Costo impianto riscaldamento a pavimento: consigli utili

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Finiture Riscaldamento Riscaldamento a Pavimento 12 Ottobre, 2020

Sia che vogliamo rinnovare i nostri spazi abitativi o ristrutturare un nuovo appartamento, dovremo necessariamente confrontarci con il costo dell’impianto di riscaldamento a pavimento o con il costo di quello più tradizionale. La scelta del sistema di riscaldamento attualmente ricade sempre più spesso sull’impianto a pavimento. In questo ambito, dunque, troverete utili specifiche tecniche sul funzionamento ed il costo legato all’impianto di riscaldamento a pavimento, saprete scegliere con oculatezza se percorrere una strada tradizionale oppure sceglierne una più innovativa.

Perché scegliere un impianto di riscaldamento a pavimento: i vantaggi

Come abbiamo già avuto modo di approfondire nell’articolo Riscaldamento a pavimento: ecco tutto quello che bisogna sapere! proveremo ora a fornirvi qualche informazione in più per aiutarvi a comprendere in maniera ottimale il funzionamento di questa soluzione innovativa per darvi una panoramica generale legata al costo dell’impianto del riscaldamento a pavimento, la sua realizzazione e gestione.

Attualmente la grande sfida è il recupero dell’esistente più che la nuova costruzione, motivo per cui è prassi quotidiana, anche grazie agli incentivi statali di cui possiamo godere parlare di ristrutturazione.

In questo settore risultano cruciali il benessere climatico e l’efficienza energetica.

Inoltre, considerando che gli edifici nei quali viviamo purtroppo presentano quasi sempre carenze tecnologiche nell’involucro che separa gli ambienti interni dall’esterno, il motivo principale di malessere nella vita quotidiana è il forte freddo nei mesi invernali.

Pertanto, il “fattore riscaldamento” gioca un ruolo decisivo nelle ristrutturazione.

Le soluzioni tecnologiche che abbiamo a disposizione sono essenzialmente due:

  • Riscaldamento tradizionale a radiatori
  • Riscaldamento innovativo a pannelli radianti

Quali sono le differenze legate all’installazione, gestione e costo di un impianto di riscaldamento a pavimento (a pannelli radianti) rispetto ad un impianto di riscaldamento più tradizionale (a radiatori)?

Entrambi i sistemi di riscaldamento funzionano servendosi di un liquido vettore, cioè l’acqua, che conduce il calore.

Certo, il costo relativo all’impianto di riscaldamento a pavimento come quello più tradizionale può basarsi anche all’utilizzo di elettricità che percorrendo delle serpentine le riscalda e, quindi, queste funzionano da corpo radiante.

Ad essere onesti, tale metodo è davvero molto poco usato per cui merita lasciarlo da parte in questa sede.

Prezzo impianto riscaldamento a pavimento

Come funziona un impianto di riscaldamento tradizionale

Il riscaldamento classico funziona tramite una caldaia che produce acqua calda alla temperatura di circa 70°. L’acqua percorre un circuito chiuso che parte dalla caldaia e torna alla caldaia stessa.

Durante tale circuito, l’acqua attraversa forzatamente i termosifoni che, appositamente progettati perché la loro superficie di contatto con l’ambiente sia massimizzata, scambiano calore con l’aria circostante riscaldandola.

Pertanto, l’aria inizia a muoversi con moti convettivi e quindi a spostarsi all’interno degli ambienti riscaldandoli. Il calore si propaga quidni principalmente per moti convettivi.

Come funziona un impianto di riscaldamento a pavimento

Il riscaldamento a pavimento ha necessità comunque di una caldaia, ma i termosifoni vengono sostituiti da delle serpentine posizionate a terra, sotto il pavimento sul quale camminiamo, ed infine vengono affogate all’interno del massetto.

In questo caso l’acqua viaggia a temperature più basse: circa 30-35°. Il calore non si propaga più per moti convettivi. Infatti tali moti si instaurano qualora la differenza di temperatura fra le masse d’aria fredda e calda sia notevole.

Ma, poiché qui l’aria riscaldata dai pavimenti raggiunge temperature molto più basse rispetto a quella riscaldata dai radiatori, questa rimane pressoché immobile o comunque si muove in modo estremamente lento. In questo caso il calore si propaga per irraggiamento, come accade per il sole.

Differenze tra l’impianto di riscaldamento a pavimento e quello tradizionale

Per quanto riguarda il metodo classico, i termosifoni si scaldano velocemente con acqua ad alta temperatura portando gli ambienti a riscaldarsi e raffreddarsi velocemente perché, una volta spenta la caldaia, l’acqua in circolo si raffredda in men che non si dica.

Al contrario, i pannelli radianti che vengono utilizzati nell’impianto di riscaldamento a pavimento si riscaldano molto più lentamente e si raffreddano pure molto più lentamente poiché l’acqua ha temperature più basse.

Inoltre, in quest’ultimo caso, il mezzo che divide l’ambiente dal vettore di calore è un massetto di calcestruzzo che presenta una notevole inerzia termica e quindi i passaggi fra temperature diverse sono meno rapidi.

Pertanto, questo metodo innovativo richiede di entrare in funzione a inizio del periodo invernale ed essere disattivato alla fine di tale periodo, non è consigliabile le attivazioni localizzate nel tempo: gli ambienti iniziano ad arrivare in temperatura dopo circa 24-36 ore dall’accensione.

Di seguito vi proponiamo una lista di alcune caratteristiche in base alle quali scegliere i due impianti e, successivamente vi mostreremo il prezzo di un impianto di riscaldamento a pavimento e di quello legato all’impianto più tradizionale.

Riscaldamento a radiatori tradizionale: pro e contro

  1. Funziona con acqua a 70°
  2. Scalda rapidamente l’ambiente e altrettanto rapidamente il calore si disperde
  3. L’aria riscaldata si mette in circolo: questo comporta anche l’innalzamento delle polveri sospese nelle masse d’aria
  4. Se si verifica un guasto all’impianto è facilmente localizzabile

Riscaldamento a terra: pro e contro

  1. Funziona con acqua a 35°
  2. Scalda molto lentamente l’ambiente e altrettanto lentamente si raffredda
  3. L’aria non si mette in circolo pertanto potete avere ambienti più salubri poiché non si alza polvere
  4. Il pavimento riscaldato, contenendo le serpentine, non si raffredda mai e questo porta con sé il benessere di avere i piedi sempre caldi
  5. Lo spazio occupato dai radiatori viene risparmiato
  6. Se avviene un guasto la localizzazione è molto difficoltosa

Prezzi di un impianto di riscaldamento a pavimento e costi di gestione

Il prezzo dell’impianto di riscaldamento a pavimento in termini di realizzazione è più oneroso rispetto a quello tradizionale. L’installazione può costare fino al 30-40 % in più.

In generale, per stabilire quanto costa un impianto di riscaldamento a pavimento al mq, è corretto valutare una forbice di costi che va dai 50 ai 90 euro a metro quadrato a seconda di alcuni aspetti quali: posizione geografica, luogo (campagna o città), piano dell’edificio ecc. che affronteremo nei prossimi paragrafi.

Discorso contrario se si considera il prezzo dell’impianto di riscaldamento a pavimento rispetto a quello tradizionale in termini di gestione: il costo riscaldamento a pavimento, infatti, è sensibilmente minore e in un’ottica di prospettiva permette un oggettivo risparmio stimabile all’incirca del 15-25%.

È da far presente che se avete un involucro esterno poco isolato il calore dei pannelli si disperderà rapidamente e quindi il risparmio appena illustrato si abbasserà sensibilmente.

In poche parole, non sono i costi di gestione a far la differenza nel costo riscaldamento a pavimento, ma più che altro è l’investimento iniziale ad essere piuttosto elevato.

Quindi, quanto costa un impianto di riscaldamento a pavimento?

Diciamo che per definire il prezzo riscaldamento a pavimento occorre tenere in considerazione alcuni aspetti, relativi soprattutto all’uso di materiali specifici, componenti impiegati nell’impianto, così come il tipo di lavoro svolto dai tecnici.

È richiesta in questo caso la mano di uno specialista certificato, che sia ben preparato su come installare un impianto di riscaldamento a pavimento, dopo aver ovviamente definito il progetto.

Preventivo impianto di riscaldamento a pavimento: quali fattori incidono sul prezzo?

Partendo dal contesto più generale, per stabilire il costo riscaldamento a pavimento occorre innanzitutto considerare la posizione geografica dell’edificio in cui si attuerà la realizzazione di un impianto di riscaldamento, se questo è già abbastanza isolato termicamente, ed il costo della manodopera.

Andando più nello specifico, poi, è opportuno valutare le componenti che saranno necessarie per l’installazione.

  • La posizione geografica influisce sul prezzo riscaldamento a pavimento in quanto al nord, considerando che l’impianto di riscaldamento a pavimento è sicuramente più utilizzato e che quindi sono necessari materiali più resistenti, il prezzo è maggiore del 15% rispetto al sud.
  • Il prezzo riscaldamento a pavimento sarà invece più contenuto se l’edificio in questione è già ben isolato termicamente e quindi l’ambiente è già predisposto per mantenere il calore senza disperderlo, aspetto fondamentale per l’efficacia del riscaldamento a pavimento.
  • Fattore influente ma variabile da caso a caso è la manodopera, il cui costo dipende principalmente dal numero di tecnici impegnati all’installazione dell’impianto e dalla spesa per l’eventuale demolizione e smaltimento del vecchio impianto, quindi per sostituire termosifoni con riscaldamento a pavimento.
  • Andando più nello specifico, tra i fattori che incidono sul costo riscaldamento a pavimento ci sono tutti quegli elementi che devono rispondere a specifici requisiti, tra cui ad esempio le diverse componenti da inserire nel pavimento ed il tipo di caldaia che si dovrà installare, affinchè l’impianto funzioni efficacemente.

Impianto di riscaldamento a pavimento o tradizionale?

Non esiste una scelta giusta o sbagliata per quel che riguarda l’impianto di riscaldamento da preferire.

La scelta di un impianto piuttosto che l’altro dipende soprattutto dalle abitudini diverse che hanno le diverse persone, per esempio:

  1. Una parte della famiglia vive sempre in casa e quindi è conveniente che gli ambienti non si raffreddino mai? Allora il riscaldamento a pavimento è una scelta davvero azzeccata.
  2. La vostra casa vi accoglie appena la notte per dormire e nei fine settimana? Allora opterete per installare un impianto classico, accenderlo solo nei momenti di necessità e avrete maggiore funzionalità e risparmio.
  3. Avete l’involucro esterno e gli infissi poco isolanti? Il riscaldamento a pavimento potrebbe non essere in grado di fare il proprio lavoro poiché non arriverebbe mai a scaldare sufficientemente gli ambienti.
  4. Avete dei componenti della famiglia che soffrono di asme e/o allergie alla polvere? Allora il riscaldamento a pavimento vi può aiutare in questo senso!

Eccovi allora svelate alcune curiosità sull’impianto per pavimento riscaldato: come funziona, come installare un impianto di riscaldamento a pavimento, qual è la differenza tra riscaldamento a pavimento e termosifoni (l’impianto di riscaldamento più tradizionale) in termini di funzionamento, installazione, gestione e costi.

Con questi suggerimenti avrete sicuramente un quadro complessivo più completo rispetto a prima, a voi la scelta!

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Come usare l’acido tamponato: procedimento e prezzo di mercato

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Edilizia 09 Ottobre, 2020

Tutti noi abbiamo sperimentato in più di un’occasione la frustrazione che deriva dallo sporco che può accumularsi sui pavimenti di casa nostra. Certi materiali si sporcano più facilmente di altri, ma indipendentemente da ciò si verificano sempre dei fenomeni che si discostano dalla classica macchia per cui è sufficiente passare lo straccio a terra. Infatti, soprattutto dopo un po’ di tempo che un pavimento è stato montato e viene vissuto regolarmente, nonostante una pulizia regolare con prodotti classici, alcuni strati di sporcizia, grasso e depositi oleosi tendono a sedimentarsi e indurirsi. Per questi motivi talvolta ci pare che il nostro pavimento sia sporco e poco lucido anche se appena lavato.

In questo frangente e non solo è utile sapere come usare l’acido tamponato per pulire il pavimento. Un prodotto davvero efficace e riscontrabile a prezzi di mercato convenienti. Unica specifica: prestare attenzione durante l’uso.

Come si usa l’acido tamponato

Per capire come si usa e a cosa serve l’acido tamponato, occorre in primis chiarire di cosa stiamo parlando. La parola acido è corretta, poiché di ciò si tratta. Al contempo il termine è accompagnato dall’aggettivo “tamponato”. Per cui: non allarmiamoci poiché non si tratta di un prodotto così aggressivo come l’acido muriatico, ma è pur sempre un acido e quindi va maneggiato con cura.

Nella fattispecie esso si compone di:

  • Acido solfammico
  • Altri prodotti miscelati con esso impiegati nella funzione di tensioattivi emulsionanti

L’acido in questione è ottimo per pulire superfici che presentano incrostazioni, residui non altrimenti asportabili, come pulire il porfido dopo la stuccatura o come pulire le mattonelle dallo stucco, cioè depositi di sporcizia e grasso che, con un semplice straccio imbevuto di acqua calda e prodotti classici per la pulizia, non riusciamo a rimuovere.

Acido tamponato: a cosa serve?

Nell’edilizia sono frequenti gli utilizzi.

  • A seguito dell’incollaggio di un pavimento possono rimanere piccole macchie o gocce di colla sulle piastrelle; anche in tal caso può essere risolutivo l’utilizzo dell’acido per pulire piastrelle prima di procedere alla stuccatura.
  • Talvolta, a seguito di stuccatura, rimangono aloni o chiazze di stucco rappreso; anche in questa circostanza, quando ci si chiede come pulire le piastrelle dallo stucco, l’acido tamponato è una buona soluzione.
  • Ogni volta che viene realizzata una muratura faccia a vista, eventuali rimanenze di malta indurita possono essere agevolmente trattate. L’acido tamponato, inoltre, funziona bene anche per smacchiare mattoni a vista o per utilizzi più svariati come lavare pavimento terrazzo o sbiancare pavimento cotto.

Come appena accennato, dunque, possiamo servirci dell’articolo anche nella pulizia. I materiali che ben si prestano sono:

  • Marmo
  • Clinker
  • Granito
  • Pietra
  • Cotto

In sostanza, è consigliabile l’acido tamponato per cotto, per clinker, per granito o per piatra, così come l’acido tamponato per marmo, ma è da evitare l’uso su marmi lucidati e ardesia.

Rimanendo sul tema dell’utilizzo dell’acido per pavimenti, per quanto riguarda la ceramica classica è suggeribile procedere preventivamente con un piccolo esperimento su un campione a parte. In questo modo valuteremo l’impatto che esso avrà sul materiale.

Per quanto riguarda le modalità d’uso, l’acido viene normalmente diluito con acqua e quindi lo applichiamo al pavimento. Lasciamo che agisca per qualche minuto ed eventualmente passiamo con spugna abrasiva dove necessario. Infine, risciacquiamo e asciughiamo.

Ciò di cui abbiamo bisogno è a seguire:

  • Acido tamponato
  • Un secchio in plastica dove miscelarlo con acqua
  • Stracci e spugne
  • Guanti di gomma spessa
  • Occhiali per proteggere gli occhi –non fate avvicinare i bambini
  • Ulteriori stracci per asciugare o aspiraliquidi
come usare l acido tamponato

Acido tamponato: gres porcellanato e pulizia del pavimento

Nel caso lo vogliate usare per pulire un pavimento, c’è una buona probabilità che in casa vostra abbiate il gres porcellanato.
Da tempo è un materiale che va molto, e tuttora se ne vende in grande quantità. Tali pavimenti permettono un’ottima pulizia poiché lucidi. E questo, per assurdo, è proprio il loro limite.

Essendo ben lavabili, non li trattiamo con olio di gomito ma passiamo genericamente un colpo di straccio di quando in quando. Ma, così facendo, col tempo la superficie diventa progressivamente grassa e il grasso mal si asporta con normali prodotti detergenti.

Una particolare manutenzione del pavimento in gres porcellanato riguarda la sua pulizia dopo la posa, quando rimangono sulla superficie residui di sporco dovuti appunto ai lavori di applicazione.

Ad esempio, come togliere la colla dal pavimento in gres? Anche in questo caso, il lavaggio con acido tamponato risulta essere una soluzione semplice ed efficace.

Bene, ora che conoscete come usare l’acido tamponato una volta ogni tanto, per esempio non più di 2 o 3 volte all’anno, applicatelo anche per pulire fughe del gres porcellanato. Vedrete il giovamento che ne riceveranno le vostre piastrelle!

Un consiglio. Fate attenzione nel caso possediate mobili con le gambe in metallo: l’acido tamponato su acciaio può essere dannoso, perciò queste andranno preventivamente protette dal contatto con l’acido!

Acido tamponato per pulire fughe

Bene, senza bisogno di ulteriori spiegazioni, vi consigliamo di procedere come sopra detto anche al fine di pulire, sbiancare e insomma recuperare l’aspetto originale delle fughe del pavimento. Qui davvero si hanno i maggiori depositi di sporco e sudicio e l’unica vera arma è lasciare che l’acido corroda bene via tutto.

Acido tamponato per pulire i sanitari

Dopo aver chiarito brevemente a cosa serve l’acido tamponato ed aver fatto esempi pratici del suo utilizzo, a partire da come pulire le fughe delle piastrelle fino a come pulire mattonelle terrazzo, passiamo all’utilizzo dell’acido per la pulizia di un particolare ambiente domestico, il bagno: per quanto riguarda nello specifico i sanitari, il prodotto agisce in profondità riportando le ceramiche alla loro lucentezza iniziale.

È consigliabile anche l’utilizzo dell’acido tamponato nel wc, facendo tuttavia attenzione ad evitare componenti in metallo che possono essere danneggiati dal prodotto.

come usare l acido tamponato

Acido tamponato: prezzo in commercio

Ultimo aspetto, non da poco, è il prezzo dell’acido tamponato. Esistono confezioni da 1 litro, oppure delle taniche da 5 o più litri. Ovviamente a seconda dell’azienda produttrice che sceglierete ci sarà una forbice, ma in media dovreste spendere dai 12 ai 17 euro a litro anche in funzione del formato che acquisterete. Tutto sommato sarà una pulizia economica!

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Coperture in PVC trasparente per tettoie: funzione ed impiego

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Coperture in Pvc 07 Ottobre, 2020

Al giorno d’oggi le tecnologie realizzative nell’edilizia sono moltissime. Oltre alle classiche soluzioni, ci sono altre possibilità attuative che liberano potenzialità nuove e interessanti.

Uno dei materiali che hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere è senza dubbio la plastica.

Per fare un esempio concreto e vicino a noi, parliamo del PVC. Il suo impiego per le coperture in PVC trasparente per tettoie è una soluzione che riserva il vantaggio delle leggerezza fisica, estetica e della luminosità, senza tralasciare numerosi altri pregi di ordine pratico.

Il PVC: produzione e caratteristiche

Prima di parlare della copertura in PVC trasparente ad uso esterno, facciamo un passo indietro e vediamo insieme: cosa si intende per PVC?

La domanda è lecita e, molto probabilmente, la risposta è poco nota.

Di certo tutti sappiamo essere un materiale plastico. Più specificatamente, il nome chimico è polivinilcloruro o cloruro di polivinile.

La sua produzione si è fatta strada durante il tardo ottocento in America con l’avanzare della rivoluzione industriale. Il PVC è giunto in un secondo momento in Europa approdando dapprima in Germania, paese storicamente leader nell’industria chimica.

Il prodotto finale delle lavorazioni è una polvere impiegabile per la realizzazione di moltissimi prodotti in svariati ambiti.

Coperture in PVC trasparente per tettoie esterne: come funzionano?

Da dove partire per realizzare coperture in PVC trasparente per tettoie esterne?

Gli elementi atti alla realizzazione di una copertura in polivinile ad uso esterno sono principalmente delle lastre o pannelli in PVC, adatti ad essere disposti orizzontalmente a mo’ di solaio.

Per amore di verità, diciamo che la parola solaio va presa con le pinze. Infatti esso è una struttura preposta a sorreggere qualunque carico per il quale venga calcolata.

Nel caso della copertura in PVC trasparente parliamo di elementi più esili e che quindi hanno delle delimitazioni d’obbligo ma possono comunque essere ottimi in certi contesti.

Un esempio ottimo da cui prendere spunto è la realizzazione di coperture in PVC trasparente per tettoie.

Quelle che servono per sorreggere la copertura in PVC sono solitamente le lastre a onda, caratterizzate dal tipico andamento che richiama appunto un’onda.

Tale conformazione delle onduline per copertura tettoie serve a massimizzare il momento d’inerzia della lastra: se essa fosse piatta, infatti, potrebbe malapena sorreggere il peso proprio, forse.

Una caratteristica di queste lastre ad onduline per copertura tettoie è il peso: infatti esso è molto contenuto quindi la struttura sottostante non viene praticamente caricata.

Grigolin 810 x 125

Coperture trasparenti per esterni in PVC: dove vengono impiegate?

La trasparenza è, come possiamo immaginare, uno dei punti forti delle coperture per tettoie in PVC.

In verità, il polivinilcloruro può essere colorato in fase produttiva con moltissimi colori.

Dove possono essere impiegate queste coperture ad uso esterno trasparenti in PVC?

Nell’eventualità che vogliamo coprire anche solo temporaneamente un pergolato o un gazebo in giardino senza però perdere la luce, possiamo sicuramente procedere con una copertura trasparente in PVC.

In questo caso, i pannelli in PVC per esterni vengono generalmente posti su una struttura muraria, di legno o di ferro.

In tante altre occasioni possiamo usare la copertura in PVC, come per esempio installare una piccola tettoia sovrastante un ingresso di casa.

Per una copertura in plastica per esterni o per la realizzazione di una piccola tettoia in plastica sono perciò necessari dei rotoli di plastica trasparente per coperture, facilmente reperibili e ad un prezzo non elevato.

In tale circostanza, merita dire che spesso il PVC viene impiegato anche in occasioni di architettura contemporanea. Se di buona qualità e se associato a sottostrutture ben disegnate e realizzate, il risultato estetico finale è garantito.

Perché preferire il PVC ad altri materiali per le coperture per tettoie esterne?

Le coperture trasparenti per tettoie offrono maggiori vantaggi rispetto alle soluzioni per tettoie esterne di altri materiali (come coppi, ferro o legno), soprattutto per la loro capacità di far passare la luce, proteggendosi allo stesso tempo dai raggi UV e da vento e pioggia.

Grazie alle sue caratteristiche di impermeabilità, luminosità e trasparenza, dunque, la tettoia in PVC trasparente può essere considerata come la soluzione più pratica e vantaggiosa alla necessità di coprire una tettoia in modo economico.

Infatti si può dire che si tratta di coperture per esterni economiche e, come vedremo nel prossimo paragrafo, il loro prezzo è variabile anche in funzione alle diverse forme e misure.

Quali sono i prezzi delle coperture in PVC per tettoie?

In ultima analisi, vediamo qual è il prezzo delle coperture in PVC trasparente per tettoie.

Sicuramente meno della gran parte delle altre tecnologie a disposizione. Meno che servirsi di travicelli e tavolato lignei e meno anche di soluzioni metalliche in genere.

Dapprima ricordiamo che le onduline, come spesso vengono definite per via della loro forma, sono presenti nel mercato con più forme e più prezzi.

Esistono formati seguenti:

  • Lastre quadrate in PVC
  • Lastre rettangolari in PVC
  • Rotoli avvolgibili in PVC

A seconda della tipologia di PVC scelta, anche le misure variano:

  • 70×10 cm
  • 80×200 cm
  • 100×230 cm
  • Rotoli alti 1 metro e lunghi 3-4-5 o più metri

In questo caso i prezzi delle coperture trasparenti in PVC per esterno possono variare dai 5-7 fino ai 12 o 15 euro a metro quadrato.

Per il PVC in rulli, invece, si spende dai 4-5 ai 8-10 euro a metro quadrato a seconda di formato e spessore. Prezzo diverso, inoltre, per quanto riguarda i teli in PVC per coperture.

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Quanto costa rifare un bagno completo: manodopera e materiali

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Bagno Finiture 06 Ottobre, 2020

Fra i molti lavori di risistemazione che possiamo svolgere a casa nostra, alcuni sono più frequenti perché meno impegnativi, come per esempio la tinteggiatura delle pareti. Altri lavori invece sono più rari poiché richiedono tempo, maggior impegno economico e creano dei disagi: un esempio su tutti, il rifacimento del bagno.

Vediamo insieme quindi quanto costa rifare un bagno, un’opera del genere infatti, va gestita al meglio in termini di tempo e spese.

Quali sono i costi per il rifacimento di un bagno completo? Lavorazioni e costi relativi

Se non vi siete mai chiesti “quanto costa rifare il bagno?” ma sentite ora la necessità di saperlo, questo articolo vi aiuterà a capire quali sono le spese da sostenere.

Risistemare un bagno può presentare molteplici fattori da considerare di volta in volta, questi naturalmente influenzeranno la forbice di spesa allargandola o restringendola.

Uno dei fattori principali è la posizione di casa.

Infatti, se abitate in un congestionato quartiere di un’affollata città, le imprese avranno il problema di avvicinarsi a casa vostra, di trovare parcheggio e, probabilmente, di doverlo pagare.

Se vivete in campagna, capite che la logistica è più semplice e il costo della vita presumibilmente meno caro.

Inoltre il costo per ristrutturare un bagno sarà influenzato dal piano dell’edificio, cioè se vivete al quinto piano di un condominio o in una casetta isolata facilmente raggiungibile.

Tenete in considerazione anche quale parte del bagno volete cambiare.

Se intendete cambiare un semplice rubinetto e ritinteggiare le pareti, oppure se volete procedere ad un rifacimento completo.

quanto costa rifare un bagno costi

Di seguito vediamo le fasi necessarie nel caso fossimo in quest’ultima ipotesi, la più impegnativa possibile.

  • Demolizione e smaltimento delle piastrelle di rivestimento murario e del pavimento
  • Demolizione e smaltimento dei massetti impiantistici
  • Smantellamento e smaltimento degli impianti idrici comprensivi di sanitari e degli impianti elettrici esistenti
  • Riposizionamento degli impianti
  • Stesura del nuovo massetto impiantistico
  • Stesura dei pavimenti e dei rivestimenti a parete
  • Installazione sanitari

Possiamo affermare che, per queste operazioni, il costo per rifare un bagno si aggira dai 4000 agli 8000 euro.

In questa forbice rientrano i fattori sopra citati e, soprattutto, se prendiamo come riferimento la superficie di un bagno medio di 5 o 6 metri quadrati, la differenza è data dal livello di pregio delle finiture.

Ma quanto costa piastrellare un bagno?

Si può dire che il costo rifacimento pavimento varia in base a diversi fattori, primo tra tutti il tipo di piastrelle che si scelgono.

Potete infatti scegliere piastrelle che si aggirano ad un costo di 18 euro a metro quadro o piastrelle da 80 euro a metro quadro.

Anche la scelta dei sanitari e della rubinetteria è estremamente incisiva. Ci sono buoni lavabi a circa 70 euro e oggetti di design dal prezzo superiore ai 250 euro.

Inoltre, due domande frequenti quando si tratta di rifare un bagno sono: “quanto costa sostituire una vasca da bagno?” o “quanto costa cambiare vasca in doccia?

La seconda domanda, in particolar modo, è più frequente nel caso in cui si voglia recuperare un po’ di spazio in un bagno di piccole dimensioni.

In ambito ristrutturazione bagno, infatti, si può cogliere la palla al balzo per sostituire la vasca da bagno, magari anche poco utilizzata, con un piatto doccia più pratico e salvaspazio.

Per rispondere alla domanda “quanto costa cambiare vasca in doccia?”, perciò, si può affermare che il costo medio per questo intervento si aggira intorno a 1.400 euro.

Rifacimento del bagno e costo della manodopera

Mediamente si può pensare che il costo per la realizzazione di un bagno piccolo di non eccessive pretese si aggiri attorno ai 4000 euro.

In linea di massima stimiamo che la manodopera copra il 55% per questo genere di opere.

In questo caso avremmo quindi 2200 euro. Ai fini di una verifica, considerando un costo orario di manodopera specializzata di 24 euro per ora, avremmo all’incirca 12 giorni lavorativi pieni per il compimento del lavoro in questione, un tempo sensato.

Quanto costa ristrutturare un bagno piccolo: quali differenze rispetto ad un bagno di medie dimensioni?

Quanto può costare ristrutturare un bagno piccolo? Esiste un risparmio cospicuo rispetto ad un bagno di medie o grandi dimensioni?

Teniamo conto che ci sono margini di risparmio ma solo in parte.

Infatti, nella tradizione italiana, un bagno porta sempre 4 pezzi per quanto riguarda l’allestimento dei sanitari:

  • WC
  • Bidet
  • Lavabo
  • Cabina doccia o vasca da bagno

Normalmente si ha la doccia o la vasca, ma talvolta possono presentarsi entrambe.

Se il bagno è un bagnetto di servizio dall’importanza minima, può mancare il bidet, ma in generale questo è davvero molto raro. Ognuno di questi sanitari avrà bisogno della sua rubinetteria.

Infine saranno necessari i dovuti punti luce e i punti corrente per attaccare l’asciugacapelli o la piastra.

Tutto ciò ci fa comprendere che la spesa per i materiali, che si tratti di un bagno di 3 metri quadrati o di 9, non varia di molto.

Certo, possono fare la differenza le misure quando si tratta di posa di pavimento e rivestimenti. Pavimentare 3 metri quadri non è come pavimentarne 9. Ma attenzione, anche qui potreste stupirvi!

Infatti l’impegno e le difficoltà maggiori non saranno richiesti al piastrellista per la posa nel mezzo della stanza da bagno.

Questo è un compito infatti relativamente più facile rispetto alle lavorazioni agli spigoli.

Quindi per assurdo un bagno minuscolo e dal perimetro irregolare, può presentare più difficoltà di un bagno grande ma dalla forma rettangolare e regolare.

quanto costa rifare un bagno piccolo

Quanto costa applicare finiture particolari come la resina e gli stucchi veneziani in bagno?

Infine, cosa può influenzare ulteriormente il costo del rifacimento di un bagno?

Come detto, le finiture hanno un peso di rilievo nell’economia del tutto.

Affrontiamo due casi celebri insieme.

In questo periodo sono molto di tendenza le resine epossidiche. Sono materiali eleganti, sobri, minimali, dal grande carattere e presenza materica. Spesso hanno colori tendenti al grigio scuro e quindi possono essere adeguate poiché lo sporco non risalta. Queste hanno costi che vanno dai 50 ai 90 euro a metro quadrato e possono essere applicate sia a muro sia a pavimento.

Per le pareti potete anche pensare alla soluzione dello stucco veneziano. Finitura storica di grande pregio e dall’eleganza ricercata, è a base di calce e risulta perfettamente impermeabile se ben realizzata.

In questo caso il risultato finale viene raggiunto per stesure molteplici e genericamente 4 passate sono consone ad un buon risultato. Con un costo medio di circa 10-15 euro l’una, lo stucco veneziano giunge ad un prezzo finito di 40-60 euro a metro quadrato.

Come intendete, se acquistate piastrelle economiche e considerate un costo di posa di circa 20-30 euro a metro quadrato, potete risparmiare.

Se invece vi orientate su un prodotto di maggior pregio, spenderete di più.

Ristrutturazione bagno detrazioni 2020

Secondo l’ultima circolare dell’Agenzia delle Entrate, è possibile sfruttare le detrazioni al 50% per le spese pagate dal 26 giugno 2020 al 31 dicembre 2020, con un tetto massimo di spesa pari a 96 mila euro.

La detrazione, che deve essere distribuita in 10 quote annuali della stessa cifra, compete nel caso di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia, relativi a interi fabbricati, svolti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che procedono con l’alienazione o assegnazione dell’immobile non oltre i 18 mesi dalla data di completamento dei lavori.

In particolare, gli interventi necessari per rifare un bagno che rientrano in quelli ammessi alla detrazione ristrutturazione 2020 sono:

Lavori di messa a norma
• Restauro impianto idraulico
• Lavori di rinnovamento
Sostituzione sanitari con modelli diversi o in altro luogo
• Arredo bagno
• Sostituzione vasca con doccia e viceversa
• Realizzazione bagno ex novo

Non rientrano invece tra gli interventi detraibili la sostituzione dei sanitari con modelli simili ma nuovi e sostituzione rubinetti e piastrelle.

Per quanto i mobili del bagno, inoltre, può essere richiesta una detrazione del 50%, ma con un limite massimo di spesa pari a 10.000 euro.

Cosa considerare nel momento in cui si richiede un preventivo per la ristrutturazione del bagno?

Alcune opere di manutenzione necessarie alla compilazione della richiesta di preventivo, che incidono quindi sul costo ristrutturazione bagno, sono:

• La sostituzione di tubature, sanitari e piastrelle
• Lo spostamento di sanitari
• Il rifacimento dell’impianto elettrico, dell’impianto idraulico e di climatizzazione
La verniciatura
• Il rifacimento dei pavimenti
La realizzazione del bagno in muratura, di arredi in muratura e di rifiniture in cartongesso
• Il restauro degli infissi
• La sovrapposizione della vasca da bagno o la sostituzione della vasca con doccia

È da sottolineare, tuttavia, che le detrazioni saranno inferiori per coloro con reddito superiore a 120 mila euro e nulle per coloro con reddito superiore a 240 mila euro.

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Intonaco per esterni, quale fa al caso nostro?

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Finiture Pitture Vernici per Esterni 06 Ottobre, 2020

L’intonaco per esterni è la pelle delle nostre abitazioni, quella che protegge dagli agenti atmosferici e dona colore alle nostre città. Due fattori di uguale importanza che permettono di avere condizioni di comfort abitativo e di decoro urbano migliori per tutti noi. Scegliere il tipo di intonaco più adatto non è sempre facile, ma il mercato offre numerose possibilità studiate per soddisfare le esigenze di ogni edificio a seconda delle condizioni ambientali in cui si trova.

Per scegliere l'intonaco per esterno bisogna considerare la composizione della malta.

Come viene realizzato l’intonaco per esterni

L’intonaco per esterno non è nient’altro che una particolare malta composta da diversi materiali inerti, come ad esempio la sabbia, che devono rappresentare almeno il 50% del composto. Viene quindi aggiunto un agente legante che può essere la calce, la calce idraulica, il gesso oppure altri leganti ottenuti industrialmente.

Nel caso dell’intonaco per mura esterne l’agente legante deve essere in grado di proteggere le pareti dagli agenti atmosferici ma allo stesso tempo permettere alle pareti di respirare per evitare la formazione di condense.

Come scegliere un buon intonaco per esterno

Per scegliere il miglior intonaco per esterno bisogna considerare delle caratteristiche particolari. Per prima cosa bisogna far attenzione alla composizione della malta:

  • Malta con calce idraulica a base di argilla: in questo caso gli intonaci per esterni risulteranno sufficientemente traspiranti e garantiranno un’ottima aderenza alle pareti esterne, offrendo una discreta protezione contro gli sbalzi termici.
  • Malta con calce idraulica e pozzolana: a differenza della prima tipologia, in questo caso viene aggiuntata la pozzolana; si tratta di un materiale vulcanico che aumenta la resistenza dell’intonaco per esterni all’acqua e all’umidità. È la soluzione migliore per pareti esposte a climi molto piovosi o umidi.
  • Malta con calce idraulica e cemento: questa combinazione di materiali unisce i vantaggi della calce idraulica con argilla e con pozzolana. Gli intonaci per esterno con questa combinazione, oltre ad adattarsi perfettamente alla muratura, offrono un’elevata protezione da sbalzi termici, acqua e formazioni di condense.

L’applicazione dell’intonaco avviene stendendo il materiale in strati sovrapposti.

Il primo strato, chiamato “rinzaffo” e caratterizzato da granulometria spessa, aderisce direttamente alla muratura ed ha il ruolo di attaccarsi perfettamente al supporto. Il secondo strato prende il nome di “arriccio” ed è caratterizzato da una buona impermeabilità e resistenza meccanica e dona alla parete uniformità. Lo strato esterno, che in definitiva è l’intonaco di finitura per esterni, è chiamato “intonachino” e presenta una granulometria fine ed esteticamente piacevole.

Arrivati a questo punto vi chiederete sicuramente se è consigliabile scegliere un intonaco premiscelato per esterni o un intonaco per esterni tradizionale. Con il prossimo paragrafo ti chiariamo le idee!

La scelta di un intonaco per esterno può interessare un composto da miscelare o uno premiscelato.

Intonaco premiscelato o intonaco tradizionale?

Spesso un altro dei dilemmi che ci troviamo ad affrontare riguardo la scelta di un intonaco per esterno è se ricorrere ad un composto da miscelare in loco o uno premiscelato.

L’intonaco tradizionale viene in genere prodotto sul luogo e si ha la possibilità di creare l’intonaco ideale per ogni situazione. Tuttavia non è sempre così semplice reperire le materie prime e può essere difficile mantenere costanti il chimismo e le granulometrie del composto. Infine, anche se il prezzo è senza dubbio più basso rispetto a quello dell’intonaco premiscelato, non vengono presi in considerazione costi logistici dovuti al trasporto e alla miscelazione dei diversi materiali.

Al contrario, l’intonaco premiscelato essendo prodotto industrialmente garantisce precisi standard granulometrici (materiali che vengono selezionati e macinati), di chimismo (vengono usati sempre gli stessi materiali) e di formulazione dato che l’impasto è realizzato da macchine.

Inoltre i costi saranno in un certo senso “certi”, dato che dovrete pagare solo il composto finale e l’eventuale manodopera per applicarlo. L’unico svantaggio, fatta eccezione per il prezzo maggiore, è quello di non poter raggiungere un livello di personalizzazione così elevato come nel caso dell’intonaco tradizionale.

Quale intonaco scegliere? Le varie tipologie di intonaco esterno

Le tipologie di intonaco esterno sono sempre più numerose con il passare degli anni e lo sviluppo di nuove innovazioni.

La tipologia di intonaco da esterno deve essere scelta anche in base al campo di utilizzo e alla funzione principale che deve svolgere.

Ogni tipologia presente sul mercato, infatti, è caratterizzata da aspetti differenti, come ad esempio la durata necessaria di posa, lo spessore ed il costo del materiale, che devono essere presi in considerazione e valutati durante la scelta dell’intonaco per esterni più adatto per l’edificio in questione.

Parlando di estetica, si ricorre spesso all’utilizzo di intonaco per esterni colorato, nel caso in cui si voglia offrire dinamicità e colore agli ambienti esterni, o di intonaco rasante per esterni, nel caso in cui l’obiettivo sia quello di lisciare muri e renderli perfetti alla vista.

Al contrario, si predilige l’intonaco grezzo esterno quando si vuole donare un aspetto rustico all’edificio, lasciando la parete ruvida superficialmente e risparmiando così tempo e costi di esecuzione.

Rimanendo sul lato estetico, un’altra soluzione di intonaco di finitura per esterni riguarda l’intonaco decorativo o plastico per esterni, caratterizzato dalla sua composizione di polveri inerti, granulometria varia e resina acrilica.

Passando al lato più tecnico, per un intonaco esterno più resistente al fuoco si opta per i cosiddetti “intonaci ignifughi”, mentre se l’obiettivo è quello di ripristinare intonaci con bassa tendenza al ritiro, un’opzione valida è quella dell’intonaco fibrorinforzante.

In questo contesto, una novità in campo di intonaco esterno è l’intonaco termico o intonaco termoisolante per esterni, che approfondiremo nel prossimo paragrafo.

La novità dell’intonaco termico

Al giorno d’oggi il risparmio energetico e l’edilizia eco-sostenibile stanno avendo sempre più importanza, e per questo motivo è stato recentemente introdotto l’intonaco termico. Si tratta di un particolare tipo d’intonaco per esterni che permette di eliminare ponti termici tra esterno e interno, garantendo, allo stesso tempo, la necessaria traspirabilità del composto. Esistono numerosi produttori che propongono questa tipologia d’intonaco e la sua applicazione è veramente molto semplice. Se desideri rendere la tua casa più sostenibile e risparmiare consumando meno energia varrà sicuramente la pena spendere un po’ di più e scegliere l’intonaco termico.

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Vetrate a pacchetto: prezzi, permessi necessari e utilizzo

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Arredo Esterno 29 Settembre, 2020

Di certo molte volte abbiamo pensato che sarebbe stato bello poter vivere a pieno il portico di casa oppure il balcone del living. Questi spazi sono fruibili di fatto solo in estate, quando la calura stagionale ci spinge a cercare aria fresca cenando all’aperto. Tali luoghi in inverno sono ovviamente inaccessibili poiché il freddo è proibitivo. E anche in estate, qualora li usiamo, portano comunque con sé alcuni limiti. Infatti non pensiamo tali spazi come effettive parti di casa. Una volta conclusa la cena in terrazza, ci viene naturale e automatico ritrarre piatti, posate e quant’altro all’interno dell’abitazione. Questo perché non consideriamo lo spazio aperto come un ambiente domestico a pieno titolo.
Ma cosa accadrebbe se potessimo vetrare questi volumi isolandoli dall’esterno? Inaccessibili da fuori, isolati, sicuri. Di fatto come una sorta estensione del living, però vetrato. La loro percezione e il loro uso cambierebbero radicalmente.
Vediamo dunque assieme come raggiungere con le vetrate a pacchetto questo risultato.

Vetrate a pacchetto: come recuperare l’uso degli spazi aperti

Di fatto il posizionamento di vetrate nel modo e nelle occasioni giuste permette di guadagnare spazi nuovi.

Questi non solo rappresentano superficie vivibile in più rispetto a quella che già possediamo, ma offrono anche suggestioni piacevoli del tutto inattese.

Vivere all’interno di uno spazio vetrato, in cui siamo a contatto con l’esterno ma manteniamo comunque la nostra privacy, è un’esperienza elettrizzante.

Le possibilità sono molteplici e ci è concesso di reinterpretare numerosi ambienti:

  • Logge
  • Porticati
  • Balconi
  • Terrazzi
  • Terrazze a tasca

In particolar modo, le vetrate a pacchetto sono dispositivi particolari, i quali differiscono rispetto alle vetrate classiche.

Nella nostra esperienza siamo abituati alle singole finestre o porte finestre. Oppure a vetrate più importanti caratterizzate da superfici maggiori. Ma, nonostante le diversità, è sempre presente un sistema portante a telaio che sorregge il tutto.

Tali soluzioni si basano sulla presenza quindi di ante e parti mobili, che possono essere aperte e chiuse a nostro piacimento, e parti fisse.

L’ingombro di queste ultime va considerato come permanente e con esso dobbiamo fare i conti nel momento in cui arrediamo e viviamo i nuovi ambienti.

Le vetrate a pacchetto, invece, come il nome stesso suggerisce, sono caratterizzate da una configurazione di cerniere che permette alle singole vetrate di impacchettarsi appunto una sull’altra.

Queste, se distese, si chiudono in modo ermetico mentre aprendosi tendono di fatto scomparire andando a formare un pacchetto di lastre sovrapposte. Questo rimarrà del tutto defilato ad un lato dell’apertura.

vetrata a pacchetto
Wienerberger 810 x 125

Come si utilizzano le vetrate a pacchetto per balconi

Un esempio tipico in cui l’impiego di questa tecnologia può risultare utilissimo è il balcone.

Infatti, se disponiamo di un balcone sufficientemente ampio dove possiamo posizionare qualche comoda seduta, vetrandolo guadagneremo importanti metri quadrati.

In estate lo apriremo e la brezza ci rinfrescherà. In inverno lo chiuderemo, godendo della vista notturna verso l’esterno.

Chiusura con vetrate: tutte le alternative

Le tipologie di chiusura con vetrate sono numerose e variano in base ad esigenze e gusti.

Luce, protezione da polveri, smog, vento ed agenti atmosferici sono soltanto alcuni dei tanti vantaggi.

Nate inizialmente con il solo scopo di frangivento, la tecnologia delle vetrate è avanzata nel tempo arrivando ed essere un’ottima soluzione per godere del giardino anche in inverno, per chiudere spazi aperti come le vetrate per terrazzi, dividere gli interni, chiudere verande e pergolati, o addirittura come parete completamente in vetro per gallerie commerciali, ristoranti, bar e verande di locali.

In base alle esigenze ed ai gusti di chi le deve installare, le vetrate sono una pratica vantaggiosa per ricavare dello spazio vivibile sia in case private, come ad esempio le vetrate a scomparsa per balconi, che in ambienti commerciali e pubblici.

Come abbiamo detto, le chiusure in vetro a pacchetto consistono in un insieme di ante indipendenti completamente in vetro che scorrono singolarmente all’interno di binari e si impacchettano su un lato a ridosso dell’anta principale, creando così una sorta di pacchetto dall’ingombro contenuto.

Ora che avete ben capito come funzionano le finestre a pacchetto, vediamo quali sono le alternative disponibili sul mercato, che si differenziano l’una dall’altra principalmente per il tipo di chiusura.

Le vetrate pieghevoli a libro sono invece composte da più ante incernierate tra loro che unite insieme formano dei moduli.

Questi scorrono sullo stesso binario e si ripiegano su sé stessi ruotando di 90°, dando forma ad una sorta di fisarmonica, motivo per cui questo tipo di vetrate è conosciuto anche come vetrate a fisarmonica.

Vantaggio delle vetrate pieghevoli a libro è il fatto che i moduli possono ripiegarsi su sé stessi ed essere posizionati in qualsiasi punto della vetrata, non per forza da una parte.

Un’altra tipologia sono le vetrate scorrevoli a pacchetto in parallelo, formate da pannelli in vetro legati tra loro da tappi di trascinamento posizionati sui fianchi inferiori delle ante.

Questo tipo di vetrata consente di aprire e chiudere tutta la vetrata trainando soltanto l’anta principale.

Come si deduce dal loro nome, queste vetrate presentano pannelli disposti in parallelo tra loro su binari a più vie, che a vetrata completamente aperta si affiancano “nascondendosi” dietro la prima anta.

Il vantaggio in questo caso riguarda la rapidità del movimento di apertura e chiusura delle vetrate e la loro possibilità di essere installate su ogni tipo di struttura.

Vetrate a pacchetto: autorizzazioni per l’installazione

In merito a tali operazioni ci curiamo di ricordarvi che, qualora creiate un perimetro di vetro tale da ottenere nuova superficie utile, questo andrà ad incrementare i parametri urbanistici della vostra abitazione e potrebbero essere necessari specifici permessi.

Quindi, prima di procedere, rivolgetevi a un professionista che vi sostenga nella realizzazione dell’intervento così da essere sereni di non incorrere in eventuali problemi.

Generalmente le vetrate che non presentano componenti metallici verticali e orizzontali, costituite da ante paravento rimovibili manualmente ed in poco tempo, come nel caso di vetrate panoramiche, non sono soggette ad autorizzazioni.

Questo perché, a differenza di altre vetrate installate proprio per recuperare spazio inutilizzabile, non implicano un cambiamento di destinazione d’uso.

Comunque, data la complessità e le differenziazioni del quadro normativo italiano in base al territorio, è consigliato verificare presso il proprio comune la presenza di eventuali vincoli precisi.

vetrate a pacchetto

Vetrate a pacchetto: prezzi di mercato

Infine facciamoci un’idea del costo di un intervento del genere.

Tenete conto che ci sono numerose variabili in gioco. Interventi piccoli costano in proporzione di più rispetto ad interventi grandi poiché il costo fisso si fa sentire maggiormente.

Inoltre, talvolta non si tratta semplicemente di produrre e porre in opera le vetrate. Infatti tali sistemi necessitano di una copertura piana superiore alla quale connettersi e quindi, ad esempio nel caso dei balconi, non essendoci questa piana è necessario realizzarla appositamente.

Ma il fattore forse più incisivo è dato dalla grandezza delle lastre e dal tipo che scegliamo: se con camera singola o addirittura doppia camera.

Come prezzo di riferimento possiamo valutare una forbice che va dai 200 ai 500 euro a metro quadrato in funzione di quanto detto.

Prezzi vetrate scorrevoli: per il costo al metro quadro per vetrate scorrevoli occorre senza dubbio considerare anche diversi aspetti, primi tra tutti il montaggio.

Ricorda, quindi, al momento del preventivo, di chiedere anche i costi relativi a trasporto, manodopera, smaltimento dei vecchi infissi e manutenzione.

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Doccia a filo pavimento: i vantaggi da tenere in considerazione

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Bagno Docce e Vasche 22 Maggio, 2020

La doccia a filo pavimento è una soluzione d’arredo di stile per la stanza da bagno. Alcuni sostengono, a torto, che queste tipologie di docce non trattengono perfettamente l’acqua come la classica doccia con piatto in ceramica o in vetroresina. In realtà scegliendo i prodotti giusti e le tecniche corrette di installazione non c’è alcun problema e grazie anche alla resa estetica molto gradevole questo sanitario sta riscuotendo enorme successo. .

Doccia a filo pavimento: mai più senza

La doccia a filo pavimento può avere lo stesso rivestimento del resto della stanza da bagno, ciò contribuisce ad ampliare notevolmente lo spazio. La superficie della doccia quindi si estende al bagno offrendo il massimo comfort e una straordinaria continuità estetica.

Nel bagno scompaiono così spigoli scomodi da pulire e punti d’inciampo pericolosi, questa tipologia di doccia si inserisce senza interruzioni nella superficie della stanza da bagno e garantisce ulteriore spazio libero di movimento.

L’assenza di gradini è di forte impatto estetico e moderno, ma allo stesso tempo offre la massima comodità di accesso alla doccia per tutte le età, soprattutto per i bambini e gli anziani.

doccia a filo pavimento
Newform 810 x 125

Soluzione senza piatto doccia per integrare gli ambienti

La doccia a filo pavimento si distingue praticamente in ogni ambiente, non solo nelle nuove abitazioni super moderne, ma anche in case soggette a ristrutturazione o lavori di rimodernamento.

Questa soluzione di “doccia walk-in”, presenta una particolare consapevolezza di design: la rinuncia all’utilizzo di porte favorisce la totale integrazione dell’area doccia nella sala da bagno. In generale, la soluzione rappresentata da doccia e pavimento che si uniscono senza interruzioni permette anche una manutenzione e pulizia più facile dell’ambiente. Non c’è quindi da meravigliarsi se questa tendenza oltre ad essere considerata pratica e sicura sia anche estremamente allettante.
A questo risultato contribuiscono sistemi di scarico con ingombro ridotto: l’acqua confluisce in una scanalatura laterale nascosta o in una discreta apertura nel pavimento.

Perché scegliere questo tipo di doccia?

Non esistono dei reali svantaggi della doccia a filo pavimento, infatti se ben progettata prima della posa del tipo di rivestimento adottato, dal piatto della doccia a filo pavimento non ci sono fuoriuscite d’acqua.
I vantaggi, al contrario, sono molteplici: dalla comodità fino alla facilità di pulizia. Infine la resa estetica è impressionante, dato che questa tipologia di doccia crea una continuità con il pavimento e può essere realizzata in diverse forme e dimensioni, conferendo al bagno uno stile personale e unico.

Oggigiorno esistono diversi sistemi che si rivelano non solo belli esteticamente e ricchi di stile, ma anche di elevata qualità.

doccia a filo pavimento

Attenzione al rivestimento da utilizzare

I rivestimenti per doccia a filo pavimento sono le classiche piastrelle, ma anche piatti in ceramica o a mosaico. Se si vuole una doccia ancora più contemporanea ci si può affidare a materiali innovativi, come il corian, l’acrilico e la pietra acrilica.

Proteggere in modo elegante e funzionale il bordo di rivestimenti in ceramica, mosaici in vetro o resine richiede un elevato livello di precisione e non è sempre semplice trovare il profilo più adatto. Un profilo di protezione particolarmente fine e ricercato, è quello sviluppato dall’azienda Schlüter-Systems che, dotando i propri prodotti di aletta di ancoraggio, si sviluppano verso l’esterno a 45° e proteggono così efficacemente lo spigolo del rivestimento da eventuali danni.
Questo sottile profilo è particolarmente indicato per raccordare elegantemente il pavimento al rivestimento ottenendo un effetto chic e sempre pulito.

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Levigatrice professionale per parquet: funzionamento e prezzi di acquisto

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Levigatrici e Pialletti 20 Maggio, 2020

Il parquet costituisce senza dubbio una delle migliori soluzioni in termini di finiture per pavimenti. Il colore caldo del legno, la matericità dell’aspetto estetico e la forma organica a liste, restituiscono una sensazione di calore e accoglienza, unita ad un tocco di eleganza senza tempo.
Tuttavia, essendo il legno un materiale naturale, col tempo subisce gli effetti del calpestio, dello sfregamento e degli urti. Questo porta alla necessità di eseguire periodicamente opportuni cicli di manutenzione, tramite l’impiego di apposita attrezzatura. Scopriamo insieme i vantaggi della levigatrice professionale per parquet, come funziona e quanto costa, senza tralasciare la possibilità del noleggio macchina.

Come funziona una levigatrice professionale per parquet?

Prima di comprendere il funzionamento della levigatrice professionale per parquet, possiamo dirvi che la prassi esecutiva vuole che la parte superficiale del pavimento, poiché consumata e rovinata, venga asportata al fine di raggiungere lo strato sottostante di legno ancora buono.

Quando utilizziamo il termine “asportare” non dobbiamo pensare ad operazioni complicate. Infatti potremmo pensare che sia necessario rimuovere spessori considerevoli mentre stiamo parlando di lavorazioni che interessano alcuni decimi di millimetro di parquet, non di più. Tanto quanto basta per rimuovere il film protettivo della superficie e recuperare un piano unico.

Per fare ciò ci serviamo di queste levigatrici per parquet appunto. È da dire che si può intervenire più o meno decisamente. Infatti i processi abrasivi si possono basare su due tecniche:

  • L’utilizzo di dischi di diamante, corindone o carburo di silicio i quali ruotando consumano il materiale sottostante
  • L’utilizzo di rulli in carta vetrata che attivandosi fanno scorrere la carta sul supporto

Inoltre le macchine per la levigatura del parquet sono composte di un motore elettrico che attiva i dischi o i rulli e di un sistema di aspirazione che conduce le polveri delle lavorazioni dentro un sacco usa e getta.

Il sistema a dischi è più idoneo a lavorazioni pesanti, ma anche con quello a rullo si può sostenere tali lavorazioni. È da tenere presente che si procede sempre per gradi. Da dischi più abrasivi a dischi più leggeri, e così per la carta.

levigatrice-professionale-per-parquet
Dado Ceramica 810 x 124

Levigatrici per parquet: quali sono i prezzi?

Quanto pesa l’acquisto di una levigatrice professionale per parquet?

A questa domanda è necessario rispondere considerando davvero moltissimi fattori. Infatti in questo settore lavorativo si possono trovare sia utensili da bricolage e strumenti professionali che potrebbero reggere un carico di lavoro di 8 ore al giorno per anni. È un po’ come per i trapani per esempio. Per tali motivi i prezzi partono da 400 euro e arrivano, per prodotti di qualità alta, anche a 3000 euro.
Teniamo conto che le macchine più serie nascono per lucidare parquet lavorando su centinaia di metri quadrati al giorno, praticamente senza interruzioni.

Levigatrice parquet usata: quanto si risparmia?

Se siete interessati ad una levigatrice usata per poter risparmiare sull’acquisto, possiamo dire che il mercato presenta molte offerte e occasioni che possono fare al caso vostro. Come è naturale ogni qualvolta acquistiamo qualcosa di usato, dobbiamo ricordare che non conosciamo la storia dell’utensile e quindi ignoriamo se ci sono difetti latenti che potrebbero saltar fuori da un momento all’altro.

Ciò detto, i rivenditori di levigatrici presentano numerose possibilità così come internet, dove centinaia di persone pubblicano la loro offerta. Di certo potrete contenere i costi su un determinato prodotto e risparmiare il 25-35% rispetto al prezzo originario.

levigatrice-professionale-per-parquet

Levigatrice parquet noleggio: ne vale la pena?

Infine un’opzione decisamente appetibile.
L’acquisto di una levigatrice parquet non sempre può convenire. Tenete presente che, mediamente, si eseguono cicli di manutenzione del parquet ogni 8-12 anni. Quindi, se non avete bisogno dell’attrezzatura per altre occasioni oltre che casa vostra, è sensato considerare l’ipotesi dell’affitto e noleggiare una levigatrice piuttosto che acquistarla.

Per un prodotto di qualità, una cifra media da sostenere per il noleggio si aggira sui 45 ai 90 euro lordi al giorno per un solo giorno. Se noleggiamo per più giorni di seguito allora il prezzo giornaliero si abbassa mediamente del 25% circa.

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Fioriere da esterno: i materiali e le forme per arredare gli esterni di casa

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Fioriere e Fontane Outdoor 16 Agosto, 2018

Abbiamo tutti in mente il meraviglioso effetto delle casette di montagna, con le facciate decorate da tante fioriere da esterno. Con le loro forme regolari e piene di fiori colorati al loro interno, le fioriere non sono un semplice contenitore, ma un elemento decorativo che può cambiare radicalmente l’aspetto di un edificio, con giochi progettuali e geometrici.
Vediamo insieme i principali materiali e forme delle fioriere da esterno.

Le fioriere da esterno: un modo semplice per arredare con la natura

Il tema delle fioriere da esterno è caro a molti, e in effetti lo abbiamo già affrontato in parte, parlando delle “Fioriere e fontane da giardino per gli spazi scoperti”. Oggi invece ne parliamo a tutto tondo, sia per esempio per arredare un giardino, sia per valorizzare la facciata di casa nostra.
Infatti la bellezza sta in questo: i fiori sono un elemento comunemente sentito e riconosciuto come bello, appagante alla vista e all’olfatto.
Possiamo allestire delle fioriere all’esterno e grazie ad esse ottenere più scopi contemporaneamente. Per comprendere meglio facciamo alcuni esempi.

  • Posizionando degli elementi bassi e magari in legno, creiamo dei segni organizzativi dello spazio verde. La loro altezza contenuta non ce li fa percepire come degli arredi veri e propri ma più come un modo per arredare il giardino e creare limiti e percorsi.
  • Posizionando invece elementi alti, come le tipiche fioriere da 40 cm di altezza circa, comunichiamo un messaggio visivo molto più forte e chiaro, offrendo un’organizzazione dello spazio esplicita. Se abbiamo l’accortezza di prolungare la fioriera e realizzarne una parte chiusa superiormente, possiamo realizzare una seduta vendendo ad avere quindi un elemento a funzione promiscua di arredo del verde.
  • Un bell’edificio, se adornato di fiori in facciata è probabilmente ancora più bello. Un edificio di qualità progettuale inferiore, può invece guadagnare tanto esteriormente grazie ad un sistema di fioriere posto in facciata, con le quali creare armonie geometriche. Tenete conto che ad oggi esistono veri e propri progetti improntati sul verde, come il bosco verticale di Boeri a Milano.

Ma quali sono i materiali con cui viene costruita e commercializzata la fioriera ad uso esterno? Vediamoli assieme.

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Fioriera in legno e ceramica: i classici

Senza dubbio uno dei materiali più belli e che più si prestano è il legno. Ne esistono di tante tipologie e il legno ben si presta anche al fai da te. In effetti è tipico dei paesi di montagna ma si addice anche ad altri contesti. Ad oggi può essere usato ovunque e la lavorazione fa la differenza. Un oggetto fatto con tante doghettine staccate fra loro e ordinate è ben riconoscibile per il suo gusto tipico. Se invece immaginiamo un elemento liscio e minimale allora ci stiamo avvicinando già ad un gusto più contemporaneo.

Un’altra tipica immagine in questo contesto è la fioriera in ceramica. Col suo caratteristico colore rosso mattone fa parte anch’essa dell’immaginario collettivo, nelle varie forme del tipo tronco di piramide e a tronco di cono rovesciati.

Fioriera in cemento

Anche la fioriera in cemento o calcestruzzo per meglio dire è una soluzione che ben si presta allo scopo. Spesso, questa tipologia di fioriere vengono usate in giardino, poiché sono soluzioni pesanti, cioè stabili, e comunque massicce e resistenti. Al loro interno viene normalmente disposta una rete metallica zincata o inox in modo da offrire sostegno strutturale alla fioriera senza però incorrere nel problema dell’ossidazione.

Trattandosi di prodotti prefabbricati, ci sono più tipi e modelli. Si va dai classici parallelepipedi aperti superiormente fino ai pezzi predisposti per la soluzione ad angolo e quindi con il cosiddetto quartabuono.

Fioriere in resina

Infine citiamo da ultime le fioriere in resina. Sono fra le più economiche anche se certo non sono le più pregevoli esteticamente ma hanno modo di essere impiegate comunque con successo. Infatti possono ricevere colorazioni di vario genere e il segreto sta per esempio nel loro utilizzo in facciata. In tal caso arredano adeguatamente e, dal fronte strade, non se ne percepisce in modo chiaro la natura materica poiché si rimane distanti. Quindi, se ben usate e ben posizionate, assolvono al loro compito più che dignitosamente, costano poco, sono leggere e si maneggiano agilmente.

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Pavimentazioni per esterni: quali materiali e come sceglierli

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Outdoor Pavimenti e Rivestimenti Esterni 14 Agosto, 2018

Pavimentando una superficie otteniamo molteplici risultati che ci garantiscono, congiuntamente, risultati funzionali ed estetici. Infatti uno spazio adeguatamente pavimentato garantisce calpestabilità, pulizia e igiene: tutte qualità che un selciato o un semplice massetto di calcestruzzo non possono offrire. Grazie alle numerose scelte che abbiamo a disposizione possiamo progettare gli ambienti come preferiamo. Una soluzione in gres avrà un effetto estetico diverso da una soluzione con uso di autobloccanti. Studiamo le possibilità progettuali per creare pavimentazioni per esterni adatte al contesto, al nostro gusto e al nostro budget.

Pavimentazioni per esterni: la nostra guida alla scelta

In molti casi è necessario provvedere alla pavimentazione esterna. La necessità si presenta infatti per tanti luoghi specifici di passaggio o sosta:

  • Pavimentazioni esterne per sentieri/viottoli in giardino
  • Pavimentazioni esterne per garage e box auto
  • Pavimentazioni esterne per terrazze e balconi

La messa in opera delle pavimentazioni per esterni deve garantire un piano finito perfettamente complanare, privo di insidie che possano mettere a rischio il loro utilizzo. Per fare questo un fattore importante è il loro comportamento nei confronti dello scivolamento. Gli elementi posti in opera devono avere un minimo di ruvidezza e questa viene regolata anche ai sensi di normativa, nello specifico esistono due leggi tedesche: la DIN 51130 e la DIN 510097.

Un altro fattore importante è la permeabilità. Se stiamo pavimentando o lastricando una zona esterna posta a terra, la cosa migliore è realizzare interventi che permettano all’acqua di percolare fino al terreno.

Profiliteec 810 x 125

Pavimenti per esterno carrabili

Innanzitutto, se non parliamo di balconi o terrazzi dobbiamo distinguere se il pavimento esterno dovrà essere:

  • Carrabili
  • Non carrabili

Ora, se dovete lastricare il vostro giardino e l’unico ingresso disponibile è una porta larga un metro, siete certi che non ci sia bisogno alcuno di realizzare un sistema carrabile. Ma in altre occasioni anche uno spazio che prevedete non carrabile potrebbe diventarlo. Per esempio un banale marciapiede.

I materiali riscontrabili nel mercato per pavimentazioni di questo genere sono numerosi:

  • Pietra
  • Cotto
  • Elementi in calcestruzzo tipo auto masselli autobloccanti
  • Gres

I masselli autobloccanti sono un’ottima soluzione se avete bisogno di garantire stabilità al passaggio di auto, perfetta pedonabilità e al contempo permeabilità del terreno. Sono inoltre economici e questo certo è di aiuto.
Il massello è un elemento in calcestruzzo gettato in piccole casseformi atte a conferire appunto la forma voluta. La miscela di calcestruzzo può essere colorata in più modi.

Immaginando che vogliate pavimentare il resede di casa vostra, creando anche uno spazio auto, dovreste procedere come segue se intendeste muovervi col fai da te:

  • Ricavare innanzitutto un piano più o meno omogeneo e complanare dal quale iniziare l’opera
  • Sul perimetro stabilito disporre una cordolatura di calcestruzzo o altro materiale per fare da contorno alla pavimentazione
  • Stendere una base di ghiaione a fini drenanti
  • Stendere sopra uno strato di sabbia di fiume in modo da aver un letto sul quale adagiare i masselli e lavorarli per ricavare una superficie finita complanare
  • Compattare la sabbia disposta in modo da renderla meno soggetta ad assestamenti differenziali che rovinino il piano
  • Posare i masselli con cazzuola, mazzetta da pavimentazione, regolo e bolla
  • Sigillare i giunti

Questo sistema per esterni è molto efficace ed economico. Le colorazioni con cui giungono i masselli sono di vario genere. Per questo le fantasie sono numerose e davvero potete sbizzarrirvi a creare disegni di vario genere nella posa. Essendo elementi di circa 8-10 centimetri per 15-20 e con spessore variabile fra i 4-6-8 cm, potete maneggiarli comodamente e realizzare da soli anche opere consistenti, se non andate di fretta!

Il pavimento esterno per terrazzi

Per quanto riguarda invece altri tipi di pavimentazioni per terrazze e balconi, in tale caso dovete muovervi su altri tipi di prodotti. Il massello è infatti peraltro molto pesante e chiaramente non adeguato al contesto. Normalmente si procede con l’utilizzo di ceramiche e più specificatamente con il gres porcellanato.

Fate però attenzione! In questo caso il supporto deve essere assolutamente impermeabile per evidenti motivi! Esistono modalità classiche per garantire l’impermeabilizzazione del solaio piano, anche se ormai per la maggiore vanno le guaine liquide bicomponenti che una volta indurite mantengono comunque un’ottima deformabilità e quindi sono perfettamente in grado di resistere all’alternanza caldo-freddo.

Qual è il prezzo dei pavimenti per esterni carrabili?

Come accennato l’autobloccante è una strategia valida anche dal punto di vista economico. Pertanto è interessante chiudere questo appuntamento con uno scenario economico di riferimento. Non dimentichiamo che a seconda del carico d’esercizio previsto lo spessore varia. Maggiore il carico, maggiore lo spessore, e anche questo influenza sul prezzo di fornitura.
Ciò detto, il prezzo di acquisto dei masselli va dagli 8 euro fino ai 15-17 euro a metro quadrato, e la posa può andare dai 15 ai 30 euro a metro quadrato, per un prezzo totale di circa 30-50 euro a metro quadrato.

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