Riscaldamento con impianto termosifoni a pioggia e circuiti tradizionali

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Riscaldamento Febbraio 20, 2021

Lo scopo principale di un impianto di riscaldamento è quello di donare comfort termico agli ambienti domestici durante le stagioni più fredde, creando in casa quel piacevole tepore e “calduccio” che rende la casa sicura, accogliente e piacevole da vivere.

Ad oggi sul mercato sono presenti molteplici tipologie di impianti di riscaldamento, distinguibili anzitutto tra impianti centralizzati (o condominiali), che assolvono il compito di riscaldare diverse unità abitative appartenenti allo stesso complesso residenziale, e impianti autonomi, ossia impianti termici che producono calore “in via esclusiva” per una sola unità immobiliare.

Sebbene negli ultimi anni si siano diffusi in maniera massiccia impianti alternativi ai classici termosifoni, complici le agevolazioni fiscali che incentivano l’installazione di sistemi radianti a pavimento, a battiscopa e a soffitto, con o senza sfruttamento delle energie rinnovabili, sono ancora moltissime le case in cui ci si riscalda con l’impianto tradizionale, costituito da una caldaia collegata ad un determinato numero di radiatori (la tendenza generale è quella di prevedere uno o più caloriferi per ciascun ambiente domestico).

Gli impianti con termosifoni hanno costi inferiori rispetto ai moderni sistemi di riscaldamento a pavimento o a soffitto che non prevedono la presenza (ingombrante) dei caloriferi: questo potrebbe essere il motivo per cui i sistemi tradizionali resistono e non sono stati ancora soppiantati del tutto dalle soluzioni alternative.

Mediamente, il costo per realizzare un impianto classico con termosifoni si aggira tra i 40 e gli 80 euro al mq chiavi in mano, mentre saliamo a 130-160 euro al mq per il riscaldamento a soffitto e a battiscopa, e a 160-190 euro al mq per l’impianto a pavimento.

Nell’impianto tradizionale i termosifoni sono collegati tramite appositi tubi alla caldaia. 

Ma come avviene esattamente il riscaldamento degli ambienti?

Molto semplice. Il circuito dell’impianto di riscaldamento (che alimenta anche il circuito di acqua calda sanitaria) si sviluppa attraverso due tubi (uno di andata e uno di ritorno) che collegano la caldaia al distributore generale, il quale indirizza l’acqua calda ai caloriferi e riceve da essi l’acqua di ritorno che viene a sua volta reindirizzata alla caldaia.

In sostanza, nel funzionamento dei termosifoni, oltre all’impianto termoidraulico (ossia, i vari meccanismi preposti al riscaldamento degli ambienti e le relative tubazioni che ne consentono l’operatività) sono coinvolti anche:

  • l’impianto del gas, che alimenta la caldaia
  • l’impianto elettrico, coinvolto nel sistema di accensione della caldaia e nell’operazione di termoregolazione

Occorre sottolineare che il consumo del gas richiesto per il funzionamento dell’impianto di riscaldamento caldaia/termosifoni e per la produzione di acqua calda sanitaria è superiore a quello normalmente richiesto per la cottura dei cibi, sebbene oggi il consumo di gas per riscaldare l’abitazione sia sotto controllo molto più che in passato grazie all’introduzione negli impianti di valvole termostatiche e contabilizzatori di calore che riducono gli sprechi e facilitano l’efficienza energetica (e il relativo risparmio in bolletta).

impianto termosifoni a pioggia

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Circuiti tradizionali: impianto termosifoni a pioggia e altri impianti termoidraulici

Veniamo ora alle principali tipologie di impianto termoidraulico e alle caratteristiche di ciascuno di essi.

Impianto termoidraulico a pioggia

Come suggerisce il nome, l’impianto termosifoni a pioggia prevede che l’acqua venga portata dalla caldaia fino al punto più alto dell’edificio per poi scendere “a cascata” anche verso le parti più basse. 

Una volta che l’acqua ha raggiunto la posizione più alta, la caldaia fa in modo che l’acqua stessa scenda lungo le colonne che alimentano i termosifoni. Dopo aver ceduto parte del suo calore, l’acqua fluisce nelle colonne di ritorno che hanno il compito di rimandarla alla caldaia. 

La circolazione a pioggia, probabilmente la più diffusa tra i circuiti tradizionali, è indicata soprattutto nelle abitazioni su più livelli, in quanto garantisce un riscaldamento omogeneo dal primo all’ultimo piano dell’edificio.

Impianto termoidraulico a sorgente

Anche in questo caso l’acqua che circola all’interno della caldaia sale tramite apposite colonne montanti, che hanno il compito di alimentare i caloriferi. Le colonne di ritorno, invece, sono quelle attraverso cui l’acqua ridiscende verso il basso. Il sistema con termosifoni a pioggia e l’impianto termoidraulico a sorgente hanno funzionamento e caratteristiche simile, sebbene l’impianto a pioggia garantisca un rendimento superiore. L’impianto a sorgente, di contro, è leggermente più economico dell’altro in termini di materiali e installazione.

Impianto termoidraulico a livello

Si tratta della tipologia tipica delle abitazioni monolivello servite da impianto autonomo. Caldaia e radiatori sono situati allo stesso piano: il tubo di ritorno dell’acqua fredda corre verso il basso, nel sottofondo del pavimento.

impianto termosifoni a pioggia

Impianto termoidraulico tradizionale: l’importanza delle certificazioni

L’impianto termoidraulico deve sempre essere eseguito da un tecnico abilitato, il quale è tenuto a rilasciare apposite certificazioni di conformità non solo riguardo l’impianto di riscaldamento e idrosanitario, ma anche riguardo le altre parti coinvolte nel sistema di funzionamento, tra cui le linee del gas, eventuali serbatoi di combustibile e, se presenti, canne fumarie e camini.

Se l’impianto non è a norma, se non ben progettato o non installato a regola d’arte, possono sorgere sia nell’immediato che nel corso del tempo una serie di problematiche, tra cui la presenza di poca acqua calda (o non sufficientemente calda), caloriferi tiepidi e consumi eccessivi. Tali inconvenienti possono dipendere da vari fattori, tra cui:

  • bilanciamento idraulico non adeguato: i radiatori non ricevono acqua in modo omogeneo
  • tubazioni non perfettamente isolate: se i tubi in cui passa l’acqua calda non sono isolati correttamente, il calore viene disperso, con la paradossale conseguenza di veder schizzare alle stelle le bollette pur avendo una casa non sufficientemente calda e/o umida

tubazioni di sezione insufficienti e/o pompa di calore inadeguata: quando l’impianto di riscaldamento è stato progettato male, può succedere che i tubi siano troppo piccoli e non consentano all’acqua di arrivare ai radiatori in quantità sufficiente, oppure che la pompa di circolazione dell’acqua, regolata male o mal dimensionata, determini una distribuzione del calore non omogenea, col risultato di avere ambienti non adeguatamente riscaldati o in cui arriva poca acqua calda.

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