Come fare lo stucco veneziano: composizione e metodi per stesura

Categorie
Pitture Novembre 18, 2020

Nell’illustre storia dell’architettura italiana gli incredibili risultati raggiunti sono il frutto di un’armoniosa convivenza di discipline e tecnologie.

A partire dai Romani fino al giorno d’oggi, l’utilizzo della calce è stato un elemento fondamentale che ha permesso di realizzare poderose opere murarie e al contempo elegantissime finiture. In relazione a queste ultime, l’apice di tale percorso è stato raggiunto dalla messa a punto della ricetta muraria dello stucco veneziano.

Una finitura di estremo pregio che, sotto forma di spatolato, ha reso gli interni dei palazzi cinquecenteschi di Venezia simbolo di raffinatezza nel mondo.

In questo approfondimento vedremo come fare lo stucco veneziano, studiandone la composizione e conoscendo gli accorgimenti necessari qualora voleste cimentarvi con il fai da te.

Come fare lo stucco veneziano: una ricetta muraria antica

Innanzitutto si tratta di un impasto che, prima dell’applicazione, si presenta come un sorta di miscela densa e gelatinosa.

Volendo fare un parallelo azzardato che rende vagamente l’idea, diciamo che per quanto riguarda la consistenza visiva può assomigliare a della maionese.

Esistono numerose varianti per ottenere la pasta da stendere certamente le aziende che lo producono attualmente apportano modifiche ad hoc per garantire il loro prodotto.

In generale, però, per sapere come fare lo stucco veneziano partiamo dagli ingredienti base, che sono:

  • Grassello di calce
  • Polvere impalpabile di marmo
  • Olio di lino cotto per la fluidificazione della miscela
  • Colla vegetale
  • Pigmento
come-fare-lo-stucco-veneziano-
Grigolin 810 x 125

Stucco veneziano: applicazione

Come applicare lo stucco veneziano?

Innanzitutto, considerando che la massa risulta di granulometria estremamente fine, occorre chiarire che non è possibile partire da subito con l’applicazione dello stucco sulla parete interessata.

Dopo aver risanato la parete a dovere, l’obiettivo da raggiungere prevede una superficie liscia e compatta sulla quale procedere.

Se essa risulta eccessivamente scabrosa, consumerete una quantità eccessiva di impasto per recuperare la planarità.

Ciò che dovete avere prima di procedere è dato dei seguenti attrezzi per stucco veneziano:

  • Stucco pronto da stendere
  • Spatola americana a bordi smussati
  • Cazzuola o spatola per maneggiare lo stucco e caricarlo sulla spatola americana
  • Panno pulito di cotone
  • Cera per lucidare

Una volta controllato che tutto sia a portata di mano, dopo aver steso un telo di nylon ai piedi della parete, procedete col ciclo di applicazione che si articola come segue:

  • Applicazione di un primer sul fondo, se necessario
  • Stesura del primo strato di stucco con l’americana, procedendo con passate di lunghezza simile ordite in più direzioni, curandovi di non lasciare creste
  • Asciugatura dello stucco: può essere necessario attendere il giorno successivo in funzione del clima e dell’umidità
  • Stesura del secondo strato, seguendo lo stesso procedimento del primo
  • Asciugatura dello stucco
  • Stesura del terzo strato
  • Prima che il terzo strato secchi completamente, ferratura dello stucco con vigorose passate di americana posizionata quasi parallela alla parete
  • Applicazione della cera e lucidatura con il panno

La procedura è lunga, richiede impegno fisico perizia e sensibilità dei gesti.

Se siete interessati al fai da te, vi sconsigliamo di cimentarvi da subito sugli interni di casa vostra.

Una buona idea è quella di fare un paio di prove prima su pannelli in compensato di un metro per un metro.

Prenderete la dimestichezza necessaria per una vera finitura e non ci saranno più problemi sul come fare lo stucco veneziano.

Stucco veneziano colori: quali ottenere e come influenzano il prezzo

Così come per lo stucco per le fughe delle piastrelle, anche lo stucco veneziano può essere colorato.

Ma quali colori si possono avere?

Ebbene, se procedete autonomamente all’impasto, sappiate che la calce è basica e aggredisce i colori, smorzandoli notevolmente in molti casi.

Quindi è necessario servirsi di ossidi che non soffrono questo effetto. Per quanto riguarda i prodotti industriali, la gamma delle colorazioni copre ormai un range estesissimo.

come fare lo stucco veneziano

Effetto lucido: come fare?

Se volete ottenere un effetto marmo, estremamente lucido o come talvolta si definisce “effetto specchio”, ricopre un’importanza fondamentale la fase della lucidatura.

Questa dovrà essere energica e ripetuta, in modo da tirar fuori tutte le caratteristiche riflettenti dello stucco.

Stucco veneziano prezzi: quanto costa realizzarlo?

Ora che sapete come fare lo stucco veneziano concludiamo parlando dei prezzi necessari alla realizzazione.

Se procedete da soli non avrete a carico l’applicazione dello stucco ma solo i materiali.

Sappiate che su questo argomento il panorama è vastissimo: si possono trovare articoli pronti all’uso a 40 euro al secchio come a 90 euro.

In questo contesto la manodopera è la voce più importante.

Infatti, possiamo valutare la spesa finale con un prezzo per ogni singolo strato applicato. Mediamente la spesa può andare dai 7 ai 15 euro a metro quadrato per passata.

Ciò significa che il lavoro finito, con tanto di cera, vi può costare dai 30 ai 55 euro al metro quadrato ipotizzando 3 passate, che sono sufficienti per ottenere un buon risultato.

Richiedi informazioni:

Che cos’è e come si produce il vetrocemento

Categorie
Edilizia Pareti Interne Vetrocemento Novembre 13, 2020

Molti di noi sanno che cos’è e come si usa il vetrocemento, ma le sue caratteristiche e modalità d’impiego sono meno conosciute.

Vediamo insieme come nasce uno degli elementi architettonici simbolo dell’edilizia anni ‘70/‘80 che vive, nella sua versione contemporanea, una nuova giovinezza.

Vetrocemento: di che cosa si compone

Siamo abituati a vedere soluzioni di questo materiale in molti edifici sia residenziali sia pubblici, come in casa, in negozi, in uffici e altri luoghi in cui sia necessario avere una partizione che lasci penetrare la luce naturale. 

Troviamo spesso soluzioni di questo materiale nei vani scala, nelle pareti di vetrocemento portanti o nelle partizioni interne così da avere la possibilità di far filtrare la luce da una stanza all’altra pur rimanendo ambienti separati.

Molto comuni sono anche le finestre in vetrocemento.

Questo materiale permette infatti di creare partizioni trasparenti senza nulla togliere alla stabilità statica e strutturale della parete in cui viene inserito, a differenza delle aperture murarie tradizionali come porte, finestre, lucernari e oblò.

Il vetrocemento garantisce una continuità strutturale che non intacca la capacità portante delle strutture.

Per capire come sia possibile che un materiale tanto fragile come il vetro possa diventare un resistente e affidabile materiale da costruzione è necessario capire come si compone il vetrocemento.

Chiamato anche vetromattone, questo materiale è composto essenzialmente da due strati di vetro pressato tenuti insieme da speciali materiali isolanti che permettono la creazione di un’intercapedine sottovuoto tra le due facce del mattone.

Questa caratteristica conferisce al vetrocemento ottime capacità isolanti sia a livello termico che acustico, capacità di isolamento paragonabili all’utilizzo di doppi vetri.

Per soluzioni ancor più creative, sia per ambienti privati che per ambienti pubblici, si può optare per il vetrocemento colorato.

Questo viene realizzato inserendo nel prodotto originale, in fase di produzione, dei pigmenti nella massa vitrea che donano tonalità alla formella.

Come si producono i mattoni di vetrocemento

La produzione dei mattoni in vetrocemento, pur basandosi sullo stesso comune principio delle due facce di vetro tenute insieme da materiale isolante che creano un’intercapedine sottovuoto, variano da un’azienda all’altra.

Questo perché la scelta per i mattoni in vetrocemento si è decisamente ampliata negli ultimi anni.

Il sistema di produzione dei mattoni in vetrocemento si basa essenzialmente sulla colatura di vetro pressato in appositi stampi che ne consentono una struttura interna omogenea e la successiva saldatura di essi con elementi in acciaio e conglomerato cementizio.

È infatti fondamentale tenere presente che i mattoni in vetrocemento si compongono essenzialmente di tre parti: il vetro, il conglomerato cementizio e l’acciaio.

Questi tre aspetti assumono grande importanza nel momento in cui si vanno studiare le caratteristiche di resistenza di questo materiale.

Il vetro infatti è un materiale fragile che assume valore e affidabilità strutturale in funzione del suo spessore e della combinazione adeguata all’acciaio, che gli conferisce elasticità, e al conglomerato cementizio, che interviene sulla massa.

La posa del vetrocemento e la sua resistenza

Come si è detto, il vetrocemento è un materiale estremamente resistente che consente di costruire pareti e rivestimenti coniugando esigenze strutturali e illuminazione naturale.

La posa del vetrocemento è quindi fondamentale per avere prestazioni conformi a parametri di sicurezza standard.

Inoltre, permette di creare pareti trasparenti, legando insieme i vetromattoni tra loro mediante giunti di cemento armato.

Quando si parla di posa del vetrocemento si deve sempre fare i conti con le dimensioni delle singole unità per avere ben chiaro il tipo di texture finale cui si andrà incontro.

La posa del vetrocemento ha a che fare con dimensioni degli elementi piuttosto ridotte poiché il vetro, per sua natura fragile, è un materiale che passa dalla fase elastica a quella di rottura senza fasi intermedie.

Inoltre, questo materiale non mantiene caratteristiche di resistenza adeguate alla costruzione se lavorato in grandi superfici. Infatti, più una lastra di vetro è grande più è soggetta a rottura.

La sua posa è quindi legata a fattori strutturali che caratterizzano questo materiale:

  • Isolamento termico e acustico: l’intercapedine sottovuoto lo rende paragonabile a infissi con doppi vetri.
  • Resistenza agli urti: la posa del vetrocemento deve tenere conto della fragilità del vetro, compensandola attraverso un’opportuna muratura che ne garantisca l’equa distribuzione del carico e sfrutti le proprietà elastiche dell’acciaio e quelle meccaniche del conglomerato cementizio adeguatamente.
  • Prestare attenzione alle variazioni termiche: la posa del vetrocemento deve tenere conto delle condizioni ambientale, un’accurata progettazione preventiva che privilegia strutture isostatiche e consente il naturale dilatamento delle strutture senza che esse subiscano o inneschino fenomeni di dissesto statico.

Richiedi informazioni:

Legno Iroko: prezzi, provenienza e caratteristiche principali

Categorie
Parquet Pavimenti e Rivestimenti Novembre 07, 2020

Il legno è da sempre un materiale che esercita un notevole fascino sotto molti profili e per numerose ragioni. Basti pensare che risulta estremamente antico e ha accompagnato gli uomini sia nelle prime testimonianze di architettura spontanea sia nella realizzazione di utensili ma, anche più banalmente, ha sostenuto l’umanità tutta durante lunghi inverni permettendole di riscaldarsi con il fuoco.
Oggi scopriremo assieme un legno poco noto ma di notevolissime qualità fisiche, meccaniche, di lavorabilità ed estetiche, specialmente se comparato al suo costo medio: il legno Iroko.

Qual è la provenienza del legno Iroko?

Tale essenza proviene da molto lontano e anche per questo motivo si sta affermando solo più recentemente pure in Italia. Per questa ragione alcuni non ne avranno sentito mai parlare.

I luoghi che la vedono nascere e crescere sono le distanti foreste equatoriali dell’Africa: in particolar modo quelle di Sierra Leone, Angola, Congo e Kenya. Si ricava, nello specifico, da alberi di Clorophora Excelsa e Clorophora Regia.

In Africa l’albero di Iroko è ritenuto sacro da talune etnie e usato ampiamente là dove cresce. Infatti i popoli locali lo usano per la costruzione di case, pontili e altro. La corteccia, inoltre, viene spesso utilizzata anche nella preparazione di infusi di vario genere.

legno iroko per esterno

Legno iroko per esterni e non solo

Il legname d’iroko presenta caratteristiche notevoli sotto molteplici aspetti. Le sue principali peculiarità sono così riassumibili:

  • Ha un peso allo stato fresco di circa 1000 daN/mc e 660 daN/mc quando stagionato.
  • Presenta una resistenza a compressione parallela alla fibra di circa 500 daN/cmq.
  • Presenta qualità meccaniche notevoli e resiste bene a flessione, motivo per cui con un modulo elastico E=100000 daN/cmq viene usato nelle costruzioni.
  • Presenta discreta durezza ma comunque buona lavorabilità.
  • Ritira poco in fase di stagionatura.
  • Resiste bene all’acqua sia con presenza costante sia alterna.
  • Il colore è pregevole: dal giallo al marrone scuro.

Colorazioni del legno iroko

Il legno Iroko si presenta in natura di un colore che va dal verde al giallo bruno, ma tende a schiarirsi nel tempo assumendo una colorazione che spazia dal giallo al marrone scuro.

Dopo la fase di stagionatura presenta un aspetto variegato e si formano striature più scure.

È possibile trovare, ad un prezzo non troppo più alto, il legno Iroko prefinito verniciato. In questo caso per verniciare non si intende colorare, ma applicare una verniciatura protettiva, che può essere opaca o più tendente ad un effetto lucido.

Per quanto riguarda i colori da combinare in un ambiente pavimentato con il legno Iroko, consigliamo di optare per colori chiari, proponendo come una delle migliori soluzioni il bianco o il panna laccato. Gli stessi colori sono una scelta ottimale anche per l’arredo, che andrà a contribuire all’eleganza dell’ambiente.

Le caratteristiche sopra elencate ci suggeriscono che si tratta di un materiale di qualità, ed infatti i suoi usi sono i più svariati.

Innanzitutto il legno Iroko è un legno resinoso, gli è sufficiente un buon trattamento con impregnante e resiste bene all’acqua: per questo motivo, con esso sono ben realizzabili arredi per esterni, ma non solo.

Il legno Iroko viene per esempio utilizzato nelle imbarcazioni come equivalente al teak ma, anche considerando del legno teak il prezzo al metro cubo, possiamo dire che può considerarsi meno pregiato rispetto ad esso.

Inoltre, essendo un legno di massello molto resistente, il legno Iroko viene anche usato per la fabbricazione di porte ed infissi.

In termini di prezzo, una buona versione di parquet in legno, che rispetto ai più classici roveri permette di avere un buon risparmio, riguarda il parquet Iroko, prezzo che si aggira intorno ai 30 e 40 euro al mq e che può ovviamente variare a seconda che sia di prima, seconda o terza scelta, ed in base alla finitura, che può portare il prezzo anche a 70 euro al mq.

Sulla scorta di quanto detto, si deduce che è possibile realizzare anche ottimi tavolati per pavimentazioni esterne.

Infine, il legno Iroko viene usato anche per realizzare strumenti musicali, tra cui il djembe, famoso tamburo a calice africano.

Tavole iroko legno: prezzo del materiale

Il costo di tale materiale varia a seconda dell’uso per cui lo ricerchiamo. In linea di massima, qualora fossimo interessati ad acquistarlo sotto forma di tavolame, il prezzo si aggirerebbe sui 1000, 1300 euro a metro cubo. La cifra rimane bassa per spessore contenuti: 3-4 cm. Si alza invece per spessori maggiori: 8 cm circa. Inoltre conterà la scelta del prodotto che acquisteremo: se sarà di prima, seconda o terza scelta. Questi sono i prezzi di riferimento per poi giungere al costo specifico dei prodotti.

Per comprendere la convenienza di un’essenza del genere, mettiamo a confronto un parquet in rovere di qualità, che può arrivare a costare oltre i 100 euro per metro quadrato solo materiale, con un parquet in iroko, che può essere trovato ad un ragionevole prezzo di mercato di 40 euro per metro quadro.

legno iroko finitura

Impregnante per Iroko: la finitura classica

Ci pare sensato concludere infine questa piccola trattazione parlando della finitura, che effettivamente rappresenta di per sé la lavorazione finale di qualunque oggetto realizzato in legno.

Abbiamo detto dunque che nello specifico si tratta di un legno grasso. Questa caratteristica, in particolare, gli consente di lavorare bene in presenza di umidità e di evitare trattamenti eccessivi.

Utilizzare un classico impregnante per Iroko comporta un trattamento semplice ed ottimo per questo tipo di legno. Trattandosi di un legno poroso è possibile anche optare per più passate di impregnante per raggiungere un risultato di qualità.

Questo discorso vale massimamente se siamo interessati ad applicare come finitura della vernice: proprio per via della sua porosità, il supporto assorbirà notevoli quantità di finitura e quindi sono auspicabili almeno 2 o 3 mani.

Richiedi informazioni:

Altezza minima per abitabilità: riferimenti normativi e requisiti

Categorie
Edilizia Piano Casa Novembre 06, 2020

Sapete già tutto sull’altezza minima per abitabilità? Vediamo assieme gli aspetti fondamentali della questione perché possiate sapere quanto necessario.
Da sempre l’architettura ha fatto parte della cultura concreta, materica e tangibile della storia dell’uomo. E dai suoi albori è sorta autonoma e autogestita, secondo quelle che erano le necessità e le buone intenzioni dei suoi costruttori. Col tempo poi, anche la pratica del costruire come tante altre è stata regolamentata, al fine di gestire il pericolo di una crescita fuori controllo dell’edilizia. Fra le direttive fornite dallo stato, vi è stata senza dubbio quella sull’altezza d’obbligo degli ambienti abitativi.
È questa una domanda frequentissima che viene posta da moltissimi privati cittadini alle autorità dei loro comuni, ai tecnici e professionisti del settore edilizio in genere, nei forum.

Quant’è l’altezza minima di locali per agibilità, cioè da dover rispettare perché un locale possa essere definito agibile, abitabile e ricevere dagli uffici comunali il certificato di abitabilità?
E quant’è l’altezza nei singoli casi: città, montagna, sottotetti, spazi tecnici, e così via?

Altezza minima per abitabilità casa: riferimenti normativi

Un tempo le costruzioni si generavano spontaneamente e senza regolamentazione alcuna, come detto.

Questo spesso ha creato problemi soprattutto in termini di igiene e salubrità degli ambienti. Per tale motivo, lo stato ha sentito l’urgenza di legiferare in merito ad un argomento molto vasto, che racchiude al suo interno standard costruttivi, regole di buona prassi, criteri di salubrità.

Nel dopoguerra, poi, la grande ricostruzione ha visto una spinta incredibile nel mercato dell’edilizia.

Quando forse la storia dell’edilizia aveva già fatto buona parte del suo corso, ma avrebbe avuto ancora molto davanti a sé, venne emanato il decreto ministeriale del 5 luglio 1975: una pietra miliare in merito ai fatti appena citati, poiché affrontava numerosi argomenti di spicco andando a modificare le precedenti istruzioni ministeriali, risalenti al 20 giugno 1896.

Primo fra tutti, quello di nostro interesse, l’aspetto dell’altezza minima per abitabilità di spazi residenziali. Citiamo un breve brano.

altezza minima per abitabilità specifiche

Art. 1

L’altezza minima interna utile dei locali adibiti ad abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli.
Nei comuni montani al di sopra dei m 1000 sul livello del mare può essere consentita, tenuto conto delle condizioni climatiche locali e della locale tipologia edilizia, una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55.

In questo passo già viene espresso molto in merito all’altezza minima per abitabilità di edifici. Andiamo ora a stilare pochi punti che siano esaustivi e a completamento di quanto sopra detto:

  1. I normali spazi come soggiorno e camere richiedono un’altezza soffitto non inferiore a 2.70 m;
  2. Tale altezza minima soffitto può essere ridotta a 2.55 m, per comuni montani posizionati sopra i 1000 m, per questioni di natura energetica;
  3. Gli spazi di servizio come corridoi, bagni e ripostigli possono avere altezza minima soffitto di 2.40 m.

Un ultimo interessante aspetto in questo ambito riguarda le situazioni più consolidate come i centri storici. In questi casi, se l’altezza minima soffitto non rispetta i 2.70 m, i comuni possono andare in deroga di caso in caso.

Infatti, in caso di deroga altezza minima locali abitabili, ci troveremmo spesso nell’impossibilità di fruire di spazi abitativi legittimi poiché molti palazzi storici sono caratterizzati da appartamenti di altezza inferiori.

Altezza minima per mansarde e sottotetti

Per le mansarde e i sottotetti in genere vale quanto detto sopra. In effetti essi devono avere altezza non inferiore ai 2.70 metri. Essendo spesso ambienti con solaio di copertura inclinato, la regola vuole che la media tra l’altezza interna nei punti più bassi e sotto il colmo sia almeno 2.70 m.

In taluni casi, si possono certamente avere ambienti con altezza media inferiore, ma allora essi non possono ottenere la cosiddetta abitabilità bensì vengono considerati come locali tecnici, e quindi non abitabili. Ad esempio, alcune regioni hanno legiferato in materia per il recupero del patrimonio edilizio esistente, riducendo l’altezza media (ponderale) a m. 2,40.

altezza minima per abitabilità mansarda

Altezza minima per soppalco: un caso particolare

Concludiamo il nostro breve excursus normativo col caso dei soppalchi. È da dire che questi piccoli spazi sono gestiti per molti aspetti dai comuni e dai loro regolamenti edilizi. Quindi è opportuno riferirsi alla circostanza specifica che può variare a seconda del comune, delle vicissitudini e anche anche in base ai regolamenti di igiene regionali (un esempio può essere quello dello Lombardia).

Volendo però fornire un criterio di massima che possa fungere da linea comune, spesso viene concessa la possibilità di avere piccoli soppalchi nei nostri appartamenti a condizione che siano davvero minimali come superfici e che le mansioni svolte in essi siano minori. Per esempio il semplice posizionamento di un tavolino con leggio. Ebbene, in tal caso, si possono avere anche altezze minori di 2.70 m in virtù del fatto non sono previste attività continuative e di rilievo.

La legge impone una altezza minima soffitto anche per i soppalchi, ma riguardo a tali misure lo Stato lascia libertà di scelta alle regioni, che a loro volta delegano l’ultima parola ai comuni.

In via generale, i soppalchi dovrebbero essere adibiti ad una funzione non abitativa ma funzionale al bisogno di creare spazio all’interno di una casa per riporre oggetti o conservarli.

Solitamente, di soppalchi con un’altezza di 2.70 se ne vedono davvero pochi. Spesso infatti, si tende a lasciare passare delle misure inferiori, soprattutto per abitazioni antiche che si trovano in pieno centro storico, la quale ristrutturazione in altezza comprometterebbe la bellezza e la struttura di vecchi borghi.

Altezza minima per uffici e luoghi di lavoro

Anche per la ristrutturazione o costruzione degli ambienti di lavoro, la legge prevede dei criteri da rispettare. In questo caso, le misure predisposte equivalgono all’altezza minima appartamento, pari cioè a 2.70m.

Tuttavia, negli ambienti di lavoro è permesso ricavare delle stanze che abbiano delle misure differenti da quelle imposte dalla legge, perché si possono dedicare degli ambienti al fine di essere utilizzati come spogliatoi, bagni, ripostigli e magazzini.

Esiste un’altezza minima per il soffitto del bagno?

Secondo la legge, l’altezza minima del bagno può essere leggermente inferiore a quelle previste per le altre parti della abitazione, infatti è accettata un’altezza minima di 240 m (le altre stanze della casa devono essere di almeno 270 m). Questa soluzione permette di potere ricavare degli spazi tecnici in alto, creando delle mensole o dei piccoli soppalchi, da potere utilizzare come ripostigli. È importante ricordare che secondo la normativa, il bagno deve essere provvisto di finestra (o di un impianto di aspirazione meccanica.

Richiedi informazioni:

Costo impianto riscaldamento a pavimento: consigli utili

Categorie
Finiture Riscaldamento Riscaldamento a Pavimento Ottobre 12, 2020

Sia che vogliamo rinnovare i nostri spazi abitativi o ristrutturare un nuovo appartamento, dovremo necessariamente confrontarci con il costo dell’impianto di riscaldamento a pavimento o con il costo di quello più tradizionale. La scelta del sistema di riscaldamento attualmente ricade sempre più spesso sull’impianto a pavimento.

In questo ambito, dunque, troverete utili specifiche tecniche sul funzionamento ed il costo legato all’impianto di riscaldamento a pavimento, saprete scegliere con accortezza se percorrere una strada tradizionale oppure sceglierne una più innovativa.

Perché scegliere un impianto di riscaldamento a pavimento: i vantaggi

Come abbiamo già avuto modo di approfondire nell’articolo Riscaldamento a pavimento: ecco tutto quello che bisogna sapere! proveremo ora a fornirvi qualche informazione in più per aiutarvi a comprendere in maniera ottimale il funzionamento di questa soluzione innovativa e per darvi una panoramica generale legata al costo dell’impianto del riscaldamento a pavimento, la sua realizzazione e gestione.

Attualmente la grande sfida è il recupero dell’esistente più che la nuova costruzione, motivo per cui è prassi quotidiana, anche grazie agli incentivi statali di cui possiamo godere parlare di ristrutturazione.

In questo settore risultano cruciali il benessere climatico e l’efficienza energetica.

Inoltre, considerando che gli edifici nei quali viviamo purtroppo presentano quasi sempre carenze tecnologiche nell’involucro che separa gli ambienti interni dall’esterno, il motivo principale di malessere nella vita quotidiana è il forte freddo nei mesi invernali.

Pertanto, il “fattore riscaldamento” gioca un ruolo decisivo nelle ristrutturazione.

Le soluzioni tecnologiche che abbiamo a disposizione sono essenzialmente due:

  • Riscaldamento tradizionale a radiatori
  • Riscaldamento innovativo a pannelli radianti

Quali sono le differenze legate all’installazione, gestione e costo di un impianto di riscaldamento a pavimento (a pannelli radianti) rispetto ad un impianto di riscaldamento più tradizionale (a radiatori)?

Entrambi i sistemi di riscaldamento funzionano servendosi di un liquido vettore, cioè l’acqua, che conduce il calore.

Certo, il costo relativo all’impianto di riscaldamento a pavimento come quello più tradizionale può basarsi anche all’utilizzo di elettricità che percorrendo delle serpentine le riscalda e, quindi, queste funzionano da corpo radiante.

Ad essere onesti, tale metodo è davvero molto poco usato per cui merita lasciarlo da parte in questa sede.

Prezzo impianto riscaldamento a pavimento

Come funziona un impianto di riscaldamento tradizionale

Il riscaldamento classico funziona tramite una caldaia che produce acqua calda alla temperatura di circa 70°. L’acqua percorre un circuito chiuso che parte dalla caldaia e torna alla caldaia stessa.

Durante tale circuito, l’acqua attraversa forzatamente i termosifoni che, appositamente progettati perché la loro superficie di contatto con l’ambiente sia massimizzata, scambiano calore con l’aria circostante riscaldandola.

Pertanto, l’aria inizia a muoversi con moti convettivi e quindi a spostarsi all’interno degli ambienti riscaldandoli. Il calore si propaga quindi principalmente per moti convettivi.

Come funziona un impianto di riscaldamento a pavimento

Questo tipo di impianto ha necessità comunque di una caldaia, ma i termosifoni vengono sostituiti da delle serpentine posizionate a terra, sotto il pavimento sul quale camminiamo, ed infine vengono affogate all’interno del massetto.

In questo caso l’acqua viaggia a temperature più basse: circa 30-35°. Il calore non si propaga più per moti convettivi. Infatti tali moti si instaurano qualora la differenza di temperatura fra le masse d’aria fredda e calda sia notevole.

Ma, poiché qui l’aria riscaldata dai pavimenti raggiunge temperature molto più basse rispetto a quella riscaldata dai radiatori, questa rimane pressoché immobile o comunque si muove in modo estremamente lento.

In questo caso il calore si propaga per irraggiamento, come accade per il sole.

Differenze tra l’impianto di riscaldamento a pavimento e quello tradizionale

Per quanto riguarda il metodo classico, i termosifoni si scaldano velocemente con acqua ad alta temperatura portando gli ambienti a riscaldarsi e raffreddarsi velocemente perché, una volta spenta la caldaia, l’acqua in circolo si raffredda in men che non si dica.

Al contrario, i pannelli radianti che vengono utilizzati nell’impianto di riscaldamento a pavimento si riscaldano molto più lentamente e si raffreddano pure molto più lentamente poiché l’acqua ha temperature più basse.

Inoltre, in quest’ultimo caso, il mezzo che divide l’ambiente dal vettore di calore è un massetto di calcestruzzo che presenta una notevole inerzia termica e quindi i passaggi fra temperature diverse sono meno rapidi.

Pertanto, questo metodo innovativo richiede di entrare in funzione a inizio del periodo invernale ed essere disattivato alla fine di tale periodo, non è consigliabile le attivazioni localizzate nel tempo: gli ambienti iniziano ad arrivare in temperatura dopo circa 24-36 ore dall’accensione.

Di seguito vi proponiamo una lista di alcune caratteristiche in base alle quali scegliere i due impianti. Verrà poi mostrato il prezzo di un impianto di riscaldamento a pavimento e di quello legato all’impianto più tradizionale.

Riscaldamento a radiatori tradizionale: pro e contro

  1. Funziona con acqua a 70°
  2. Scalda rapidamente l’ambiente e altrettanto rapidamente il calore si disperde
  3. L’aria riscaldata si mette in circolo: questo comporta anche l’innalzamento delle polveri sospese nelle masse d’aria
  4. Se si verifica un guasto all’impianto è facilmente localizzabile

Riscaldamento a terra: pro e contro

  1. Funziona con acqua a 35°
  2. Scalda molto lentamente l’ambiente e altrettanto lentamente si raffredda
  3. L’aria non si mette in circolo pertanto potete avere ambienti più salubri poiché non si alza polvere
  4. Il pavimento riscaldato, contenendo le serpentine, non si raffredda mai e questo porta con sé il benessere di avere i piedi sempre caldi
  5. Lo spazio occupato dai radiatori viene risparmiato
  6. Se avviene un guasto la localizzazione è molto difficoltosa

Prezzi di un impianto di riscaldamento a pavimento e costi di gestione

Il prezzo dell’impianto di riscaldamento a pavimento in termini di realizzazione è più oneroso rispetto a quello tradizionale. L’installazione può costare fino al 30-40 % in più.

In generale, per stabilire quanto costa un impianto di questo tipo al mq, è corretto valutare una forbice di costi che va dai 50 ai 90 euro a metro quadrato a seconda di alcuni aspetti, come ad esempio:

  • posizione geografica
  • luogo (campagna o città)
  • piano dell’edificio

che affronteremo nei prossimi paragrafi.

Discorso contrario se si considera il prezzo dell’impianto di riscaldamento a pavimento rispetto a quello tradizionale in termini di gestione.

Il costo riscaldamento a pavimento, infatti, è sensibilmente minore e in un’ottica di prospettiva permette un oggettivo risparmio stimabile all’incirca del 15-25%.

È da far presente che se avete un involucro esterno poco isolato il calore dei pannelli si disperderà rapidamente e quindi il risparmio appena illustrato si abbasserà sensibilmente.

In poche parole, non sono i costi di gestione a far la differenza nel costo riscaldamento a pavimento, ma più che altro è l’investimento iniziale ad essere piuttosto elevato.

Quindi, quanto costa un impianto di riscaldamento a pavimento?

Diciamo che per definire il prezzo riscaldamento a pavimento occorre tenere in considerazione alcuni aspetti, relativi soprattutto all’uso di materiali specifici, componenti impiegati nell’impianto, così come il tipo di lavoro svolto dai tecnici.

È richiesta in questo caso la mano di uno specialista certificato, che sia ben preparato su come installare un impianto di riscaldamento a pavimento, dopo aver ovviamente definito il progetto.

Preventivo impianto di riscaldamento a pavimento: quali fattori incidono sul prezzo?

Partendo dal contesto più generale, per stabilire il costo riscaldamento a pavimento occorre innanzitutto considerare la posizione geografica dell’edificio in cui si attuerà la realizzazione di un impianto di riscaldamento, se questo è già abbastanza isolato termicamente, ed il costo della manodopera.

Andando più nello specifico, poi, è opportuno valutare le componenti che saranno necessarie per l’installazione.

  • La posizione geografica influisce sul prezzo riscaldamento a pavimento in quanto al nord, considerando che questo impianto è sicuramente più utilizzato e che quindi sono necessari materiali più resistenti, il prezzo è maggiore del 15% rispetto al sud.
  • Il prezzo riscaldamento a pavimento sarà invece più contenuto se l’edificio in questione è già ben isolato termicamente. In questo caso, infatti, l’ambiente è già predisposto per mantenere il calore senza disperderlo, aspetto fondamentale per l’efficacia del riscaldamento a pavimento.
  • Fattore influente ma variabile da caso a caso è la manodopera. Il suo costo, infatti, dipende principalmente dal numero di tecnici impegnati all’installazione dell’impianto e dalla spesa per l’eventuale demolizione e smaltimento del vecchio impianto, quindi per sostituire termosifoni con riscaldamento a pavimento.
  • Andando più nello specifico, tra i fattori che incidono sul costo riscaldamento a pavimento ci sono tutti quegli elementi che devono rispondere a specifici requisiti. Alcuni esempi riguardano le diverse componenti da inserire nel pavimento ed il tipo di caldaia che si dovrà installare, affinché l’impianto funzioni efficacemente.

Impianto di riscaldamento a pavimento o tradizionale?

Non esiste una scelta giusta o sbagliata per quel che riguarda l’impianto di riscaldamento da preferire.

La scelta di un impianto piuttosto che l’altro dipende soprattutto dalle abitudini diverse che hanno le diverse persone, per esempio:

  1. Una parte della famiglia vive sempre in casa e quindi è conveniente che gli ambienti non si raffreddino mai? Allora il riscaldamento a pavimento è una scelta davvero azzeccata.
  2. La vostra casa vi accoglie appena la notte per dormire e nei fine settimana? Allora opterete per installare un impianto classico, accenderlo solo nei momenti di necessità e avrete maggiore funzionalità e risparmio.
  3. Avete l’involucro esterno e gli infissi poco isolanti? Il riscaldamento a pavimento potrebbe non essere in grado di fare il proprio lavoro poiché non arriverebbe mai a scaldare sufficientemente gli ambienti.
  4. Avete dei componenti della famiglia che soffrono di asme e/o allergie alla polvere? Allora il riscaldamento a pavimento vi può aiutare in questo senso!

Eccovi allora svelate alcune curiosità sull’impianto per pavimento riscaldato:

  • come funziona
  • come installare un impianto di riscaldamento a pavimento
  • qual è la differenza tra riscaldamento a pavimento e termosifoni (l’impianto di riscaldamento più tradizionale) in termini di funzionamento, installazione, gestione e costi.

Con questi suggerimenti avrete sicuramente un quadro complessivo più completo rispetto a prima, a voi la scelta!

Richiedi informazioni:

Come usare l’acido tamponato: procedimento e prezzo di mercato

Categorie
Edilizia Ottobre 09, 2020

Tutti noi abbiamo sperimentato in più di un’occasione la frustrazione che deriva dallo sporco che può accumularsi sui pavimenti di casa nostra. Certi materiali si sporcano più facilmente di altri, ma indipendentemente da ciò si verificano sempre dei fenomeni che si discostano dalla classica macchia per cui è sufficiente passare lo straccio a terra. Infatti, soprattutto dopo un po’ di tempo che un pavimento è stato montato e viene vissuto regolarmente, nonostante una pulizia regolare con prodotti classici, alcuni strati di sporcizia, grasso e depositi oleosi tendono a sedimentarsi e indurirsi. Per questi motivi talvolta ci pare che il nostro pavimento sia sporco e poco lucido anche se appena lavato.

In questo frangente e non solo è utile sapere come usare l’acido tamponato per pulire il pavimento. Un prodotto davvero efficace e riscontrabile a prezzi di mercato convenienti. Unica specifica: prestare attenzione durante l’uso.

Come si usa l’acido tamponato

Per capire come si usa e a cosa serve l’acido tamponato, occorre in primis chiarire di cosa stiamo parlando. La parola acido è corretta, poiché di ciò si tratta. Al contempo il termine è accompagnato dall’aggettivo “tamponato”. Per cui: non allarmiamoci poiché non si tratta di un prodotto così aggressivo come l’acido muriatico, ma è pur sempre un acido e quindi va maneggiato con cura.

Nella fattispecie esso si compone di:

  • Acido solfammico
  • Altri prodotti miscelati con esso impiegati nella funzione di tensioattivi emulsionanti

L’acido in questione è ottimo per pulire superfici che presentano incrostazioni, residui non altrimenti asportabili, come pulire il porfido dopo la stuccatura o come pulire le mattonelle dallo stucco, cioè depositi di sporcizia e grasso che, con un semplice straccio imbevuto di acqua calda e prodotti classici per la pulizia, non riusciamo a rimuovere.

Acido tamponato: a cosa serve?

Nell’edilizia sono frequenti gli utilizzi.

  • A seguito dell’incollaggio di un pavimento possono rimanere piccole macchie o gocce di colla sulle piastrelle; anche in tal caso può essere risolutivo l’utilizzo dell’acido per pulire piastrelle prima di procedere alla stuccatura.
  • Talvolta, a seguito di stuccatura, rimangono aloni o chiazze di stucco rappreso; anche in questa circostanza, quando ci si chiede come pulire le piastrelle dallo stucco, l’acido tamponato è una buona soluzione.
  • Ogni volta che viene realizzata una muratura faccia a vista, eventuali rimanenze di malta indurita possono essere agevolmente trattate. L’acido tamponato, inoltre, funziona bene anche per smacchiare mattoni a vista o per utilizzi più svariati come lavare pavimento terrazzo o sbiancare pavimento cotto.

Come appena accennato, dunque, possiamo servirci dell’articolo anche nella pulizia. I materiali che ben si prestano sono:

  • Marmo
  • Clinker
  • Granito
  • Pietra
  • Cotto

In sostanza, è consigliabile l’acido tamponato per cotto, per clinker, per granito o per piatra, così come l’acido tamponato per marmo, ma è da evitare l’uso su marmi lucidati e ardesia.

Rimanendo sul tema dell’utilizzo dell’acido per pavimenti, per quanto riguarda la ceramica classica è suggeribile procedere preventivamente con un piccolo esperimento su un campione a parte. In questo modo valuteremo l’impatto che esso avrà sul materiale.

Per quanto riguarda le modalità d’uso, l’acido viene normalmente diluito con acqua e quindi lo applichiamo al pavimento. Lasciamo che agisca per qualche minuto ed eventualmente passiamo con spugna abrasiva dove necessario. Infine, risciacquiamo e asciughiamo.

Ciò di cui abbiamo bisogno è a seguire:

  • Acido tamponato
  • Un secchio in plastica dove miscelarlo con acqua
  • Stracci e spugne
  • Guanti di gomma spessa
  • Occhiali per proteggere gli occhi –non fate avvicinare i bambini
  • Ulteriori stracci per asciugare o aspiraliquidi
come usare l acido tamponato

Acido tamponato: gres porcellanato e pulizia del pavimento

Nel caso lo vogliate usare per pulire un pavimento, c’è una buona probabilità che in casa vostra abbiate il gres porcellanato.
Da tempo è un materiale che va molto, e tuttora se ne vende in grande quantità. Tali pavimenti permettono un’ottima pulizia poiché lucidi. E questo, per assurdo, è proprio il loro limite.

Essendo ben lavabili, non li trattiamo con olio di gomito ma passiamo genericamente un colpo di straccio di quando in quando. Ma, così facendo, col tempo la superficie diventa progressivamente grassa e il grasso mal si asporta con normali prodotti detergenti.

Una particolare manutenzione del pavimento in gres porcellanato riguarda la sua pulizia dopo la posa, quando rimangono sulla superficie residui di sporco dovuti appunto ai lavori di applicazione.

Ad esempio, come togliere la colla dal pavimento in gres? Anche in questo caso, il lavaggio con acido tamponato risulta essere una soluzione semplice ed efficace.

Bene, ora che conoscete come usare l’acido tamponato una volta ogni tanto, per esempio non più di 2 o 3 volte all’anno, applicatelo anche per pulire fughe del gres porcellanato. Vedrete il giovamento che ne riceveranno le vostre piastrelle!

Un consiglio. Fate attenzione nel caso possediate mobili con le gambe in metallo: l’acido tamponato su acciaio può essere dannoso, perciò queste andranno preventivamente protette dal contatto con l’acido!

Acido tamponato per pulire fughe

Bene, senza bisogno di ulteriori spiegazioni, vi consigliamo di procedere come sopra detto anche al fine di pulire, sbiancare e insomma recuperare l’aspetto originale delle fughe del pavimento. Qui davvero si hanno i maggiori depositi di sporco e sudicio e l’unica vera arma è lasciare che l’acido corroda bene via tutto.

Acido tamponato per pulire i sanitari

Dopo aver chiarito brevemente a cosa serve l’acido tamponato ed aver fatto esempi pratici del suo utilizzo, a partire da come pulire le fughe delle piastrelle fino a come pulire mattonelle terrazzo, passiamo all’utilizzo dell’acido per la pulizia di un particolare ambiente domestico, il bagno: per quanto riguarda nello specifico i sanitari, il prodotto agisce in profondità riportando le ceramiche alla loro lucentezza iniziale.

È consigliabile anche l’utilizzo dell’acido tamponato nel wc, facendo tuttavia attenzione ad evitare componenti in metallo che possono essere danneggiati dal prodotto.

come usare l acido tamponato

Acido tamponato: prezzo in commercio

Ultimo aspetto, non da poco, è il prezzo dell’acido tamponato. Esistono confezioni da 1 litro, oppure delle taniche da 5 o più litri. Ovviamente a seconda dell’azienda produttrice che sceglierete ci sarà una forbice, ma in media dovreste spendere dai 12 ai 17 euro a litro anche in funzione del formato che acquisterete. Tutto sommato sarà una pulizia economica!

Richiedi informazioni:

Coperture in PVC trasparente per tettoie: funzione ed impiego

Categorie
Coperture in Pvc Ottobre 07, 2020

Al giorno d’oggi le tecnologie realizzative nell’edilizia sono moltissime. Oltre alle classiche soluzioni, ci sono altre possibilità attuative che liberano potenzialità nuove e interessanti.

Uno dei materiali che hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere è senza dubbio la plastica.

Per fare un esempio concreto e vicino a noi, parliamo del PVC. Il suo impiego per le coperture in PVC trasparente per tettoie è una soluzione che riserva il vantaggio delle leggerezza fisica, estetica e della luminosità, senza tralasciare numerosi altri pregi di ordine pratico.

Il PVC: produzione e caratteristiche

Prima di parlare della copertura in PVC trasparente ad uso esterno, facciamo un passo indietro e vediamo insieme: cosa si intende per PVC?

La domanda è lecita e, molto probabilmente, la risposta è poco nota.

Di certo tutti sappiamo essere un materiale plastico. Più specificatamente, il nome chimico è polivinilcloruro o cloruro di polivinile.

La sua produzione si è fatta strada durante il tardo ottocento in America con l’avanzare della rivoluzione industriale. Il PVC è giunto in un secondo momento in Europa approdando dapprima in Germania, paese storicamente leader nell’industria chimica.

Il prodotto finale delle lavorazioni è una polvere impiegabile per la realizzazione di moltissimi prodotti in svariati ambiti.

Coperture in PVC trasparente per tettoie esterne: come funzionano?

Da dove partire per realizzare coperture in PVC trasparente per tettoie esterne?

Gli elementi atti alla realizzazione di una copertura in polivinile ad uso esterno sono principalmente delle lastre o pannelli in PVC, adatti ad essere disposti orizzontalmente a mo’ di solaio.

Per amore di verità, diciamo che la parola solaio va presa con le pinze. Infatti esso è una struttura preposta a sorreggere qualunque carico per il quale venga calcolata.

Nel caso della copertura in PVC trasparente parliamo di elementi più esili e che quindi hanno delle delimitazioni d’obbligo ma possono comunque essere ottimi in certi contesti.

Un esempio ottimo da cui prendere spunto è la realizzazione di coperture in PVC trasparente per tettoie.

Quelle che servono per sorreggere la copertura in PVC sono solitamente le lastre a onda, caratterizzate dal tipico andamento che richiama appunto un’onda.

Tale conformazione delle onduline per copertura tettoie serve a massimizzare il momento d’inerzia della lastra: se essa fosse piatta, infatti, potrebbe malapena sorreggere il peso proprio, forse.

Una caratteristica di queste lastre ad onduline per copertura tettoie è il peso: infatti esso è molto contenuto quindi la struttura sottostante non viene praticamente caricata.

Gyproc 810 x 125

Coperture trasparenti per esterni in PVC: dove vengono impiegate?

La trasparenza è, come possiamo immaginare, uno dei punti forti delle coperture per tettoie in PVC.

In verità, il polivinilcloruro può essere colorato in fase produttiva con moltissimi colori.

Dove possono essere impiegate queste coperture ad uso esterno trasparenti in PVC?

Nell’eventualità che vogliamo coprire anche solo temporaneamente un pergolato o un gazebo in giardino senza però perdere la luce, possiamo sicuramente procedere con una copertura trasparente in PVC.

In questo caso, i pannelli in PVC per esterni vengono generalmente posti su una struttura muraria, di legno o di ferro.

In tante altre occasioni possiamo usare la copertura in PVC, come per esempio installare una piccola tettoia sovrastante un ingresso di casa.

Per una copertura in plastica per esterni o per la realizzazione di una piccola tettoia in plastica sono perciò necessari dei rotoli di plastica trasparente per coperture, facilmente reperibili e ad un prezzo non elevato.

In tale circostanza, merita dire che spesso il PVC viene impiegato anche in occasioni di architettura contemporanea. Se di buona qualità e se associato a sottostrutture ben disegnate e realizzate, il risultato estetico finale è garantito.

Perché preferire il PVC ad altri materiali per le coperture per tettoie esterne?

Le coperture trasparenti per tettoie offrono maggiori vantaggi rispetto alle soluzioni per tettoie esterne di altri materiali (come coppi, ferro o legno), soprattutto per la loro capacità di far passare la luce, proteggendosi allo stesso tempo dai raggi UV e da vento e pioggia.

Grazie alle sue caratteristiche di impermeabilità, luminosità e trasparenza, dunque, la tettoia in PVC trasparente può essere considerata come la soluzione più pratica e vantaggiosa alla necessità di coprire una tettoia in modo economico.

Infatti si può dire che si tratta di coperture per esterni economiche e, come vedremo nel prossimo paragrafo, il loro prezzo è variabile anche in funzione alle diverse forme e misure.

Quali sono i prezzi delle coperture in PVC per tettoie?

In ultima analisi, vediamo qual è il prezzo delle coperture in PVC trasparente per tettoie.

Sicuramente meno della gran parte delle altre tecnologie a disposizione. Meno che servirsi di travicelli e tavolato lignei e meno anche di soluzioni metalliche in genere.

Dapprima ricordiamo che le onduline, come spesso vengono definite per via della loro forma, sono presenti nel mercato con più forme e più prezzi.

Esistono formati seguenti:

  • Lastre quadrate in PVC
  • Lastre rettangolari in PVC
  • Rotoli avvolgibili in PVC

A seconda della tipologia di PVC scelta, anche le misure variano:

  • 70×10 cm
  • 80×200 cm
  • 100×230 cm
  • Rotoli alti 1 metro e lunghi 3-4-5 o più metri

In questo caso i prezzi delle coperture trasparenti in PVC per esterno possono variare dai 5-7 fino ai 12 o 15 euro a metro quadrato.

Per il PVC in rulli, invece, si spende dai 4-5 ai 8-10 euro a metro quadrato a seconda di formato e spessore. Prezzo diverso, inoltre, per quanto riguarda i teli in PVC per coperture.

Richiedi informazioni:

Quanto costa rifare un bagno completo: manodopera e materiali

Categorie
Bagno Finiture Ottobre 06, 2020

Fra i molti lavori di risistemazione che possiamo svolgere a casa nostra, alcuni sono più frequenti perché meno impegnativi, come per esempio la tinteggiatura delle pareti. Altri lavori invece sono più rari poiché richiedono tempo, maggior impegno economico e creano dei disagi: un esempio su tutti, il rifacimento del bagno.

Vediamo insieme quindi quanto costa rifare un bagno, un’opera del genere infatti, va gestita al meglio in termini di tempo e spese.

Quali sono i costi per il rifacimento di un bagno completo? Lavorazioni e costi relativi

Se non vi siete mai chiesti “quanto costa rifare il bagno?” ma sentite ora la necessità di saperlo, questo articolo vi aiuterà a capire quali sono le spese da sostenere.

Risistemare un bagno può presentare molteplici fattori da considerare di volta in volta, questi naturalmente influenzeranno la forbice di spesa allargandola o restringendola.

Uno dei fattori principali è la posizione di casa.

Infatti, se abitate in un congestionato quartiere di un’affollata città, le imprese avranno il problema di avvicinarsi a casa vostra, di trovare parcheggio e, probabilmente, di doverlo pagare.

Se vivete in campagna, capite che la logistica è più semplice e il costo della vita presumibilmente meno caro.

Inoltre il costo per ristrutturare un bagno sarà influenzato dal piano dell’edificio, cioè se vivete al quinto piano di un condominio o in una casetta isolata facilmente raggiungibile.

Tenete in considerazione anche quale parte del bagno volete cambiare.

Se intendete cambiare un semplice rubinetto e ritinteggiare le pareti, oppure se volete procedere ad un rifacimento completo.

quanto costa rifare un bagno costi

Di seguito vediamo le fasi necessarie nel caso fossimo in quest’ultima ipotesi, la più impegnativa possibile.

  • Demolizione e smaltimento delle piastrelle di rivestimento murario e del pavimento
  • Demolizione e smaltimento dei massetti impiantistici
  • Smantellamento e smaltimento degli impianti idrici comprensivi di sanitari e degli impianti elettrici esistenti
  • Riposizionamento degli impianti
  • Stesura del nuovo massetto impiantistico
  • Stesura dei pavimenti e dei rivestimenti a parete
  • Installazione sanitari

Possiamo affermare che, per queste operazioni, il costo per rifare un bagno si aggira dai 4000 agli 8000 euro.

In questa forbice rientrano i fattori sopra citati e, soprattutto, se prendiamo come riferimento la superficie di un bagno medio di 5 o 6 metri quadrati, la differenza è data dal livello di pregio delle finiture.

Ma quanto costa piastrellare un bagno?

Si può dire che il costo rifacimento pavimento varia in base a diversi fattori, primo tra tutti il tipo di piastrelle che si scelgono.

Potete infatti scegliere piastrelle che si aggirano ad un costo di 18 euro a metro quadro o piastrelle da 80 euro a metro quadro.

Anche la scelta dei sanitari e della rubinetteria è estremamente incisiva. Ci sono buoni lavabi a circa 70 euro e oggetti di design dal prezzo superiore ai 250 euro.

Inoltre, due domande frequenti quando si tratta di rifare un bagno sono: “quanto costa sostituire una vasca da bagno?” o “quanto costa cambiare vasca in doccia?

La seconda domanda, in particolar modo, è più frequente nel caso in cui si voglia recuperare un po’ di spazio in un bagno di piccole dimensioni.

In ambito ristrutturazione bagno, infatti, si può cogliere la palla al balzo per sostituire la vasca da bagno, magari anche poco utilizzata, con un piatto doccia più pratico e salvaspazio.

Per rispondere alla domanda “quanto costa cambiare vasca in doccia?”, perciò, si può affermare che il costo medio per questo intervento si aggira intorno a 1.400 euro.

Rifacimento del bagno e costo della manodopera

Mediamente si può pensare che il costo per la realizzazione di un bagno piccolo di non eccessive pretese si aggiri attorno ai 4000 euro.

In linea di massima stimiamo che la manodopera copra il 55% per questo genere di opere.

In questo caso avremmo quindi 2200 euro. Ai fini di una verifica, considerando un costo orario di manodopera specializzata di 24 euro per ora, avremmo all’incirca 12 giorni lavorativi pieni per il compimento del lavoro in questione, un tempo sensato.

Quanto costa ristrutturare un bagno piccolo: quali differenze rispetto ad un bagno di medie dimensioni?

Quanto può costare ristrutturare un bagno piccolo? Esiste un risparmio cospicuo rispetto ad un bagno di medie o grandi dimensioni?

Teniamo conto che ci sono margini di risparmio ma solo in parte.

Infatti, nella tradizione italiana, un bagno porta sempre 4 pezzi per quanto riguarda l’allestimento dei sanitari:

  • WC
  • Bidet
  • Lavabo
  • Cabina doccia o vasca da bagno

Normalmente si ha la doccia o la vasca, ma talvolta possono presentarsi entrambe.

Se il bagno è un bagnetto di servizio dall’importanza minima, può mancare il bidet, ma in generale questo è davvero molto raro. Ognuno di questi sanitari avrà bisogno della sua rubinetteria.

Infine saranno necessari i dovuti punti luce e i punti corrente per attaccare l’asciugacapelli o la piastra.

Tutto ciò ci fa comprendere che la spesa per i materiali, che si tratti di un bagno di 3 metri quadrati o di 9, non varia di molto.

Certo, possono fare la differenza le misure quando si tratta di posa di pavimento e rivestimenti. Pavimentare 3 metri quadri non è come pavimentarne 9. Ma attenzione, anche qui potreste stupirvi!

Infatti l’impegno e le difficoltà maggiori non saranno richiesti al piastrellista per la posa nel mezzo della stanza da bagno.

Questo è un compito infatti relativamente più facile rispetto alle lavorazioni agli spigoli.

Quindi per assurdo un bagno minuscolo e dal perimetro irregolare, può presentare più difficoltà di un bagno grande ma dalla forma rettangolare e regolare.

quanto costa rifare un bagno piccolo

Quanto costa applicare finiture particolari come la resina e gli stucchi veneziani in bagno?

Infine, cosa può influenzare ulteriormente il costo del rifacimento di un bagno?

Come detto, le finiture hanno un peso di rilievo nell’economia del tutto.

Affrontiamo due casi celebri insieme.

In questo periodo sono molto di tendenza le resine epossidiche. Sono materiali eleganti, sobri, minimali, dal grande carattere e presenza materica. Spesso hanno colori tendenti al grigio scuro e quindi possono essere adeguate poiché lo sporco non risalta. Queste hanno costi che vanno dai 50 ai 90 euro a metro quadrato e possono essere applicate sia a muro sia a pavimento.

Per le pareti potete anche pensare alla soluzione dello stucco veneziano. Finitura storica di grande pregio e dall’eleganza ricercata, è a base di calce e risulta perfettamente impermeabile se ben realizzata.

In questo caso il risultato finale viene raggiunto per stesure molteplici e genericamente 4 passate sono consone ad un buon risultato. Con un costo medio di circa 10-15 euro l’una, lo stucco veneziano giunge ad un prezzo finito di 40-60 euro a metro quadrato.

Come intendete, se acquistate piastrelle economiche e considerate un costo di posa di circa 20-30 euro a metro quadrato, potete risparmiare.

Se invece vi orientate su un prodotto di maggior pregio, spenderete di più.

Ristrutturazione bagno detrazioni 2020

Secondo l’ultima circolare dell’Agenzia delle Entrate, è possibile sfruttare le detrazioni al 50% per le spese pagate dal 26 giugno 2020 al 31 dicembre 2020, con un tetto massimo di spesa pari a 96 mila euro.

La detrazione, che deve essere distribuita in 10 quote annuali della stessa cifra, compete nel caso di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia, relativi a interi fabbricati, svolti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che procedono con l’alienazione o assegnazione dell’immobile non oltre i 18 mesi dalla data di completamento dei lavori.

In particolare, gli interventi necessari per rifare un bagno che rientrano in quelli ammessi alla detrazione ristrutturazione 2020 sono:

Lavori di messa a norma
• Restauro impianto idraulico
• Lavori di rinnovamento
Sostituzione sanitari con modelli diversi o in altro luogo
• Arredo bagno
• Sostituzione vasca con doccia e viceversa
• Realizzazione bagno ex novo

Non rientrano invece tra gli interventi detraibili la sostituzione dei sanitari con modelli simili ma nuovi e sostituzione rubinetti e piastrelle.

Per quanto i mobili del bagno, inoltre, può essere richiesta una detrazione del 50%, ma con un limite massimo di spesa pari a 10.000 euro.

Cosa considerare nel momento in cui si richiede un preventivo per la ristrutturazione del bagno?

Alcune opere di manutenzione necessarie alla compilazione della richiesta di preventivo, che incidono quindi sul costo ristrutturazione bagno, sono:

• La sostituzione di tubature, sanitari e piastrelle
• Lo spostamento di sanitari
• Il rifacimento dell’impianto elettrico, dell’impianto idraulico e di climatizzazione
La verniciatura
• Il rifacimento dei pavimenti
La realizzazione del bagno in muratura, di arredi in muratura e di rifiniture in cartongesso
• Il restauro degli infissi
• La sovrapposizione della vasca da bagno o la sostituzione della vasca con doccia

È da sottolineare, tuttavia, che le detrazioni saranno inferiori per coloro con reddito superiore a 120 mila euro e nulle per coloro con reddito superiore a 240 mila euro.

Richiedi informazioni:

Intonaco per esterni, quale fa al caso nostro?

Categorie
Finiture Pitture Vernici per Esterni Ottobre 06, 2020

L’intonaco per esterni è la pelle delle nostre abitazioni, quella che protegge dagli agenti atmosferici e dona colore alle nostre città. Due fattori di uguale importanza che permettono di avere condizioni di comfort abitativo e di decoro urbano migliori per tutti noi. Scegliere il tipo di intonaco più adatto non è sempre facile, ma il mercato offre numerose possibilità studiate per soddisfare le esigenze di ogni edificio a seconda delle condizioni ambientali in cui si trova.

Per scegliere l'intonaco per esterno bisogna considerare la composizione della malta.

Come viene realizzato l’intonaco per esterni

L’intonaco per esterno non è nient’altro che una particolare malta composta da diversi materiali inerti, come ad esempio la sabbia, che devono rappresentare almeno il 50% del composto. Viene quindi aggiunto un agente legante che può essere la calce, la calce idraulica, il gesso oppure altri leganti ottenuti industrialmente.

Nel caso dell’intonaco per mura esterne l’agente legante deve essere in grado di proteggere le pareti dagli agenti atmosferici ma allo stesso tempo permettere alle pareti di respirare per evitare la formazione di condense.

Come scegliere un buon intonaco per esterno

Per scegliere il miglior intonaco per esterno bisogna considerare delle caratteristiche particolari. Per prima cosa bisogna far attenzione alla composizione della malta:

  • Malta con calce idraulica a base di argilla: in questo caso gli intonaci per esterni risulteranno sufficientemente traspiranti e garantiranno un’ottima aderenza alle pareti esterne, offrendo una discreta protezione contro gli sbalzi termici.
  • Malta con calce idraulica e pozzolana: a differenza della prima tipologia, in questo caso viene aggiuntata la pozzolana; si tratta di un materiale vulcanico che aumenta la resistenza dell’intonaco per esterni all’acqua e all’umidità. È la soluzione migliore per pareti esposte a climi molto piovosi o umidi.
  • Malta con calce idraulica e cemento: questa combinazione di materiali unisce i vantaggi della calce idraulica con argilla e con pozzolana. Gli intonaci per esterno con questa combinazione, oltre ad adattarsi perfettamente alla muratura, offrono un’elevata protezione da sbalzi termici, acqua e formazioni di condense.

L’applicazione dell’intonaco avviene stendendo il materiale in strati sovrapposti.

Il primo strato, chiamato “rinzaffo” e caratterizzato da granulometria spessa, aderisce direttamente alla muratura ed ha il ruolo di attaccarsi perfettamente al supporto. Il secondo strato prende il nome di “arriccio” ed è caratterizzato da una buona impermeabilità e resistenza meccanica e dona alla parete uniformità. Lo strato esterno, che in definitiva è l’intonaco di finitura per esterni, è chiamato “intonachino” e presenta una granulometria fine ed esteticamente piacevole.

Arrivati a questo punto vi chiederete sicuramente se è consigliabile scegliere un intonaco premiscelato per esterni o un intonaco per esterni tradizionale. Con il prossimo paragrafo ti chiariamo le idee!

La scelta di un intonaco per esterno può interessare un composto da miscelare o uno premiscelato.

Intonaco premiscelato o intonaco tradizionale?

Spesso un altro dei dilemmi che ci troviamo ad affrontare riguardo la scelta di un intonaco per esterno è se ricorrere ad un composto da miscelare in loco o uno premiscelato.

L’intonaco tradizionale viene in genere prodotto sul luogo e si ha la possibilità di creare l’intonaco ideale per ogni situazione. Tuttavia non è sempre così semplice reperire le materie prime e può essere difficile mantenere costanti il chimismo e le granulometrie del composto. Infine, anche se il prezzo è senza dubbio più basso rispetto a quello dell’intonaco premiscelato, non vengono presi in considerazione costi logistici dovuti al trasporto e alla miscelazione dei diversi materiali.

Al contrario, l’intonaco premiscelato essendo prodotto industrialmente garantisce precisi standard granulometrici (materiali che vengono selezionati e macinati), di chimismo (vengono usati sempre gli stessi materiali) e di formulazione dato che l’impasto è realizzato da macchine.

Inoltre i costi saranno in un certo senso “certi”, dato che dovrete pagare solo il composto finale e l’eventuale manodopera per applicarlo. L’unico svantaggio, fatta eccezione per il prezzo maggiore, è quello di non poter raggiungere un livello di personalizzazione così elevato come nel caso dell’intonaco tradizionale.

Quale intonaco scegliere? Le varie tipologie di intonaco esterno

Le tipologie di intonaco esterno sono sempre più numerose con il passare degli anni e lo sviluppo di nuove innovazioni.

La tipologia di intonaco da esterno deve essere scelta anche in base al campo di utilizzo e alla funzione principale che deve svolgere.

Ogni tipologia presente sul mercato, infatti, è caratterizzata da aspetti differenti, come ad esempio la durata necessaria di posa, lo spessore ed il costo del materiale, che devono essere presi in considerazione e valutati durante la scelta dell’intonaco per esterni più adatto per l’edificio in questione.

Parlando di estetica, si ricorre spesso all’utilizzo di intonaco per esterni colorato, nel caso in cui si voglia offrire dinamicità e colore agli ambienti esterni, o di intonaco rasante per esterni, nel caso in cui l’obiettivo sia quello di lisciare muri e renderli perfetti alla vista.

Al contrario, si predilige l’intonaco grezzo esterno quando si vuole donare un aspetto rustico all’edificio, lasciando la parete ruvida superficialmente e risparmiando così tempo e costi di esecuzione.

Rimanendo sul lato estetico, un’altra soluzione di intonaco di finitura per esterni riguarda l’intonaco decorativo o plastico per esterni, caratterizzato dalla sua composizione di polveri inerti, granulometria varia e resina acrilica.

Passando al lato più tecnico, per un intonaco esterno più resistente al fuoco si opta per i cosiddetti “intonaci ignifughi”, mentre se l’obiettivo è quello di ripristinare intonaci con bassa tendenza al ritiro, un’opzione valida è quella dell’intonaco fibrorinforzante.

In questo contesto, una novità in campo di intonaco esterno è l’intonaco termico o intonaco termoisolante per esterni, che approfondiremo nel prossimo paragrafo.

La novità dell’intonaco termico

Al giorno d’oggi il risparmio energetico e l’edilizia eco-sostenibile stanno avendo sempre più importanza, e per questo motivo è stato recentemente introdotto l’intonaco termico. Si tratta di un particolare tipo d’intonaco per esterni che permette di eliminare ponti termici tra esterno e interno, garantendo, allo stesso tempo, la necessaria traspirabilità del composto. Esistono numerosi produttori che propongono questa tipologia d’intonaco e la sua applicazione è veramente molto semplice. Se desideri rendere la tua casa più sostenibile e risparmiare consumando meno energia varrà sicuramente la pena spendere un po’ di più e scegliere l’intonaco termico.

Richiedi informazioni:

Vetrate a pacchetto: prezzi, permessi necessari e utilizzo

Categorie
Arredo Esterno Settembre 29, 2020

Di certo molte volte abbiamo pensato che sarebbe stato bello poter vivere a pieno il portico di casa oppure il balcone del living. Questi spazi sono fruibili di fatto solo in estate, quando la calura stagionale ci spinge a cercare aria fresca cenando all’aperto. Tali luoghi in inverno sono ovviamente inaccessibili poiché il freddo è proibitivo. E anche in estate, qualora li usiamo, portano comunque con sé alcuni limiti. Infatti non pensiamo tali spazi come effettive parti di casa. Una volta conclusa la cena in terrazza, ci viene naturale e automatico ritrarre piatti, posate e quant’altro all’interno dell’abitazione. Questo perché non consideriamo lo spazio aperto come un ambiente domestico a pieno titolo.
Ma cosa accadrebbe se potessimo vetrare questi volumi isolandoli dall’esterno? Inaccessibili da fuori, isolati, sicuri. Di fatto come una sorta estensione del living, però vetrato. La loro percezione e il loro uso cambierebbero radicalmente.
Vediamo dunque assieme come raggiungere con le vetrate a pacchetto questo risultato.

Vetrate a pacchetto: come recuperare l’uso degli spazi aperti

Di fatto il posizionamento di vetrate nel modo e nelle occasioni giuste permette di guadagnare spazi nuovi.

Questi non solo rappresentano superficie vivibile in più rispetto a quella che già possediamo, ma offrono anche suggestioni piacevoli del tutto inattese.

Vivere all’interno di uno spazio vetrato, in cui siamo a contatto con l’esterno ma manteniamo comunque la nostra privacy, è un’esperienza elettrizzante.

Le possibilità sono molteplici e ci è concesso di reinterpretare numerosi ambienti:

  • Logge
  • Porticati
  • Balconi
  • Terrazzi
  • Terrazze a tasca

In particolar modo, le vetrate a pacchetto sono dispositivi particolari, i quali differiscono rispetto alle vetrate classiche.

Nella nostra esperienza siamo abituati alle singole finestre o porte finestre. Oppure a vetrate più importanti caratterizzate da superfici maggiori. Ma, nonostante le diversità, è sempre presente un sistema portante a telaio che sorregge il tutto.

Tali soluzioni si basano sulla presenza quindi di ante e parti mobili, che possono essere aperte e chiuse a nostro piacimento, e parti fisse.

L’ingombro di queste ultime va considerato come permanente e con esso dobbiamo fare i conti nel momento in cui arrediamo e viviamo i nuovi ambienti.

Le vetrate a pacchetto, invece, come il nome stesso suggerisce, sono caratterizzate da una configurazione di cerniere che permette alle singole vetrate di impacchettarsi appunto una sull’altra.

Queste, se distese, si chiudono in modo ermetico mentre aprendosi tendono di fatto scomparire andando a formare un pacchetto di lastre sovrapposte. Questo rimarrà del tutto defilato ad un lato dell’apertura.

vetrata a pacchetto
Profilitec 810 x 125

Come si utilizzano le vetrate a pacchetto per balconi

Un esempio tipico in cui l’impiego di questa tecnologia può risultare utilissimo è il balcone.

Infatti, se disponiamo di un balcone sufficientemente ampio dove possiamo posizionare qualche comoda seduta, vetrandolo guadagneremo importanti metri quadrati.

In estate lo apriremo e la brezza ci rinfrescherà. In inverno lo chiuderemo, godendo della vista notturna verso l’esterno.

Chiusura con vetrate: tutte le alternative

Le tipologie di chiusura con vetrate sono numerose e variano in base ad esigenze e gusti.

Luce, protezione da polveri, smog, vento ed agenti atmosferici sono soltanto alcuni dei tanti vantaggi.

Nate inizialmente con il solo scopo di frangivento, la tecnologia delle vetrate è avanzata nel tempo arrivando ed essere un’ottima soluzione per godere del giardino anche in inverno, per chiudere spazi aperti come le vetrate per terrazzi, dividere gli interni, chiudere verande e pergolati, o addirittura come parete completamente in vetro per gallerie commerciali, ristoranti, bar e verande di locali.

In base alle esigenze ed ai gusti di chi le deve installare, le vetrate sono una pratica vantaggiosa per ricavare dello spazio vivibile sia in case private, come ad esempio le vetrate a scomparsa per balconi, che in ambienti commerciali e pubblici.

Come abbiamo detto, le chiusure in vetro a pacchetto consistono in un insieme di ante indipendenti completamente in vetro che scorrono singolarmente all’interno di binari e si impacchettano su un lato a ridosso dell’anta principale, creando così una sorta di pacchetto dall’ingombro contenuto.

Ora che avete ben capito come funzionano le finestre a pacchetto, vediamo quali sono le alternative disponibili sul mercato, che si differenziano l’una dall’altra principalmente per il tipo di chiusura.

Le vetrate pieghevoli a libro sono invece composte da più ante incernierate tra loro che unite insieme formano dei moduli.

Questi scorrono sullo stesso binario e si ripiegano su sé stessi ruotando di 90°, dando forma ad una sorta di fisarmonica, motivo per cui questo tipo di vetrate è conosciuto anche come vetrate a fisarmonica.

Vantaggio delle vetrate pieghevoli a libro è il fatto che i moduli possono ripiegarsi su sé stessi ed essere posizionati in qualsiasi punto della vetrata, non per forza da una parte.

Un’altra tipologia sono le vetrate scorrevoli a pacchetto in parallelo, formate da pannelli in vetro legati tra loro da tappi di trascinamento posizionati sui fianchi inferiori delle ante.

Questo tipo di vetrata consente di aprire e chiudere tutta la vetrata trainando soltanto l’anta principale.

Come si deduce dal loro nome, queste vetrate presentano pannelli disposti in parallelo tra loro su binari a più vie, che a vetrata completamente aperta si affiancano “nascondendosi” dietro la prima anta.

Il vantaggio in questo caso riguarda la rapidità del movimento di apertura e chiusura delle vetrate e la loro possibilità di essere installate su ogni tipo di struttura.

Vetrate a pacchetto: autorizzazioni per l’installazione

In merito a tali operazioni ci curiamo di ricordarvi che, qualora creiate un perimetro di vetro tale da ottenere nuova superficie utile, questo andrà ad incrementare i parametri urbanistici della vostra abitazione e potrebbero essere necessari specifici permessi.

Quindi, prima di procedere, rivolgetevi a un professionista che vi sostenga nella realizzazione dell’intervento così da essere sereni di non incorrere in eventuali problemi.

Generalmente le vetrate che non presentano componenti metallici verticali e orizzontali, costituite da ante paravento rimovibili manualmente ed in poco tempo, come nel caso di vetrate panoramiche, non sono soggette ad autorizzazioni.

Questo perché, a differenza di altre vetrate installate proprio per recuperare spazio inutilizzabile, non implicano un cambiamento di destinazione d’uso.

Comunque, data la complessità e le differenziazioni del quadro normativo italiano in base al territorio, è consigliato verificare presso il proprio comune la presenza di eventuali vincoli precisi.

vetrate a pacchetto

Vetrate a pacchetto: prezzi di mercato

Infine facciamoci un’idea del costo di un intervento del genere.

Tenete conto che ci sono numerose variabili in gioco. Interventi piccoli costano in proporzione di più rispetto ad interventi grandi poiché il costo fisso si fa sentire maggiormente.

Inoltre, talvolta non si tratta semplicemente di produrre e porre in opera le vetrate. Infatti tali sistemi necessitano di una copertura piana superiore alla quale connettersi e quindi, ad esempio nel caso dei balconi, non essendoci questa piana è necessario realizzarla appositamente.

Ma il fattore forse più incisivo è dato dalla grandezza delle lastre e dal tipo che scegliamo: se con camera singola o addirittura doppia camera.

Come prezzo di riferimento possiamo valutare una forbice che va dai 200 ai 500 euro a metro quadrato in funzione di quanto detto.

Prezzi vetrate scorrevoli: per il costo al metro quadro per vetrate scorrevoli occorre senza dubbio considerare anche diversi aspetti, primi tra tutti il montaggio.

Ricorda, quindi, al momento del preventivo, di chiedere anche i costi relativi a trasporto, manodopera, smaltimento dei vecchi infissi e manutenzione.

Richiedi informazioni: