiale è molto più vasta.

La lana di roccia è particolarmente indicata non solo come isolante termico per pareti ma anche nei casi difficili, nelle progettazioni con contenuti tecnologici importanti o con richieste di prestazioni a controllo energetico elevato come le Case Passive.

La lana di roccia è un isolante termico diffuso e consigliato nei casi di isolamento a cappotto, di facciate ventilate o di coperture in legno. Si suggerisce un suo utilizzo anche in situazioni in cui l’isolante deve assolvere a innumerevoli e specifiche caratteristiche.

La funzione di isolante termico per pareti è, dunque, solo uno dei molteplici utilizzi: basti pensare che si usa la lana di roccia anche per la coibentazione di navi e, recentemente, nell’idroponica.

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Come fare lo stucco veneziano: composizione e metodi per stesura

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Pitture Novembre 18, 2020

Nell’illustre storia dell’architettura italiana gli incredibili risultati raggiunti sono il frutto di un’armoniosa convivenza di discipline e tecnologie.

A partire dai Romani fino al giorno d’oggi, l’utilizzo della calce è stato un elemento fondamentale che ha permesso di realizzare poderose opere murarie e al contempo elegantissime finiture. In relazione a queste ultime, l’apice di tale percorso è stato raggiunto dalla messa a punto della ricetta muraria dello stucco veneziano.

Una finitura di estremo pregio che, sotto forma di spatolato, ha reso gli interni dei palazzi cinquecenteschi di Venezia simbolo di raffinatezza nel mondo.

In questo approfondimento vedremo come fare lo stucco veneziano, studiandone la composizione e conoscendo gli accorgimenti necessari qualora voleste cimentarvi con il fai da te.

Come fare lo stucco veneziano: una ricetta muraria antica

Innanzitutto si tratta di un impasto che, prima dell’applicazione, si presenta come un sorta di miscela densa e gelatinosa.

Volendo fare un parallelo azzardato che rende vagamente l’idea, diciamo che per quanto riguarda la consistenza visiva può assomigliare a della maionese.

Esistono numerose varianti per ottenere la pasta da stendere certamente le aziende che lo producono attualmente apportano modifiche ad hoc per garantire il loro prodotto.

In generale, però, per sapere come fare lo stucco veneziano partiamo dagli ingredienti base, che sono:

  • Grassello di calce
  • Polvere impalpabile di marmo
  • Olio di lino cotto per la fluidificazione della miscela
  • Colla vegetale
  • Pigmento
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Weber 810 x 125

Stucco veneziano: applicazione

Come applicare lo stucco veneziano?

Innanzitutto, considerando che la massa risulta di granulometria estremamente fine, occorre chiarire che non è possibile partire da subito con l’applicazione dello stucco sulla parete interessata.

Dopo aver risanato la parete a dovere, l’obiettivo da raggiungere prevede una superficie liscia e compatta sulla quale procedere.

Se essa risulta eccessivamente scabrosa, consumerete una quantità eccessiva di impasto per recuperare la planarità.

Ciò che dovete avere prima di procedere è dato dei seguenti attrezzi per stucco veneziano:

  • Stucco pronto da stendere
  • Spatola americana a bordi smussati
  • Cazzuola o spatola per maneggiare lo stucco e caricarlo sulla spatola americana
  • Panno pulito di cotone
  • Cera per lucidare

Una volta controllato che tutto sia a portata di mano, dopo aver steso un telo di nylon ai piedi della parete, procedete col ciclo di applicazione che si articola come segue:

  • Applicazione di un primer sul fondo, se necessario
  • Stesura del primo strato di stucco con l’americana, procedendo con passate di lunghezza simile ordite in più direzioni, curandovi di non lasciare creste
  • Asciugatura dello stucco: può essere necessario attendere il giorno successivo in funzione del clima e dell’umidità
  • Stesura del secondo strato, seguendo lo stesso procedimento del primo
  • Asciugatura dello stucco
  • Stesura del terzo strato
  • Prima che il terzo strato secchi completamente, ferratura dello stucco con vigorose passate di americana posizionata quasi parallela alla parete
  • Applicazione della cera e lucidatura con il panno

La procedura è lunga, richiede impegno fisico perizia e sensibilità dei gesti.

Se siete interessati al fai da te, vi sconsigliamo di cimentarvi da subito sugli interni di casa vostra.

Una buona idea è quella di fare un paio di prove prima su pannelli in compensato di un metro per un metro.

Prenderete la dimestichezza necessaria per una vera finitura e non ci saranno più problemi sul come fare lo stucco veneziano.

Stucco veneziano colori: quali ottenere e come influenzano il prezzo

Così come per lo stucco per le fughe delle piastrelle, anche lo stucco veneziano può essere colorato.

Ma quali colori si possono avere?

Ebbene, se procedete autonomamente all’impasto, sappiate che la calce è basica e aggredisce i colori, smorzandoli notevolmente in molti casi.

Quindi è necessario servirsi di ossidi che non soffrono questo effetto. Per quanto riguarda i prodotti industriali, la gamma delle colorazioni copre ormai un range estesissimo.

come fare lo stucco veneziano

Effetto lucido: come fare?

Se volete ottenere un effetto marmo, estremamente lucido o come talvolta si definisce “effetto specchio”, ricopre un’importanza fondamentale la fase della lucidatura.

Questa dovrà essere energica e ripetuta, in modo da tirar fuori tutte le caratteristiche riflettenti dello stucco.

Stucco veneziano prezzi: quanto costa realizzarlo?

Ora che sapete come fare lo stucco veneziano concludiamo parlando dei prezzi necessari alla realizzazione.

Se procedete da soli non avrete a carico l’applicazione dello stucco ma solo i materiali.

Sappiate che su questo argomento il panorama è vastissimo: si possono trovare articoli pronti all’uso a 40 euro al secchio come a 90 euro.

In questo contesto la manodopera è la voce più importante.

Infatti, possiamo valutare la spesa finale con un prezzo per ogni singolo strato applicato. Mediamente la spesa può andare dai 7 ai 15 euro a metro quadrato per passata.

Ciò significa che il lavoro finito, con tanto di cera, vi può costare dai 30 ai 55 euro al metro quadrato ipotizzando 3 passate, che sono sufficienti per ottenere un buon risultato.

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Che cos’è e come si produce il vetrocemento

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Edilizia Pareti Interne Vetrocemento Novembre 13, 2020

Molti di noi sanno che cos’è e come si usa il vetrocemento, ma le sue caratteristiche e modalità d’impiego sono meno conosciute.

Vediamo insieme come nasce uno degli elementi architettonici simbolo dell’edilizia anni ‘70/‘80 che vive, nella sua versione contemporanea, una nuova giovinezza.

Vetrocemento: di che cosa si compone

Siamo abituati a vedere soluzioni di questo materiale in molti edifici sia residenziali sia pubblici, come in casa, in negozi, in uffici e altri luoghi in cui sia necessario avere una partizione che lasci penetrare la luce naturale. 

Troviamo spesso soluzioni di questo materiale nei vani scala, nelle pareti di vetrocemento portanti o nelle partizioni interne così da avere la possibilità di far filtrare la luce da una stanza all’altra pur rimanendo ambienti separati.

Molto comuni sono anche le finestre in vetrocemento.

Questo materiale permette infatti di creare partizioni trasparenti senza nulla togliere alla stabilità statica e strutturale della parete in cui viene inserito, a differenza delle aperture murarie tradizionali come porte, finestre, lucernari e oblò.

Il vetrocemento garantisce una continuità strutturale che non intacca la capacità portante delle strutture.

Per capire come sia possibile che un materiale tanto fragile come il vetro possa diventare un resistente e affidabile materiale da costruzione è necessario capire come si compone il vetrocemento.

Chiamato anche vetromattone, questo materiale è composto essenzialmente da due strati di vetro pressato tenuti insieme da speciali materiali isolanti che permettono la creazione di un’intercapedine sottovuoto tra le due facce del mattone.

Questa caratteristica conferisce al vetrocemento ottime capacità isolanti sia a livello termico che acustico, capacità di isolamento paragonabili all’utilizzo di doppi vetri.

Per soluzioni ancor più creative, sia per ambienti privati che per ambienti pubblici, si può optare per il vetrocemento colorato.

Questo viene realizzato inserendo nel prodotto originale, in fase di produzione, dei pigmenti nella massa vitrea che donano tonalità alla formella.

Come si producono i mattoni di vetrocemento

La produzione dei mattoni in vetrocemento, pur basandosi sullo stesso comune principio delle due facce di vetro tenute insieme da materiale isolante che creano un’intercapedine sottovuoto, variano da un’azienda all’altra.

Questo perché la scelta per i mattoni in vetrocemento si è decisamente ampliata negli ultimi anni.

Il sistema di produzione dei mattoni in vetrocemento si basa essenzialmente sulla colatura di vetro pressato in appositi stampi che ne consentono una struttura interna omogenea e la successiva saldatura di essi con elementi in acciaio e conglomerato cementizio.

È infatti fondamentale tenere presente che i mattoni in vetrocemento si compongono essenzialmente di tre parti: il vetro, il conglomerato cementizio e l’acciaio.

Questi tre aspetti assumono grande importanza nel momento in cui si vanno studiare le caratteristiche di resistenza di questo materiale.

Il vetro infatti è un materiale fragile che assume valore e affidabilità strutturale in funzione del suo spessore e della combinazione adeguata all’acciaio, che gli conferisce elasticità, e al conglomerato cementizio, che interviene sulla massa.

La posa del vetrocemento e la sua resistenza

Come si è detto, il vetrocemento è un materiale estremamente resistente che consente di costruire pareti e rivestimenti coniugando esigenze strutturali e illuminazione naturale.

La posa del vetrocemento è quindi fondamentale per avere prestazioni conformi a parametri di sicurezza standard.

Inoltre, permette di creare pareti trasparenti, legando insieme i vetromattoni tra loro mediante giunti di cemento armato.

Quando si parla di posa del vetrocemento si deve sempre fare i conti con le dimensioni delle singole unità per avere ben chiaro il tipo di texture finale cui si andrà incontro.

La posa del vetrocemento ha a che fare con dimensioni degli elementi piuttosto ridotte poiché il vetro, per sua natura fragile, è un materiale che passa dalla fase elastica a quella di rottura senza fasi intermedie.

Inoltre, questo materiale non mantiene caratteristiche di resistenza adeguate alla costruzione se lavorato in grandi superfici. Infatti, più una lastra di vetro è grande più è soggetta a rottura.

La sua posa è quindi legata a fattori strutturali che caratterizzano questo materiale:

  • Isolamento termico e acustico: l’intercapedine sottovuoto lo rende paragonabile a infissi con doppi vetri.
  • Resistenza agli urti: la posa del vetrocemento deve tenere conto della fragilità del vetro, compensandola attraverso un’opportuna muratura che ne garantisca l’equa distribuzione del carico e sfrutti le proprietà elastiche dell’acciaio e quelle meccaniche del conglomerato cementizio adeguatamente.
  • Prestare attenzione alle variazioni termiche: la posa del vetrocemento deve tenere conto delle condizioni ambientale, un’accurata progettazione preventiva che privilegia strutture isostatiche e consente il naturale dilatamento delle strutture senza che esse subiscano o inneschino fenomeni di dissesto statico.

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Legno Iroko: prezzi, provenienza e caratteristiche principali

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Parquet Pavimenti e Rivestimenti Novembre 07, 2020

Il legno è da sempre un materiale che esercita un notevole fascino sotto molti profili e per numerose ragioni. Basti pensare che risulta estremamente antico e ha accompagnato gli uomini sia nelle prime testimonianze di architettura spontanea sia nella realizzazione di utensili ma, anche più banalmente, ha sostenuto l’umanità tutta durante lunghi inverni permettendole di riscaldarsi con il fuoco.
Oggi scopriremo assieme un legno poco noto ma di notevolissime qualità fisiche, meccaniche, di lavorabilità ed estetiche, specialmente se comparato al suo costo medio: il legno Iroko.

Qual è la provenienza del legno Iroko?

Tale essenza proviene da molto lontano e anche per questo motivo si sta affermando solo più recentemente pure in Italia. Per questa ragione alcuni non ne avranno sentito mai parlare.

I luoghi che la vedono nascere e crescere sono le distanti foreste equatoriali dell’Africa: in particolar modo quelle di Sierra Leone, Angola, Congo e Kenya. Si ricava, nello specifico, da alberi di Clorophora Excelsa e Clorophora Regia.

In Africa l’albero di Iroko è ritenuto sacro da talune etnie e usato ampiamente là dove cresce. Infatti i popoli locali lo usano per la costruzione di case, pontili e altro. La corteccia, inoltre, viene spesso utilizzata anche nella preparazione di infusi di vario genere.

legno iroko per esterno

Legno iroko per esterni e non solo

Il legname d’iroko presenta caratteristiche notevoli sotto molteplici aspetti. Le sue principali peculiarità sono così riassumibili:

  • Ha un peso allo stato fresco di circa 1000 daN/mc e 660 daN/mc quando stagionato.
  • Presenta una resistenza a compressione parallela alla fibra di circa 500 daN/cmq.
  • Presenta qualità meccaniche notevoli e resiste bene a flessione, motivo per cui con un modulo elastico E=100000 daN/cmq viene usato nelle costruzioni.
  • Presenta discreta durezza ma comunque buona lavorabilità.
  • Ritira poco in fase di stagionatura.
  • Resiste bene all’acqua sia con presenza costante sia alterna.
  • Il colore è pregevole: dal giallo al marrone scuro.

Colorazioni del legno iroko

Il legno Iroko si presenta in natura di un colore che va dal verde al giallo bruno, ma tende a schiarirsi nel tempo assumendo una colorazione che spazia dal giallo al marrone scuro.

Dopo la fase di stagionatura presenta un aspetto variegato e si formano striature più scure.

È possibile trovare, ad un prezzo non troppo più alto, il legno Iroko prefinito verniciato. In questo caso per verniciare non si intende colorare, ma applicare una verniciatura protettiva, che può essere opaca o più tendente ad un effetto lucido.

Per quanto riguarda i colori da combinare in un ambiente pavimentato con il legno Iroko, consigliamo di optare per colori chiari, proponendo come una delle migliori soluzioni il bianco o il panna laccato. Gli stessi colori sono una scelta ottimale anche per l’arredo, che andrà a contribuire all’eleganza dell’ambiente.

Le caratteristiche sopra elencate ci suggeriscono che si tratta di un materiale di qualità, ed infatti i suoi usi sono i più svariati.

Innanzitutto il legno Iroko è un legno resinoso, gli è sufficiente un buon trattamento con impregnante e resiste bene all’acqua: per questo motivo, con esso sono ben realizzabili arredi per esterni, ma non solo.

Il legno Iroko viene per esempio utilizzato nelle imbarcazioni come equivalente al teak ma, anche considerando del legno teak il prezzo al metro cubo, possiamo dire che può considerarsi meno pregiato rispetto ad esso.

Inoltre, essendo un legno di massello molto resistente, il legno Iroko viene anche usato per la fabbricazione di porte ed infissi.

In termini di prezzo, una buona versione di parquet in legno, che rispetto ai più classici roveri permette di avere un buon risparmio, riguarda il parquet Iroko, prezzo che si aggira intorno ai 30 e 40 euro al mq e che può ovviamente variare a seconda che sia di prima, seconda o terza scelta, ed in base alla finitura, che può portare il prezzo anche a 70 euro al mq.

Sulla scorta di quanto detto, si deduce che è possibile realizzare anche ottimi tavolati per pavimentazioni esterne.

Infine, il legno Iroko viene usato anche per realizzare strumenti musicali, tra cui il djembe, famoso tamburo a calice africano.

Tavole iroko legno: prezzo del materiale

Il costo di tale materiale varia a seconda dell’uso per cui lo ricerchiamo. In linea di massima, qualora fossimo interessati ad acquistarlo sotto forma di tavolame, il prezzo si aggirerebbe sui 1000, 1300 euro a metro cubo. La cifra rimane bassa per spessore contenuti: 3-4 cm. Si alza invece per spessori maggiori: 8 cm circa. Inoltre conterà la scelta del prodotto che acquisteremo: se sarà di prima, seconda o terza scelta. Questi sono i prezzi di riferimento per poi giungere al costo specifico dei prodotti.

Per comprendere la convenienza di un’essenza del genere, mettiamo a confronto un parquet in rovere di qualità, che può arrivare a costare oltre i 100 euro per metro quadrato solo materiale, con un parquet in iroko, che può essere trovato ad un ragionevole prezzo di mercato di 40 euro per metro quadro.

legno iroko finitura

Impregnante per Iroko: la finitura classica

Ci pare sensato concludere infine questa piccola trattazione parlando della finitura, che effettivamente rappresenta di per sé la lavorazione finale di qualunque oggetto realizzato in legno.

Abbiamo detto dunque che nello specifico si tratta di un legno grasso. Questa caratteristica, in particolare, gli consente di lavorare bene in presenza di umidità e di evitare trattamenti eccessivi.

Utilizzare un classico impregnante per Iroko comporta un trattamento semplice ed ottimo per questo tipo di legno. Trattandosi di un legno poroso è possibile anche optare per più passate di impregnante per raggiungere un risultato di qualità.

Questo discorso vale massimamente se siamo interessati ad applicare come finitura della vernice: proprio per via della sua porosità, il supporto assorbirà notevoli quantità di finitura e quindi sono auspicabili almeno 2 o 3 mani.

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Altezza minima per abitabilità: riferimenti normativi e requisiti

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Edilizia Piano Casa Novembre 06, 2020

Sapete già tutto sull’altezza minima per abitabilità? Vediamo assieme gli aspetti fondamentali della questione perché possiate sapere quanto necessario.
Da sempre l’architettura ha fatto parte della cultura concreta, materica e tangibile della storia dell’uomo. E dai suoi albori è sorta autonoma e autogestita, secondo quelle che erano le necessità e le buone intenzioni dei suoi costruttori. Col tempo poi, anche la pratica del costruire come tante altre è stata regolamentata, al fine di gestire il pericolo di una crescita fuori controllo dell’edilizia. Fra le direttive fornite dallo stato, vi è stata senza dubbio quella sull’altezza d’obbligo degli ambienti abitativi.
È questa una domanda frequentissima che viene posta da moltissimi privati cittadini alle autorità dei loro comuni, ai tecnici e professionisti del settore edilizio in genere, nei forum.

Quant’è l’altezza minima di locali per agibilità, cioè da dover rispettare perché un locale possa essere definito agibile, abitabile e ricevere dagli uffici comunali il certificato di abitabilità?
E quant’è l’altezza nei singoli casi: città, montagna, sottotetti, spazi tecnici, e così via?

Altezza minima per abitabilità casa: riferimenti normativi

Un tempo le costruzioni si generavano spontaneamente e senza regolamentazione alcuna, come detto.

Questo spesso ha creato problemi soprattutto in termini di igiene e salubrità degli ambienti. Per tale motivo, lo stato ha sentito l’urgenza di legiferare in merito ad un argomento molto vasto, che racchiude al suo interno standard costruttivi, regole di buona prassi, criteri di salubrità.

Nel dopoguerra, poi, la grande ricostruzione ha visto una spinta incredibile nel mercato dell’edilizia.

Quando forse la storia dell’edilizia aveva già fatto buona parte del suo corso, ma avrebbe avuto ancora molto davanti a sé, venne emanato il decreto ministeriale del 5 luglio 1975: una pietra miliare in merito ai fatti appena citati, poiché affrontava numerosi argomenti di spicco andando a modificare le precedenti istruzioni ministeriali, risalenti al 20 giugno 1896.

Primo fra tutti, quello di nostro interesse, l’aspetto dell’altezza minima per abitabilità di spazi residenziali. Citiamo un breve brano.

altezza minima per abitabilità specifiche

Art. 1

L’altezza minima interna utile dei locali adibiti ad abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli.
Nei comuni montani al di sopra dei m 1000 sul livello del mare può essere consentita, tenuto conto delle condizioni climatiche locali e della locale tipologia edilizia, una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55.

In questo passo già viene espresso molto in merito all’altezza minima per abitabilità di edifici. Andiamo ora a stilare pochi punti che siano esaustivi e a completamento di quanto sopra detto:

  1. I normali spazi come soggiorno e camere richiedono un’altezza soffitto non inferiore a 2.70 m;
  2. Tale altezza minima soffitto può essere ridotta a 2.55 m, per comuni montani posizionati sopra i 1000 m, per questioni di natura energetica;
  3. Gli spazi di servizio come corridoi, bagni e ripostigli possono avere altezza minima soffitto di 2.40 m.

Un ultimo interessante aspetto in questo ambito riguarda le situazioni più consolidate come i centri storici. In questi casi, se l’altezza minima soffitto non rispetta i 2.70 m, i comuni possono andare in deroga di caso in caso.

Infatti, in caso di deroga altezza minima locali abitabili, ci troveremmo spesso nell’impossibilità di fruire di spazi abitativi legittimi poiché molti palazzi storici sono caratterizzati da appartamenti di altezza inferiori.

Altezza minima per mansarde e sottotetti

Per le mansarde e i sottotetti in genere vale quanto detto sopra. In effetti essi devono avere altezza non inferiore ai 2.70 metri. Essendo spesso ambienti con solaio di copertura inclinato, la regola vuole che la media tra l’altezza interna nei punti più bassi e sotto il colmo sia almeno 2.70 m.

In taluni casi, si possono certamente avere ambienti con altezza media inferiore, ma allora essi non possono ottenere la cosiddetta abitabilità bensì vengono considerati come locali tecnici, e quindi non abitabili. Ad esempio, alcune regioni hanno legiferato in materia per il recupero del patrimonio edilizio esistente, riducendo l’altezza media (ponderale) a m. 2,40.

altezza minima per abitabilità mansarda

Altezza minima per soppalco: un caso particolare

Concludiamo il nostro breve excursus normativo col caso dei soppalchi. È da dire che questi piccoli spazi sono gestiti per molti aspetti dai comuni e dai loro regolamenti edilizi. Quindi è opportuno riferirsi alla circostanza specifica che può variare a seconda del comune, delle vicissitudini e anche anche in base ai regolamenti di igiene regionali (un esempio può essere quello dello Lombardia).

Volendo però fornire un criterio di massima che possa fungere da linea comune, spesso viene concessa la possibilità di avere piccoli soppalchi nei nostri appartamenti a condizione che siano davvero minimali come superfici e che le mansioni svolte in essi siano minori. Per esempio il semplice posizionamento di un tavolino con leggio. Ebbene, in tal caso, si possono avere anche altezze minori di 2.70 m in virtù del fatto non sono previste attività continuative e di rilievo.

La legge impone una altezza minima soffitto anche per i soppalchi, ma riguardo a tali misure lo Stato lascia libertà di scelta alle regioni, che a loro volta delegano l’ultima parola ai comuni.

In via generale, i soppalchi dovrebbero essere adibiti ad una funzione non abitativa ma funzionale al bisogno di creare spazio all’interno di una casa per riporre oggetti o conservarli.

Solitamente, di soppalchi con un’altezza di 2.70 se ne vedono davvero pochi. Spesso infatti, si tende a lasciare passare delle misure inferiori, soprattutto per abitazioni antiche che si trovano in pieno centro storico, la quale ristrutturazione in altezza comprometterebbe la bellezza e la struttura di vecchi borghi.

Altezza minima per uffici e luoghi di lavoro

Anche per la ristrutturazione o costruzione degli ambienti di lavoro, la legge prevede dei criteri da rispettare. In questo caso, le misure predisposte equivalgono all’altezza minima appartamento, pari cioè a 2.70m.

Tuttavia, negli ambienti di lavoro è permesso ricavare delle stanze che abbiano delle misure differenti da quelle imposte dalla legge, perché si possono dedicare degli ambienti al fine di essere utilizzati come spogliatoi, bagni, ripostigli e magazzini.

Esiste un’altezza minima per il soffitto del bagno?

Secondo la legge, l’altezza minima del bagno può essere leggermente inferiore a quelle previste per le altre parti della abitazione, infatti è accettata un’altezza minima di 240 m (le altre stanze della casa devono essere di almeno 270 m). Questa soluzione permette di potere ricavare degli spazi tecnici in alto, creando delle mensole o dei piccoli soppalchi, da potere utilizzare come ripostigli. È importante ricordare che secondo la normativa, il bagno deve essere provvisto di finestra (o di un impianto di aspirazione meccanica.

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Costo impianto riscaldamento a pavimento: consigli utili

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Finiture Riscaldamento Riscaldamento a Pavimento Ottobre 12, 2020

Sia che vogliamo rinnovare i nostri spazi abitativi o ristrutturare un nuovo appartamento, dovremo necessariamente confrontarci con il costo dell’impianto di riscaldamento a pavimento o con il costo di quello più tradizionale. La scelta del sistema di riscaldamento attualmente ricade sempre più spesso sull’impianto a pavimento.

In questo ambito, dunque, troverete utili specifiche tecniche sul funzionamento ed il costo legato all’impianto di riscaldamento a pavimento, saprete scegliere con accortezza se percorrere una strada tradizionale oppure sceglierne una più innovativa.

Perché scegliere un impianto di riscaldamento a pavimento: i vantaggi

Come abbiamo già avuto modo di approfondire nell’articolo Riscaldamento a pavimento: ecco tutto quello che bisogna sapere! proveremo ora a fornirvi qualche informazione in più per aiutarvi a comprendere in maniera ottimale il funzionamento di questa soluzione innovativa e per darvi una panoramica generale legata al costo dell’impianto del riscaldamento a pavimento, la sua realizzazione e gestione.

Attualmente la grande sfida è il recupero dell’esistente più che la nuova costruzione, motivo per cui è prassi quotidiana, anche grazie agli incentivi statali di cui possiamo godere parlare di ristrutturazione.

In questo settore risultano cruciali il benessere climatico e l’efficienza energetica.

Inoltre, considerando che gli edifici nei quali viviamo purtroppo presentano quasi sempre carenze tecnologiche nell’involucro che separa gli ambienti interni dall’esterno, il motivo principale di malessere nella vita quotidiana è il forte freddo nei mesi invernali.

Pertanto, il “fattore riscaldamento” gioca un ruolo decisivo nelle ristrutturazione.

Le soluzioni tecnologiche che abbiamo a disposizione sono essenzialmente due:

  • Riscaldamento tradizionale a radiatori
  • Riscaldamento innovativo a pannelli radianti

Quali sono le differenze legate all’installazione, gestione e costo di un impianto di riscaldamento a pavimento (a pannelli radianti) rispetto ad un impianto di riscaldamento più tradizionale (a radiatori)?

Entrambi i sistemi di riscaldamento funzionano servendosi di un liquido vettore, cioè l’acqua, che conduce il calore.

Certo, il costo relativo all’impianto di riscaldamento a pavimento come quello più tradizionale può basarsi anche all’utilizzo di elettricità che percorrendo delle serpentine le riscalda e, quindi, queste funzionano da corpo radiante.

Ad essere onesti, tale metodo è davvero molto poco usato per cui merita lasciarlo da parte in questa sede.

Prezzo impianto riscaldamento a pavimento

Come funziona un impianto di riscaldamento tradizionale

Il riscaldamento classico funziona tramite una caldaia che produce acqua calda alla temperatura di circa 70°. L’acqua percorre un circuito chiuso che parte dalla caldaia e torna alla caldaia stessa.

Durante tale circuito, l’acqua attraversa forzatamente i termosifoni che, appositamente progettati perché la loro superficie di contatto con l’ambiente sia massimizzata, scambiano calore con l’aria circostante riscaldandola.

Pertanto, l’aria inizia a muoversi con moti convettivi e quindi a spostarsi all’interno degli ambienti riscaldandoli. Il calore si propaga quindi principalmente per moti convettivi.

Come funziona un impianto di riscaldamento a pavimento

Questo tipo di impianto ha necessità comunque di una caldaia, ma i termosifoni vengono sostituiti da delle serpentine posizionate a terra, sotto il pavimento sul quale camminiamo, ed infine vengono affogate all’interno del massetto.

In questo caso l’acqua viaggia a temperature più basse: circa 30-35°. Il calore non si propaga più per moti convettivi. Infatti tali moti si instaurano qualora la differenza di temperatura fra le masse d’aria fredda e calda sia notevole.

Ma, poiché qui l’aria riscaldata dai pavimenti raggiunge temperature molto più basse rispetto a quella riscaldata dai radiatori, questa rimane pressoché immobile o comunque si muove in modo estremamente lento.

In questo caso il calore si propaga per irraggiamento, come accade per il sole.

Differenze tra l’impianto di riscaldamento a pavimento e quello tradizionale

Per quanto riguarda il metodo classico, i termosifoni si scaldano velocemente con acqua ad alta temperatura portando gli ambienti a riscaldarsi e raffreddarsi velocemente perché, una volta spenta la caldaia, l’acqua in circolo si raffredda in men che non si dica.

Al contrario, i pannelli radianti che vengono utilizzati nell’impianto di riscaldamento a pavimento si riscaldano molto più lentamente e si raffreddano pure molto più lentamente poiché l’acqua ha temperature più basse.

Inoltre, in quest’ultimo caso, il mezzo che divide l’ambiente dal vettore di calore è un massetto di calcestruzzo che presenta una notevole inerzia termica e quindi i passaggi fra temperature diverse sono meno rapidi.

Pertanto, questo metodo innovativo richiede di entrare in funzione a inizio del periodo invernale ed essere disattivato alla fine di tale periodo, non è consigliabile le attivazioni localizzate nel tempo: gli ambienti iniziano ad arrivare in temperatura dopo circa 24-36 ore dall’accensione.

Di seguito vi proponiamo una lista di alcune caratteristiche in base alle quali scegliere i due impianti. Verrà poi mostrato il prezzo di un impianto di riscaldamento a pavimento e di quello legato all’impianto più tradizionale.

Riscaldamento a radiatori tradizionale: pro e contro

  1. Funziona con acqua a 70°
  2. Scalda rapidamente l’ambiente e altrettanto rapidamente il calore si disperde
  3. L’aria riscaldata si mette in circolo: questo comporta anche l’innalzamento delle polveri sospese nelle masse d’aria
  4. Se si verifica un guasto all’impianto è facilmente localizzabile

Riscaldamento a terra: pro e contro

  1. Funziona con acqua a 35°
  2. Scalda molto lentamente l’ambiente e altrettanto lentamente si raffredda
  3. L’aria non si mette in circolo pertanto potete avere ambienti più salubri poiché non si alza polvere
  4. Il pavimento riscaldato, contenendo le serpentine, non si raffredda mai e questo porta con sé il benessere di avere i piedi sempre caldi
  5. Lo spazio occupato dai radiatori viene risparmiato
  6. Se avviene un guasto la localizzazione è molto difficoltosa

Prezzi di un impianto di riscaldamento a pavimento e costi di gestione

Il prezzo dell’impianto di riscaldamento a pavimento in termini di realizzazione è più oneroso rispetto a quello tradizionale. L’installazione può costare fino al 30-40 % in più.

In generale, per stabilire quanto costa un impianto di questo tipo al mq, è corretto valutare una forbice di costi che va dai 50 ai 90 euro a metro quadrato a seconda di alcuni aspetti, come ad esempio:

  • posizione geografica
  • luogo (campagna o città)
  • piano dell’edificio

che affronteremo nei prossimi paragrafi.

Discorso contrario se si considera il prezzo dell’impianto di riscaldamento a pavimento rispetto a quello tradizionale in termini di gestione.

Il costo riscaldamento a pavimento, infatti, è sensibilmente minore e in un’ottica di prospettiva permette un oggettivo risparmio stimabile all’incirca del 15-25%.

È da far presente che se avete un involucro esterno poco isolato il calore dei pannelli si disperderà rapidamente e quindi il risparmio appena illustrato si abbasserà sensibilmente.

In poche parole, non sono i costi di gestione a far la differenza nel costo riscaldamento a pavimento, ma più che altro è l’investimento iniziale ad essere piuttosto elevato.

Quindi, quanto costa un impianto di riscaldamento a pavimento?

Diciamo che per definire il prezzo riscaldamento a pavimento occorre tenere in considerazione alcuni aspetti, relativi soprattutto all’uso di materiali specifici, componenti impiegati nell’impianto, così come il tipo di lavoro svolto dai tecnici.

È richiesta in questo caso la mano di uno specialista certificato, che sia ben preparato su come installare un impianto di riscaldamento a pavimento, dopo aver ovviamente definito il progetto.

Preventivo impianto di riscaldamento a pavimento: quali fattori incidono sul prezzo?

Partendo dal contesto più generale, per stabilire il costo riscaldamento a pavimento occorre innanzitutto considerare la posizione geografica dell’edificio in cui si attuerà la realizzazione di un impianto di riscaldamento, se questo è già abbastanza isolato termicamente, ed il costo della manodopera.

Andando più nello specifico, poi, è opportuno valutare le componenti che saranno necessarie per l’installazione.

  • La posizione geografica influisce sul prezzo riscaldamento a pavimento in quanto al nord, considerando che questo impianto è sicuramente più utilizzato e che quindi sono necessari materiali più resistenti, il prezzo è maggiore del 15% rispetto al sud.
  • Il prezzo riscaldamento a pavimento sarà invece più contenuto se l’edificio in questione è già ben isolato termicamente. In questo caso, infatti, l’ambiente è già predisposto per mantenere il calore senza disperderlo, aspetto fondamentale per l’efficacia del riscaldamento a pavimento.
  • Fattore influente ma variabile da caso a caso è la manodopera. Il suo costo, infatti, dipende principalmente dal numero di tecnici impegnati all’installazione dell’impianto e dalla spesa per l’eventuale demolizione e smaltimento del vecchio impianto, quindi per sostituire termosifoni con riscaldamento a pavimento.
  • Andando più nello specifico, tra i fattori che incidono sul costo riscaldamento a pavimento ci sono tutti quegli elementi che devono rispondere a specifici requisiti. Alcuni esempi riguardano le diverse componenti da inserire nel pavimento ed il tipo di caldaia che si dovrà installare, affinché l’impianto funzioni efficacemente.

Impianto di riscaldamento a pavimento o tradizionale?

Non esiste una scelta giusta o sbagliata per quel che riguarda l’impianto di riscaldamento da preferire.

La scelta di un impianto piuttosto che l’altro dipende soprattutto dalle abitudini diverse che hanno le diverse persone, per esempio:

  1. Una parte della famiglia vive sempre in casa e quindi è conveniente che gli ambienti non si raffreddino mai? Allora il riscaldamento a pavimento è una scelta davvero azzeccata.
  2. La vostra casa vi accoglie appena la notte per dormire e nei fine settimana? Allora opterete per installare un impianto classico, accenderlo solo nei momenti di necessità e avrete maggiore funzionalità e risparmio.
  3. Avete l’involucro esterno e gli infissi poco isolanti? Il riscaldamento a pavimento potrebbe non essere in grado di fare il proprio lavoro poiché non arriverebbe mai a scaldare sufficientemente gli ambienti.
  4. Avete dei componenti della famiglia che soffrono di asme e/o allergie alla polvere? Allora il riscaldamento a pavimento vi può aiutare in questo senso!

Eccovi allora svelate alcune curiosità sull’impianto per pavimento riscaldato:

  • come funziona
  • come installare un impianto di riscaldamento a pavimento
  • qual è la differenza tra riscaldamento a pavimento e termosifoni (l’impianto di riscaldamento più tradizionale) in termini di funzionamento, installazione, gestione e costi.

Con questi suggerimenti avrete sicuramente un quadro complessivo più completo rispetto a prima, a voi la scelta!

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Come usare l’acido tamponato: procedimento e prezzo di mercato

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Edilizia Ottobre 09, 2020

Tutti noi abbiamo sperimentato in più di un’occasione la frustrazione che deriva dallo sporco che può accumularsi sui pavimenti di casa nostra. Certi materiali si sporcano più facilmente di altri, ma indipendentemente da ciò si verificano sempre dei fenomeni che si discostano dalla classica macchia per cui è sufficiente passare lo straccio a terra. Infatti, soprattutto dopo un po’ di tempo che un pavimento è stato montato e viene vissuto regolarmente, nonostante una pulizia regolare con prodotti classici, alcuni strati di sporcizia, grasso e depositi oleosi tendono a sedimentarsi e indurirsi. Per questi motivi talvolta ci pare che il nostro pavimento sia sporco e poco lucido anche se appena lavato.

In questo frangente e non solo è utile sapere come usare l’acido tamponato per pulire il pavimento. Un prodotto davvero efficace e riscontrabile a prezzi di mercato convenienti. Unica specifica: prestare attenzione durante l’uso.

Come si usa l’acido tamponato

Per capire come si usa e a cosa serve l’acido tamponato, occorre in primis chiarire di cosa stiamo parlando. La parola acido è corretta, poiché di ciò si tratta. Al contempo il termine è accompagnato dall’aggettivo “tamponato”. Per cui: non allarmiamoci poiché non si tratta di un prodotto così aggressivo come l’acido muriatico, ma è pur sempre un acido e quindi va maneggiato con cura.

Nella fattispecie esso si compone di:

  • Acido solfammico
  • Altri prodotti miscelati con esso impiegati nella funzione di tensioattivi emulsionanti

L’acido in questione è ottimo per pulire superfici che presentano incrostazioni, residui non altrimenti asportabili, come pulire il porfido dopo la stuccatura o come pulire le mattonelle dallo stucco, cioè depositi di sporcizia e grasso che, con un semplice straccio imbevuto di acqua calda e prodotti classici per la pulizia, non riusciamo a rimuovere.

Acido tamponato: a cosa serve?

Nell’edilizia sono frequenti gli utilizzi.

  • A seguito dell’incollaggio di un pavimento possono rimanere piccole macchie o gocce di colla sulle piastrelle; anche in tal caso può essere risolutivo l’utilizzo dell’acido per pulire piastrelle prima di procedere alla stuccatura.
  • Talvolta, a seguito di stuccatura, rimangono aloni o chiazze di stucco rappreso; anche in questa circostanza, quando ci si chiede come pulire le piastrelle dallo stucco, l’acido tamponato è una buona soluzione.
  • Ogni volta che viene realizzata una muratura faccia a vista, eventuali rimanenze di malta indurita possono essere agevolmente trattate. L’acido tamponato, inoltre, funziona bene anche per smacchiare mattoni a vista o per utilizzi più svariati come lavare pavimento terrazzo o sbiancare pavimento cotto.

Come appena accennato, dunque, possiamo servirci dell’articolo anche nella pulizia. I materiali che ben si prestano sono:

  • Marmo
  • Clinker
  • Granito
  • Pietra
  • Cotto

In sostanza, è consigliabile l’acido tamponato per cotto, per clinker, per granito o per piatra, così come l’acido tamponato per marmo, ma è da evitare l’uso su marmi lucidati e ardesia.

Rimanendo sul tema dell’utilizzo dell’acido per pavimenti, per quanto riguarda la ceramica classica è suggeribile procedere preventivamente con un piccolo esperimento su un campione a parte. In questo modo valuteremo l’impatto che esso avrà sul materiale.

Per quanto riguarda le modalità d’uso, l’acido viene normalmente diluito con acqua e quindi lo applichiamo al pavimento. Lasciamo che agisca per qualche minuto ed eventualmente passiamo con spugna abrasiva dove necessario. Infine, risciacquiamo e asciughiamo.

Ciò di cui abbiamo bisogno è a seguire:

  • Acido tamponato
  • Un secchio in plastica dove miscelarlo con acqua
  • Stracci e spugne
  • Guanti di gomma spessa
  • Occhiali per proteggere gli occhi –non fate avvicinare i bambini
  • Ulteriori stracci per asciugare o aspiraliquidi
come usare l acido tamponato

Acido tamponato: gres porcellanato e pulizia del pavimento

Nel caso lo vogliate usare per pulire un pavimento, c’è una buona probabilità che in casa vostra abbiate il gres porcellanato.
Da tempo è un materiale che va molto, e tuttora se ne vende in grande quantità. Tali pavimenti permettono un’ottima pulizia poiché lucidi. E questo, per assurdo, è proprio il loro limite.

Essendo ben lavabili, non li trattiamo con olio di gomito ma passiamo genericamente un colpo di straccio di quando in quando. Ma, così facendo, col tempo la superficie diventa progressivamente grassa e il grasso mal si asporta con normali prodotti detergenti.

Una particolare manutenzione del pavimento in gres porcellanato riguarda la sua pulizia dopo la posa, quando rimangono sulla superficie residui di sporco dovuti appunto ai lavori di applicazione.

Ad esempio, come togliere la colla dal pavimento in gres? Anche in questo caso, il lavaggio con acido tamponato risulta essere una soluzione semplice ed efficace.

Bene, ora che conoscete come usare l’acido tamponato una volta ogni tanto, per esempio non più di 2 o 3 volte all’anno, applicatelo anche per pulire fughe del gres porcellanato. Vedrete il giovamento che ne riceveranno le vostre piastrelle!

Un consiglio. Fate attenzione nel caso possediate mobili con le gambe in metallo: l’acido tamponato su acciaio può essere dannoso, perciò queste andranno preventivamente protette dal contatto con l’acido!

Acido tamponato per pulire fughe

Bene, senza bisogno di ulteriori spiegazioni, vi consigliamo di procedere come sopra detto anche al fine di pulire, sbiancare e insomma recuperare l’aspetto originale delle fughe del pavimento. Qui davvero si hanno i maggiori depositi di sporco e sudicio e l’unica vera arma è lasciare che l’acido corroda bene via tutto.

Acido tamponato per pulire i sanitari

Dopo aver chiarito brevemente a cosa serve l’acido tamponato ed aver fatto esempi pratici del suo utilizzo, a partire da come pulire le fughe delle piastrelle fino a come pulire mattonelle terrazzo, passiamo all’utilizzo dell’acido per la pulizia di un particolare ambiente domestico, il bagno: per quanto riguarda nello specifico i sanitari, il prodotto agisce in profondità riportando le ceramiche alla loro lucentezza iniziale.

È consigliabile anche l’utilizzo dell’acido tamponato nel wc, facendo tuttavia attenzione ad evitare componenti in metallo che possono essere danneggiati dal prodotto.

come usare l acido tamponato

Acido tamponato: prezzo in commercio

Ultimo aspetto, non da poco, è il prezzo dell’acido tamponato. Esistono confezioni da 1 litro, oppure delle taniche da 5 o più litri. Ovviamente a seconda dell’azienda produttrice che sceglierete ci sarà una forbice, ma in media dovreste spendere dai 12 ai 17 euro a litro anche in funzione del formato che acquisterete. Tutto sommato sarà una pulizia economica!

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