Altezza minima per abitabilità: riferimenti normativi e requisiti

Sapete già tutto sull’altezza minima per abitabilità? Vediamo assieme gli aspetti fondamentali della questione perché possiate sapere quanto necessario.
Da sempre l’architettura ha fatto parte della cultura concreta, materica e tangibile della storia dell’uomo. E dai suoi albori è sorta autonoma e autogestita, secondo quelle che erano le necessità e le buone intenzioni dei suoi costruttori. Col tempo poi, anche la pratica del costruire come tante altre è stata regolamentata, al fine di gestire il pericolo di una crescita fuori controllo dell’edilizia. Fra le direttive fornite dallo stato, vi è stata senza dubbio quella sull’altezza d’obbligo degli ambienti abitativi.
È questa una domanda frequentissima che viene posta da moltissimi privati cittadini alle autorità dei loro comuni, ai tecnici e professionisti del settore edilizio in genere, nei forum.
Quant’è l’altezza minima da dover rispettare perché un locale possa essere definito abitabile e ricevere dagli uffici comunali il certificato di abitabilità?
E quant’è l’altezza nei singoli casi: città, montagna, sottotetti, spazi tecnici, e così via?

Altezza minima per abitabilità casa: riferimenti normativi

Un tempo le costruzioni si generavano spontaneamente e senza regolamentazione alcuna, come detto. Questo spesso ha creato problemi soprattutto in termini di igiene e salubrità degli ambienti. Per tale motivo, lo stato ha sentito l’urgenza di legiferare in merito ad un argomento molto vasto, che racchiude al suo interno standard costruttivi, regole di buona prassi, criteri di salubrità.
Nel dopoguerra la grande ricostruzione ha visto una spinta incredibile nel mercato dell’edilizia.

Quando forse la storia dell’edilizia aveva già fatto buona parte del suo corso, ma avrebbe avuto ancora molto davanti a sé, venne emanato il decreto ministeriale del 5 luglio 1975.
Una pietra miliare in merito ai fatti appena citati, poiché affrontava numerosi argomenti di spicco andando a modificare le precedenti istruzioni ministeriali, risalenti al 20 giugno 1896.
Primo fra tutti, quello che interessa a noi, l’aspetto delle altezze minime per ottenere l’abitabilità degli spazi abitativi. Citiamo un breve brano.

altezza minima per abitabilità specifiche

Art. 1

L'altezza minima interna utile dei locali adibiti ad abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli.
Nei comuni montani al di sopra dei m 1000 sul livello del mare può essere consentita, tenuto conto delle condizioni climatiche locali e della locale tipologia edilizia, una riduzione dell'altezza minima dei locali abitabili a m 2,55.

In questo passo già si esprime molto per quanto riguarda l’altezza abitabile degli edifici e andiamo stilare pochi punti che siano esaustivi e a completamento di quanto sopra detto:

  1. I normali spazi come soggiorno e camere richiedono un’altezza non inferiore a 2.70 m.
  2. Tale altezza può essere ridotta a 2.55 m, per comuni montani posizionati sopra i 1000 m, per questioni di natura energetica.
  3. Gli spazi di servizio come corridoi, bagni e ripostigli possono avere altezza di 2.40 m.

L’ultima cosa da sapere riguarda le situazioni consolidate come i centri storici. In tali casi, se l’altezza non rispetta i 2.70 m, i comuni possono andare in deroga di caso in caso. Infatti, ci troveremmo spesso nell’impossibilità di fruire di spazi abitativi legittimi poiché molti palazzi storici sono caratterizzati da appartamenti di altezza inferiori.

Altezza minima per mansarde e sottotetti in genere

Per le mansarde e i sottotetti in genere vale quanto detto sopra. In effetti essi devono avere altezza non inferiore ai 2.70 metri. Essendo spesso ambienti con solaio di copertura inclinato, la regola vuole che la media tra l’altezza interna nei punti più bassi e sotto il colmo sia almeno 2.70 m.

In taluni casi, si possono certamente avere ambienti con altezza media inferiore, ma allora essi non possono ottenere la cosiddetta abitabilità bensì vengono considerati come locali tecnici, e quindi non abitabili. Ad esempio, alcune regioni hanno legiferato in materia per il recupero del patrimonio edilizio esistente, riducendo l'altezza media (ponderale) a m. 2,40.

altezza minima per abitabilità mansarda

Altezza minima per soppalco: un caso particolare

Concludiamo il nostro breve excursus normativo col caso dei soppalchi. È da dire che questi piccoli spazi sono gestiti per molti aspetti dai comuni e dai loro regolamenti edilizi. Quindi è opportuno riferirsi alla circostanza specifica che può variare a seconda del comune, delle vicissitudini e anche anche in base ai regolamenti di igiene regionali (un esempio può essere quello dello Lombardia).

Volendo però fornire un criterio di massima che possa fungere da linea comune, spesso viene concessa la possibilità di avere piccoli soppalchi nei nostri appartamenti a condizione che siano davvero minimali come superfici e che le mansioni svolte in essi siano minori. Per esempio il semplice posizionamento di un tavolino con leggio. Ebbene, in tal caso, si possono avere anche altezze minori di 2.70 m in virtù del fatto non sono previste attività continuative e di rilievo.

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